Tutta un'altra SCUOLA
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Scuola, rivoluzione a Milano

Pubblicato il 9 settembre 2017 0

Una scuola dove si stimola l’intelligenza concreta, senza materie né mura, partecipata da un quartiere educante. È il progetto presentato a Milano.

Allo spazio Base a Milano sabato 9 settembre il progetto della scuola “gaia e diffusa” è stato presentato da Francesca Martino e Paolo Mottana. Hanno partecipato oltre 320 persone tra genitori, insegnanti, dirigenti scolastici, arte terapeuti ed educatori. Una città, un quartiere che vuole ritornare a vivere promuovendo un’idea di scuola senza zaino, senza voti e senza mura. Il progetto verrà proposto a una scuola pubblica secondaria di primo grado del municipio 6 di Milano per dare la possibilità ai bambini di sperimentare un insegnamento gaio e diffuso dove potersi esprimere e soprattutto far esperienze di vita non separate dalla realtà degli adulti.
“I nostri corpi avvizziscono, la nostra creatività si impoverisce e in questo mondo diventiamo a poco a poco delle controfigure. Se voi siete qui oggi avete ancora una forma di sensibilità, ma la maggior parte delle persone là fuori e’ anestetizzata, non si chiede che ne è della nostra vita sociale, della vita dei nostri bambini, dei nostri ragazzi che abbiamo parcheggiato a scuola da mattina a sera” dice Paolo Mottana, professore di filosofia dell’educazione all’Universita’ di Milano Bicocca e tra i fondatori anche del progetto “Tutta un’altra scuola”, presentando un progetto che riguarda il sistema scolastico, ma in realtà punta a cambiare l’intera società. Un’utopia? “Assolutamente no! È un’eutopia” spiega Mottana. “Vogliamo creare un luogo buono e giusto. Non parliamo più di scuola ma piuttosto di base, di tana. Vogliamo invadere il territorio di esperienze partendo da questo posto dove ci si trova la mattina per decidere dove andare, quali esperienze fare, quali progetti mettere in cantiere. Magari ci sarà bisogno di un laboratorio per fare qualcosa. Non per fare cose astratte. Fare qualcosa di coinvolgente e partecipativo. Questa è un’educazione che rompe la cassa di legno dove abbiamo confinato le nostre vite progettando un’infanzia che non merita di essere soffocata e tarpata come succede oggi. Bisogna stimolare l’intelligenza concreta.”
Lasciare spazio ai ragazzi secondo Paolo Mottana ha un grande valore anche per il mondo dei grandi perché vivere vicino a loro significa recuperare terreno e cercare di riappropriarci di ciò che in parte abbiamo perso e smarrito. “Noi adulti abbiamo cancellato dentro di noi i linguaggi per comunicare con loro. I bambini ci disturbano. Vorremmo lasciarli il più possibile a scuola. Una società arrivata a questo punto è una società destinata a finire e assomiglia alle società totalitarie. Questa società fa paura perché sta spezzando i legami tra generazioni. I bambini non hanno fatto nulla di male e già vengono puniti e multati a scuola.Alla nostra società non resta che cercare di reinterrogarsi. Ho molta fiducia nel potere dell’educazione. I nostri governi sembrano ignorarla ma non è così, in realtà hanno interesse che il sistema resti tale.”
Non ci sono boschi e non c’è mare in questo progetto pensato per Milano. Non solo per geografia del territorio ma anche per scelta degli ideatori: “La gente ha dovuto arrampicarsi nei boschi, andare al mare, fare gli ecovillaggi per vivere con i bambini. Sono tutte esperienze interessanti” dice Paolo Mottana, “ma queste esperienze non hanno inciso nulla sul sistema della società. Non c’è da ricercare la pace perduta nei piccoli paesini. Noi siamo in guerra, ci hanno messo in guerra e qui dobbiamo combattere e vincere. Nella scuola pubblica, un luogo di tutti. Nella vita della città, nei nostri quartieri, e’ qui che dobbiamo incedere e ridare spazio ai bambini.”
Classi chiuse, perimetri delineati in modo ferreo, zaini, compiti, voti sono strumenti scavalcati dalla scuola diffusa. “Educazione diffusa significa far cadere le mura dove abbiamo rinchiuso i bambini e gli insegnanti. Significa far sì che il territorio sia ricco di piste ciclabili, di siepi, di alberi più che di macchine. Il territorio e’ al centro di questo progetto e deve corrispondere la sua validità sociale. Oggi stiamo continuando a produrre violenza rinchiudendo i ragazzi e comprimendo le loro energie. Diciamo basta e superiamo questo sistema. Nella scuola gaia e diffusa si fanno delle cose, si organizzano e si progettano delle cose, si creano eventi con i bambini. I ragazzi sono portatori di idee fenomenali. Possono accompagnare gli anziani, prendersi cura del verde, creare delle zone, fare dei mercati, gestire dei chioschi, animare la vita sociale e partecipare ad attività di riparazione, manutenzione. Possono osservare il mondo e criticarlo abbandonando questo sistema, di cui noi adulti siamo vittime, in cui bisogna produrre, vendere, guadagnare ed eccellere. Partiamo da qui per darci da fare e lasciare che i bambini e i ragazzi possano introdurre un nuovo linguaggio in questa società.”
Il progetto, una volta individuata la scuola, potrà partire a settembre 2018. Questo incontro di presentazione, che ha visto la piena partecipazione e numerosi interventi da parte di insegnati, genitori e cittadini, ha già raccolto l’interesse di una dirigente scolastica del Municipio 6 che si è detta pronta ad aprire la sua scuola alla sperimentazione.

Per info e aggiornamenti:
https://quartiereeducante.com
F acebook Quartiereeducante

quartiereeducante@gmail.com

di Marta Valota

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