Ubuntu è un progetto di educazione libertaria aperto ai bambini e ragazzi dai 3 ai 14 anni e alle loro famiglie. Il luogo? Una villetta con giardino ad Abbiategrasso, provincia di Milano. «Le basi su cui si fonda Ubuntu? Presto detto – spiegano dall’associazione Dalla parte del bambino, promotrice del progetto – Un’educazione non violenta, basata sul rispetto del bambino come persona e sulla libertà di scelta e di pensiero. Un’educazione non autoritaria e non competitiva, incentrata sulla libertà, l’inclusione, la condivisione, l’ecologia, il contatto con la Terra. Mettiamo in pratica una didattica attiva, interdisciplinare e non direttiva. Diamo molto spazio all’apprendimento libero, autonomo, esperienziale, incidentale. Tra le attività proposte (mai imposte) c’è moltissima arte, musica, lingue (inglese, francese, spagnolo) e uscite nel bosco, tutte le settimane. Uscite culturali per una “scuola” aperta al Mondo. Intercultura. Educazione alle emozioni (meditazione e yoga). Educazione alimentare (alimentazione consapevole). Libertà per il bambino di approfondire gli argomenti che preferisce nel rispetto dei tempi e delle aspirazioni personali.
UBUNTU nella cultura africana sub-sahariana vuol dire: “Io sono perchè noi siamo”. UBUNTU è un’espressione in lingua bantu che indica “benevolenza verso il prossimo”. È intesa come una regola di vita basata sulle relazioni reciproche e sul rispetto nei confronti dell’altro. Appellandosi all’ubuntu si è soliti dire Umuntu ngumuntu ngabantu , “io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti siamo”. «L’ etica dell’UBUNTU – spiegano ancora dall’associazione – esorta a sostenersi e aiutarsi reciprocamente, poiché è una spinta ideale verso l’umanità intera, un desiderio di pace. Una definizione popolarmente accettata è anche la credenza in un legame universale di scambio che unisce l’intera umanità».
La società odierna
«La nostra società oggi lascia il campo aperto a forme sottili e insidiose di indottrinamento, quali i mass-media, le abitudini della maggioranza, i miti del consumismo, della competizione. La pedagogia entra nelle nostre case attraverso la televisione, dove luminari danno consigli sul come comportarci con i nostri figli. Di fronte al dilagare di questa pratica dovremmo affinare il nostro spirito critico. L’attuale crisi dei sistemi educativi e formativi ha la sua origine nella presenza di un vuoto culturale che riguarda la incapacità di attenzione all’infanzia ed alla giovinezza; alla sostanza del rapporto educativo, non soltanto da parte delle istituzioni ma dell’intera società. Il rapporto della società adulta con l’infanzia è dominato dalle leggi del mercato, non solo in quanto destinataria dei prodotti di consumo, che ne è l’aspetto più evidente, ma anche per il progetto di omologazione totalizzante dei valori di riferimento con cui si misura il rapporto con l’infanzia». «La società oggi ci allontana gli uni dagli altri. Ci siamo allontanati dal Mondo in cui viviamo, inteso come legame con la nostra madre Terra, con l’umanità, con il nostro prossimo ed anche con il nostro bambino interiore, di conseguenza ci siamo allontanati dal mondo dell’infanzia, come rappresentanza del nostro futuro. Possiamo notare lo stato di decadenza educativa e culturale dilagante anche dai sempre più diffusi episodi di violenza ed aggressività, che sono aumentati tra i giovanissimi, anche all’interno delle istituzioni scolastiche. Tutto questo non è altro che lo specchio di una società, oggi, che sta perdendo i suoi valori sociali di solidarietà e spiritualità, intesa come senso di appartenenza all’umanità intera ed alla terra che abitiamo. Abbiamo perso la capacità di fermarci ad ascoltare, noi stessi e gli altri. Abbiamo bisogno di riappropriarci del senso di appartenenza all’ Umanità. Oggi impera la necessità di riprendere quella centralità che lo spazio educativo dovrebbe avere quando si abbiano a cuore le sorti future del vivere comune. Risulta quindi fondamentale dare spazio a tutte quelle esperienze che si oppongono alla logica imperante e tentano di ricostruire un rapporto educativo costruttivo». «Perché i nostri bambini rappresentano, non solo lo specchio della nostra società oggi, ma soprattutto il futuro della nostra civiltà. Noi stiamo “costruendo” oggi, attraverso il rapporto e l’interazione con i nostri figli, la società di domani».
Il pensiero critico (divergente)
«Per riuscire ad immaginare, progettare e mettere in pratica i nostri desideri occorre aver preservato la capacità di crearli dentro noi stessi, appropriandosi della capacità di saperli attuare in maniera autonoma e indipendente, libera. In un mondo che ci spinge sempre più a delegare tutto agli altri perdiamo il significato di autodeterminazione. Un’educazione che uccide lo spirito di collaborazione insegnando a vincere, che bandisce la sorpresa, la critica, la diversità dei temperamenti, le differenze attitudinali delle persone, la capacità di immedesimazione negli altri, induce gli studenti a diventare i cittadini conformisti di domani, lavoratori obbedienti ad ogni precettazione sociale. Incapaci di essere interamente sè stessi». Ma cos’è l’educazione «Ex ducere significa tirar fuori. Non è quindi reprimere, non è schiacciare: è piuttosto lasciare liberi di formarsi, indirizzando senza tarpare le ali, aiutando senza bloccare o censurare. Educare è qualcosa di più che trasmettere informazioni o far sì che la gente accetti delle norme imposte da pochi; educare sarebbe, come giustamente ha scritto Goodman, contribuire a creare un mondo in cui valga la pena di vivere». Educare all’autonomia e all’indipendenza «Alla base del processo formativo ed evolutivo degli individui è la condivisione di esperienze, che ha come conseguenza diretta l’autoregolamentazione da parte del gruppo. Perchè educare non può essere costringere altri a seguire regole imposte e spesso vissute come profondamente ingiuste, perchè non derivano dai reali bisogni dei singoli. Se riportiamo l’attenzione al centro, e riusciamo a vedere l’individuo nel suo complesso, ci rendiamo conto che a lui dovrebbe essere data l’opportunità di stabilire le regole da seguire, insieme alle persone che formeranno il gruppo che si è scelto per crescere e vivere la sua vita di esperienze formative. La conoscenza, per essere autentica, dovrebbe essere trasmessa tra individui considerati pari tra loro, senza superiori e inferiori, senza autorità da rispettare e sudditi da correggere, senza distinzioni di sesso, di classi di età o di merito. Una conoscenza in cui la differenza sia considerata un valore e non un errore da correggere. Una conoscenza in cui tutti, adulti e bambini, abbiano l’opportunità e il piacere di imparare da tutti e da tutto. Le regole concordate fra tutti (adulti e bambini) vengono rispettate con entusiasmo. Le lezioni aperte a tutti senza obbligo di frequenza, vengono seguite con interesse e curiosità. Perché la libertà di scelta e la condivisione di diritti e doveri, creano partecipazione attiva e rispetto dell’ambiente nel quale si vive. Apprendimento e comportamento emergono strettamente collegati dal principio dell’autoregolazione. Le conoscenze vivacemente possedute sono quelle che lo stesso soggetto conoscente crea. L’idea del sapere come processo auto-iniziato e auto-motivato da parte dell’individuo, sia bambino che adulto, è profondamente iscritta nella teoria contemporanea dell’educazione». «Le idee semplicemente trasmesse sono “cose”, manca loro la natura del pensiero. Per essere idee devono risultare dall’esperienza del soggetto. Questo aspetto centrale dell’educazione al conoscere ha un importante risvolto pratico. Esso comporta un particolare modo di concepire e di realizzare sia la scuola che i rapporti interpersonali in tutte le forme in cui si esplica l’attività educativa, quindi nell’intera vita sociale. Il successo dell’educazione si misura dalla conquista, che esso assicura, della capacità di un pensiero autonomo, internamente motivato».
Libertà
«La libertà passa attraverso la via del saper sentire, e la spontanea volontà di conoscere dà i migliori risultati sul piano della conoscenza. Libertà di sviluppare le proprie abilità creative e manuali, piuttosto che sottostare ad attività ripetitive e freddamente programmate. Libertà di acquisire competenze in autonomia, piuttosto che assumere nozioni astratte senza associazioni alla pratica della vita. Libertà di crescere rafforzando la propria attitudine a divenire persone socialmente ed ecologicamente responsabili, invece di diventare insensibili consumatori di tutto quel che esiste. Il bambino educato alla libertà sarà un adulto capace di scegliere, un adulto capace di emanciparsi dalle bugie o mezze verità altrui, imparando a comprendere da solo, senza la mediazione di nessun altro. Imparerà ad accettare le versioni altrui, le opinioni diverse perché ne avrà di proprie. Non accetterà dettami o dogmi, ma aprirà le orecchie alle nuove conoscenze, alle prese di coscienza condivise, rimettendo sempre in discussione tutto. Diventerà un individuo libero di decidere e consapevole della sua importanza e unicità. L’apporto originale dei pensatori libertari alla pedagogia andrebbe ricercato alle origini stesse del loro pensiero, nelle domande fondamentali che essi si pongono di fronte all’uomo ed alla società: l’uomo ha bisogno di essere educato? L’educazione è davvero fonte di progresso? La libertà fa parte della persona, del suo essere, è un diritto naturale di tutti, anche dei bambini, ed il rispetto nei loro confronti è un principio legittimo. Come ha notato David Gribble, fra i fondatori della scuola libertaria Sands School: “i bambini amati sono per natura altruisti”. L’amore non teme mai la libertà e la libertà è ciò che meglio prepara alla vita. Ogni adulto responsabile e felice è stato un bambino libero!». Educare al rispetto, alla non-violenza, alla solidarietà «Il rapporto tra individui dovrebbe essere basato sul rispetto reciproco. E come può un bambino far proprio questo fondamentale principio, se non attraverso un’esperienza diretta? Quando si fa propria l’accettazione di se stessi, quando si viene accettati e rispettati, si arriva automaticamente al rispetto dell’altro. Il bambino cresciuto nel rispetto, sarà un individuo che rispetta gli altri perché è stato a sua volta rispettato. Diceva Marcello Bernardi (pediatra): “Scopo del rapporto educativo dovrebbe essere quello di far sì che le norme nascano all’interno dell’individuo, come conseguenza del rispetto e dell’amore per gli altri”. Il rispetto non si insegna, si impara attraverso l’esperienza diretta. E lo stesso vale per l’atteggiamento non-violento e non-competitivo. Se il bambino di oggi sarà l’adulto di domani, soltanto partendo da un’educazione non-violenta e non-competitiva si potrà sperare di creare una società collaborativa e solidale. Disse Alexander S. Neill (scuola di Summerhill): “La gente mi chiede continuamente:” ma come potranno i vostri allievi adattarsi alle porcherie della vita?”. Io spero che questi ragazzi liberi saranno i primi ad abolire le porcherie della vita!”».
Parte del tutto
«La corporeità, la cura emotiva, l’espressione artistica e musicale, sono parte integrante della crescita e della formazione della persona. L’espressione libera della creatività e della manualità, il recupero della sintonia con il mondo di cui siamo parte, la sensibilità aperta all’esperienza diretta, la considerazione reciproca tra individui, disegnano un percorso e offrono un racconto che dà spazio alle emozioni, alla pratica dell’esempio, alla condivisione delle esperienze, al sentimento di protezione, al rispetto della personalità di ognuno, senza contrasti con quella degli altri, alla curiosità verso una conoscenza spontanea che è prima di tutto desiderio, piacere, gioia di vivere. I bambini sanno di essere parte integrante del mondo naturale, del mondo in cui vivono. Preservare questo sentimento di unione con la Terra e con la vita è fondamentale per tutti. E’ un aspetto indispensabile per la crescita». «E’ necessario recuperare ritmi più vicini ai tempi della Terra, stare all’aperto: giocare, arrampicarsi, correre, saltare, esplorare, osservare, comprendere, valorizzare l’ approccio verso l’utilizzo di materiali naturali che stimolano la percezione, la sensorialità, la creatività del bambino. Il piacere di scoprire porta automaticamente al desiderio di apprendere».
Diversi paradigmi educativi
«Quando un bambino percepisce di essere soggetto al giudizio, può solo vincere o perdere ma la vittoria di oggi non annulla mai l’angoscia per la possibile sconfitta di domani. Immaginiamo una conoscenza appresa per piacere, non per minaccia. Immaginiamo una conoscenza liberata dalla competizione, dalla legge del più forte o del “migliore”, dalla disciplina univoca e dagli ordini impartiti dall’alto, dalla spersonalizzazione dell’apprendimento e dalla prospettiva di trasformare l’intelligenza umana in un prodotto da vendere al mercato. Le proposte formative dovrebbero partire dalla realtà concreta che costituisce la vita: gli interessi, le passioni, i problemi. Senza gerarchia di importanza tra i diversi campi del sapere: tutte le attività hanno pari dignità ed ognuno dovrebbe essere libero di approfondire le conoscenze che desidera. Cerchiamo di comprendere quanto l’istintività e la spontanea creatività siano le basi naturali per uno sviluppo sano dell’individuo. Un apprendimento che nasce dalla passione e dalla naturale curiosità innata in ogni bambino, porta ad una conoscenza duratura capace di conservare quella felicità esistenziale che ne permea la vita».
Strumenti educativi e pedagogici
«Apprendere è un piacere, non un lavoro. Dobbiamo aiutare il bambino a preservare tutta quella curiosità verso la vita, quella fiducia di sé, quell’esuberanza e quel desiderio di apprendere che il bambino mostra incontenibilmente sin dai primi giorni della sua esistenza. La prima premessa è la tutela della libertà di crescere, sapendo che possiamo essere felici solo se siamo liberi di esprimerci. Gli strumenti per conoscere, sperimentare e mettersi alla prova dovrebbero essere concepiti con lo scopo di offrire quante più opportunità di esprimersi secondo la propria indole e quindi di sviluppare liberamente la propria personalità».
Il ruolo dell’educatore/accompagnatore
«Il centro di un rapporto formativo è nella qualità della relazione educativa che viene instaurata e che quindi è fondamentale la presenza di un legame di affettività ed empatia tra adulto e ragazzo, ciò che implica che rispetto e sincerità debbano essere alla base della relazione. Sarebbe più giusto quindi, che il ruolo dell’adulto in funzione di una naturale crescita del bambino, fosse quello di un accompagnatore, capace di rapportarsi in modo paritario e non giudicante. Un adulto rispettoso dell’individuo che ha di fronte, nella sua veste di bambino. Pronto a comunicare ed ascoltare, a trasmettere il proprio sapere, se richiesto, ma anche ad imparare dalla conoscenza pura ed istintiva del bambino. Insomma, uno scambio di saperi alla pari, che aiuta entrambi nella grande avventura della Vita e della scoperta del Mondo».
La scuola della vita
«Secondo Marcello Bernardi, tra famiglia e scuola e tra scuola e società non ci dovrebbero essere barriere. La scuola dovrebbe essere costantemente aperta alla famiglia e alla società e queste alla scuola; una scuola aperta sempre. …. aperta a tutti: genitori, bambini, ragazzi, nonni, lavoratori. Si potrebbe allora immaginare una scuola in cui si possano liberamente incontrare donne, uomini, poeti e pittori, ragazzini, giornalisti, pompieri, agricoltori… Il bambino cresce ed apprende attraverso l’esperienza e la fantasia, ha bisogno del contatto diretto con il mondo. Il bambino ha bisogno di spazio e possibilità di poter esplorare, di poter utilizzare e valorizzare ricerca e creatività. Il bambino principalmente per crescere ed imparare ha bisogno di gioco e libertà. Quindi un luogo educativo quale dovrebbe essere la scuola, ma anche la famiglia, la città, il mondo, dovrebbe essere un luogo di gioco e non di lavoro forzato, una occasione di collaborazione e di amicizia e non di competizione, una struttura liberatoria e non oppressiva». Proviamo allora ad immaginare un sistema di istruzione/educazione diverso… una “scuola nel mondo” .
Partecipazione attiva di tutti
“Per crescere un bambino ci vuole l’intero villaggio”, recita un noto proverbio africano. «Il progetto UBUNTU si basa sui fondamentali principi di partecipazione e condivisione, non solo tra bambini/ragazzi ed i loro accompagnatori/guide, ma anche tra la comunità intera. Quindi: Attraverso la partecipazione attiva di genitori e cittadini alle pratiche educative. Attraverso laboratori proposti e condotti dagli stessi genitori, secondo le proprie competenze e capacità. Troppo spesso le potenzialità delle famiglie vengono ignorate e si disperdono. Spesso i genitori credono di non avere nulla da insegnare e pensano che gli esperti abbiano maggiori competenze o siano comunque più indicati a tenere lezioni e laboratori. Ma qual è il confine netto tra un genitore e un insegnante o un esperto? La laurea? Gli studi di psicologia? Quando l’insegnante è divenuto qualcosa di più di un adulto responsabile che ha qualcosa da trasmettere ai più giovani? Quando il titolo di studio è divenuto più importante della conoscenza stessa? “Maestro”, ancora oggi, è un termine che non designa solamente l’insegnante provvisto di titolo di studio e attestato di esperto, ma indica il saggio, colui che ha qualcosa da insegnare ad altri. Spesso, è il titolo più bello che si possa attribuire ad una persona. Quanti maestri, quindi, vi sono tra noi?
Istruzione partecipata
Possibilità di accedere liberamente agli strumenti messi a disposizione: biblioteca, atelier di pittura, laboratorio di falegnameria, sala musica, ….. e altro. Possibilità per i bambini/ragazzi di mettere in discussione eventuali metodi didattici non condivisi. Assemblea decisionale di inizio settimana, perché bambini/ragazzi ed i loro accompagnatori possano insieme stabilire giorni ed orari della didattica strutturata (lezioni varie e sperimentazioni scientifiche). Assemblea per stabilire insieme (adulti e bambini) eventuali regole di comportamento e risoluzione di problemi sorti. Imparare attraverso la pratica Apprendere nozioni matematiche e geometriche attraverso la coltivazione dell’orto e la cura del giardino, la pratica del baratto e del commercio, la lettura della musica, l’esperienza quotidiana, la strategia di giochi (come gli scacchi). Impadronirsi della lingua italiana e straniera attraverso la lettura libera, la lettura creativa, la conversazione libera, i giochi di parole. Laboratori di libera espressione per stimolare la creatività e la naturale tendenza all’apprendimento di tecniche costruttive, musicali, di pittura e di scultura, di teatro e drammatizzazione. Una didattica in movimento, aperta al Mondo, in contatto con la Terra, attiva e partecipata. Perché l’apprendimento avviene solo vivendo.
Ubuntu, Via Legnano 2, Abbiategrasso E-mail: dallapartedelbambino@gmail.com cell. 333-3979255