La professoressa Angela Corelli insegna alla scuola secondaria di primo grado ed è appassionata di arte, che ritiene un efficace strumento educativo.
Quella di cui Angela è appassionata è anche una «scuola libera attenta e leggera», come la definisce richiamandosi a Mario Lodi, don MIlani, l’amico Gianfranco Zavalloni, Andrea Canevaro, Rudolf Steiner, Edgar Morin, Bauman.
«Siamo in una società in cui si vuole preparare l’individuo alla produttività, velocità ed efficienza. L’Arte non è e non vuole essere una attività produttiva e per questo tende ad essere sottovalutata.
L’Arte è in tutti i suoi aspetti più ampi, dal disegno, alla pittura, alla scultura, alla fotografia di qualità, alle azioni estetico/concettuali, la rappresentazione sensoriale della nostra vita; è l’esperienza e l’espressione resa graficamente, cromaticamente, pittoricamente; è proiettare, non solo sul foglio bianco, tutte le sensazioni che ci accompagnano sin dalla nascita, il piacere della madre, il suo respiro,l a durezza e ruvidità del padre, la liquida fluidità dell’acqua, la tela tessuta ruvida o lieve sul corpo, la tattilità di ogni oggetto o superficie che passa dalle mani.
Tutte le sensazioni vengono adagiate su un foglio, su una tela, spazio o superficie tridimensionale.
Attraverso i sensi scopriamo e percepiamo il mondo, le mani, i piedi, ci accompagnano in un percorso di conoscenza e ci fanno da contenitore per accogliere dentro di noi tutte le diverse visioni della realtà. Questa viene osservata, rielaborata attraverso il tuo sentire.
Oggi risulta indispensabile che l’uomo sia stimolato sin da piccolo a coltivare, nutrirsi immerso nelle cose/situazioni in cui “ritrova” piacere; se ognuno pensasse con gli occhi della società imperante si domanda: perche’ farlo? Tanto tutto è già fatto!
Le risposte aprono porte alla necessità di perseguire una salute psicofisica indispensabile per stare bene con sé stessi e con gli altri, ogni gesto diventa una conquista e, coltivare piacere, bellezza e fare buone esperienze è qualcosa che l’individuo dovrebbe CONCEDERSI.
E’ attraverso il fare che acquisiamo conoscenze,saperi, sensazioni utili,la conoscenza è fatta di fare, di “esperienza al fare”.
Fare Arte è un modo per tenere il contatto con te stesso……senti… vedi.. ascolti… elabori….
Se non fai questo partecipi al mondo solo come spettatore, lo guardi senza esprimerti e non riuscirai a conoscere te stesso; non esprimi le tue sensazioni/emozioni sopite che sono la ricchezza più grande che si possiede.
In un mondo in cui la materialità ha preso il sopravvento rispetto alle percezioni, all’importanza di “sentire” dentro, le emozioni sono ciò che resta. E’ importante riuscire ad offrire ai bambini/ragazzi nelle scuole la possibilità di trasformare ciò che vediamo, che sentiamo; la realtà passa attraverso di te e tu sei mediatore di trasformazione attraverso una poesia,un’autobiografia, un dipinto, una performance, un segno; o anche nella forza che emerge durante una interrogazione o nella matematicizzazione del mondo. Senza di te la realtà non vi sarebbe, la modifico con un atto “artistico” e creo.
“Le emozioni non ti informano su COME VEDI, ma su COME GUARDI..” (da Marianella Sclavi, “Arte di Ascoltare e mondi possibili”).
Nascono quotidianamente alchimie, l’uomo è un essere sociale per cui non può non comunicare (“Pragmatica della comunicazione”, Watzlawich) ed è attraverso atti creativi che interagisce con i suoi simili attraverso la sua parte emotiva più pura , più vera, più libera, più ricca e meno condizionata dalla logica e dalla produttività.
Perché Arte a scuola?
Quello a cui dà valore il contesto sociale è materializzato e rappresentato dall’Istituzione Scuola ed è ovvio che i saperi e le pratiche educative trasmessi in essa passino e vengano legittimati dalla società. Nella scuola vi è da sempre, ma oggi più di ieri, del fare terapeutico che necessita di lentezza per dare TEMPO alle idee di nascere dagli stimoli, per creare il mondo e l’identità, identità che nasce dall’interno e non dall’esterno e con l’intento di creare i presupposti necessari alla soddisfazione del bisogno di trascendere che ha ogni uomo.
Perché questa società non legittima l’Arte?
Perché non rientra nella logica della produttività e non tiene conto di ciò che invece è imprescindibile dell’essere umano: cioè la necessità di rimanere in contatto con la propria emotività ricercando una concezione artistica della vita e dell’individuo.
I bambini fanno arte da sempre e da subito perché è insita nella natura umana come strumento unico della comunicazione che viene sostituito poi, verso i sei anni, da altri metodi considerati importanti. L’inquadramento importante che essi subiscono (La testa ben fatta, Edgar Morin) porta ad atrofizzare ed irrigidire la parte destra del cervello che è quella che non fa sforzo e dà la possibilità di esprimersi con piacere ed è atta alla comunicazione spontanea. In una scuola sempre più rivolta all’aberrante didattica da fotocopie dove la gestualità, la motricità fine dello scrivere, schizzare o prendere appunti viene sostituita da mezzi meccanici, dove non si tiene conto dell’inquinamento quotidiano dei toner, e acustico, nonché della fruizione di saperi e si applicano pratiche fredde e aride (come la obsoleta didattica frontale dalle cattedre), si perde il contatto con la capacità di esprimere la nostra parte emotiva; mentre sarebbe importante darle continuità per tutto il percorso di vita, per non doverla poi “recuperare” da adulti con svariate terapie contro il mal di vivere, depressioni, repressioni o conflitti.
Incapaci di resistere alla pubblicità e alle volgari proposte mediatiche offerte, i bambini/ragazzi vengono anestetizzati ma, come enuncia Hilmann nel suo “La politica della bellezza”, la risposta estetica diventa azione politica in un contesto sociale disumanizzato e sempre più sterile. Anestesia: stato di ignoranza; mentre le nostre risposte estetiche sono e saranno sempre prove dell’attiva partecipazione dell’anima nel mondo.
E nella scuola è sempre più indispensabile credere nella Didattica attiva, nella Didattica laboratoriale fatta di confronto, relazione , condivisione e partecipazione».