Giuseppe Paschetto insegna alla scuola media di Mosso, sulle Alpi biellesi. Ci sono laboratori dei mestieri, tecniche di autoproduzione, le scalate, l’orto…
È lo stesso Giuseppe Paschetto che racconta il modo di “fare scuola” e “fare educazione” che rende la scuola secondaria di primo grado di Mosso un luogo dove i ragazzi vanno volentieri!!
«A gennaio abbiamo pubblicato sulla pagina del gruppo Facebook di Tuttaunaltrascuola la descrizione dei laboratori dei mestieri avviati nella scuola secondaria di I grado di Mosso. Una iniziativa che punta ad incentivare la manualità (le mani non sono fatte solo per armeggiare attorno a penne, libri e computer, ma anche a rastrelli, martelli, pialle, coltelli…) l’autonomia e le tecniche di auto-produzione degli alunni. Questo è però solo uno dei tasselli di cui si compone un disegno molto più ampio e che abbiamo costruito, con passione e pazienza, in questi anni. Vi presentiamo quindi la nostra realtà che ha come figure pedagogiche di riferimento grandi personaggi come don Milani o il compianto Gianfranco Zavalloni.
La scuola secondaria di I grado di Mosso è di piccole dimensioni, comprende 4 classi (due prime, una seconda e una terza) per 76 alunni e fa parte dell’Istituto comprensivo “Vittorio Sella” collocato nell’area montana delle Alpi biellesi orientali.
Sedici alunni provengono da altri Paesi o hanno comunque un genitore non italiano. I Paesi più rappresentati sono Marocco, Bosnia, Romania, Somalia. A seguire El Salvador, Eritrea, Gran Bretagna, Russia, Albania. Si tratta di alunni di seconda generazione senza particolari problemi linguistici e ben inseriti nel tessuto scolastico e sociale. Gli alunni provengono oltre che da Mosso (paese di 1500 abitanti), anche da altri 7 Comuni, alcuni dei quali facenti capo ad altri Istituti Comprensivi e attratti dall’approccio metodologico della scuola.
La nostra priorità consiste nel creare le condizioni per una scuola in cui gli alunni vengano volentieri e non perché costretti; puntiamo a coinvolgere i genitori e il territorio come soggetti attivi del processo educativo, a dimostrare agli alunni che la scuola è il luogo privilegiato in cui imparare lo spirito critico e acquisire le competenze per migliorare se stessi e cambiare la società.
Una scuola in cui gli alunni stiano bene è quella in cui l’accoglienza è al primo posto, in cui le discipline siano proposte in modo interessante e coinvolgente e gli alunni si sentano protagonisti attivi della costruzione delle loro competenze, gli spazi in cui passano le mattine siano gradevoli e vissuti come cosa propria e al tempo stesso bene comune ad esempio con aule personalizzate e intitolate a personaggi simbolo della lotta per la libertà e la giustizia nel mondo (Gandhi, don Milani, Mandela, Che Guevara, Impastato… e stiamo cercando di colmare l’evidente lacuna anche con l’intitolazione ad alcune personalità femminili). Il nostro approccio metodologico principale si riferisce al Cooperative learning, una metodologia che implica anche una organizzazione innovativa degli spazi nelle aule a “postazione multipla” e a “ferro di cavallo”, evitando la disposizione stile airbus e inoltre abbiamo proceduto alla eliminazione delle tradizionali cattedre.
Nel cooperative learning, che si abbina comunque ad altre metodologie, il docente non è più attore protagonista ma regista di apprendimenti. Non fisso in cattedra ma nomade nell’aula.
C’è un gruppo alpinistico scolastico esistente da vari anni e coordinato da 3 docenti iscritti al CAI che svolge attività alla domenica e in estate con escursioni e trekking. E poi laboratori dei mestieri (imbianchini, restauro mobili, cucina, robotica, accudimento cani, vetreria) anche per valorizzare le professioni artigianali e abituare alla alternanza scuola-lavoro. Abbiamo un orto scolastico con sito di compostaggio costruito dagli alunni e una cascina adibita ad aula verde nelle vicinanze. Nella scuola c’è un sistema globale di raccolta differenziata (carta, plastica, alluminio, organico) che ha portato a riciclare più del 90% dei rifiuti scolastici ed è supervisionato da alunni responsabili di ogni classe. Numerosi kit per esperienze scientifiche da svolgere anche sul territorio hanno sostituito da 15 anni il testo di scienze. E poi puntiamo a un incremento delle competenze matematiche e informatiche e alla valorizzazione delle eccellenze con l’organizzazione di laboratori ad hoc e partecipazione a concorsi di carattere nazionale rispetto a tali ambiti disciplinari.
Nella nostra scuola trovano spazio una cucina didattica e un’aula alpina con attrezzature per arrampicata, campeggio, escursionismo e inoltre una biblioteca della montagna.
Gemellaggi internazionali di cooperazione (Tibet, Kurdistan, Nepal) e scambi internazionali che hanno portato in questi anni gruppi scolastici nei luoghi più diversi del Pianeta (Nuova Zelanda, Tibet, Marocco) testimoniano nei fatti la apertura della scuola anche oltre i confini nazionali. In corridoio c’è una “scatola dei pensieri” in cui ogni alunno può confidare dubbi e paure, sia riferiti all’ambiente scolastico che a quello extrascolastico, avanzare proposte e richieste, richiedere aiuto. Il progetto Glassclass con lezioni aperte ai genitori punta poi alla trasparenza e alla partecipazione, poiché nella nostra scuola i genitori non sono rompiscatole ma elemento attivo della nostra comunità educante, così come le associazioni, i Comuni e i cittadini portatori di determinati valori e competenze. Lo scorso giugno sono stati nominati docenti onorari della scuola i responsabili di ANPI e CAI.
I nostri alunni indossano rosse felpe di identità come divisa scolastica tesa non a omologare ma a incrementare il senso di appartenenza, unitamente alla tradizione, pure mutuata dal mondo anglosassone, di realizzare un annuario con foto e descrizioni di alunni e insegnanti.
Siamo da qualche anno oltre il concetto di aula informatica come aula speciale, a beneficio di portatili che “viaggiano” nelle aule secondo le esigenze, aule peraltro tutte dotate di LIM e connessione a Internet. E poi accoglienza che per gli alunni di prima è particolarmente importante e ad essa dedichiamo spazio per tutto l’anno scolastico per costruire l’humus adatto a relazioni positive. Non tutti i nostri alunni sono amici gli uni degli altri ma il concetto che acquisiscono all’inizio del loro percorso è che la mancanza di simpatia non può mai fare a meno del rispetto reciproco. E gli episodi di bullismo sono da noi assenti.
Richiediamo il rispetto fermo di poche ma chiare regole a partire dalla consegna dei cellulari a inizio mattinata. La nostra è una scuola “decellularizzata”, non per demonizzare questi strumenti che una loro utilità ce l’hanno, ma per affermare che a scuola se ne può fare tranquillamente a meno.
E poi sperimentazione di verifiche scritte senza barriere di separazione tra alunni, con musica di sottofondo e con possibilità di scriverci impressioni personali, esprimere dubbi e critiche, giudizi di autovalutazione, laboratori di cinema esistenti da 12 anni per la ricostruzione di eventi legati alla guerra di liberazione.
L’ impegno sul versante della piena inclusione degli alunni con difficoltà avviene non solo attraverso la “risorsa-docente” ma con il coinvolgimento attivo e solidale di tutti gli studenti anche nei casi di disabilità e problematiche gravi. Infine azione di comunicazione e documentazione dei progetti regolare e continuativa per lasciare traccia delle esperienze didattiche svolte. 
Crediamo, per finire, di essere impegnati sulla via della ricerca e della sperimentazione per cercare di produrre innovazione e di questo se ne è accorta anche il ministro Giannini che a fine gennaio ci ha fatto visita e alla quale non abbiamo mancato di offrire un pennello per dare i primi tocchi di lilla all’aula che hanno rimesso interamente a nuovo i nostri alunni! Lavorare con il metodo del cooperative learning, fare ricerca e sperimentazione va ben oltre l’impegno per il quale come insegnanti siamo pagati. A spingerci è la passione e non certo i soldi. Quando capita che al termine delle attività pomeridiane dobbiamo “cacciare” alcuni nostri alunni da scuola perché vorrebbero restarci ancora perché sentono la scuola un po’ come casa loro, come un luogo in cui sta bene, beh, questo ci riempie proprio di gioia e ci è sufficiente per continuare».
QUI il gruppo Facebook della scuola media di Mosso
