Alla scuola convenzionale si rimprovera di non ascoltare i bisogni dei bambini. Le alternative esistono, ne sono nate e continuano a nascere in Italia, in un grande fermento di idee.
I figli vanno a scuola per essere educati, è così che ci hanno insegnato. Ex ducere significa tirare fuori ed è da lì che deriva educare. Quindi, teoricamente, la scuola per educare dovrebbe tirar fuori dai bambini. Cosa? Qualità, talenti, predisposizioni, intuiti, vitalità, curiosità, voglia di imparare e quant’altro un bambino, nella sua infinitezza, possa riservare. Ma poi c’è il dizionario moderno, quello che nella scuola tradizionale si usa per imparare il significato dei termini, quello che ti fornisce il metro per misurare ciò che la parola rivela ma anche ciò che nasconde. E qui educare assume il significato di «portare metodicamente a un conveniente livello di maturità sul piano intellettuale e morale». Nelle scuole convenzionali avviene questo: l’insegnante, superiore per gerarchia, preparazione e maturità all’alunno, insegna “convenientemente” contenuti e modi, fornisce nozioni e condensa esperienze di altri in un Bignami da imparare, da assorbire. Dunque, mette dentro anziché tirar fuori. Poi c’è la ripetizione: i contenuti sempre uguali a se stessi, che si ripetono negli anni, forniti schematicamente da programmi ministeriali al di fuori dei quali è vietato andare, perché poi c’è chi inventa le prove Invalsi per vedere se si sono insegnate le stesse cose a tutti, nello stesso modo e garantendo il raggiungimento degli stessi standard. Così si potranno bocciare non solo gli allievi, ma anche chi ha fallito nell’educarli convenientemente. Insomma, si focalizza il lavoro solo su alcune capacità, solo su alcune aree. Ne esce una conoscenza settorializzata, un apprendimento preconfezionato, poiché lo sguardo è parziale. Poi si confronta il soggetto con una scala standard e lo si misura, malgrado ciascuno sia unico e irripetibile. Si cerca un numero, un voto per giudicare e misurare; ma sarà poi questo che definisce le qualità di una persona? Così ci sono vincitori e vinti e ogni volta che qualcuno perde si sente inferiore. Ma è l’individuo che fallisce o forse il sistema che non funziona?
È tempo di cambiare
Stanno nascendo esperienza alternative, più o meno strutturate, più o meno organizzate, che esprimono tutte l’esigenza fortissima di liberare le menti, di fare delle diversità una ricchezza, di mettere in grado il bambino di imparare con gioia e spontaneità.
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