Quest’anno è un anno importante per il Centro Territoriale Mammut di Napoli, è il suo decimo anno di vita.
Ospitiamo l’intervento del coordinatore, Giovanni Zoppoli.
«Tempo di festa, di condivisione con la città, di bilanci e rilanci. E’ per questo che abbiamo pensato a un programma di eccezione, regalandoci la possibilità di incontrare chi è in cerca come noi. Il punto di partenza è quello di sempre: fare di scuola e città luoghi a misura di bambino, ribaltando il sistema di ingiustizia sociale alla base dell’assurdità del vivere oggi. Il lavoro da fare resta tanto. Non solo perché la dispersione scolastica, la povertà, il degrado urbano, la guerra e tutte le altre cose di cui l’umanità ha da vergognarsi non sono sparite. Ma soprattutto perché la differenza tra chi naviga in opposte direzione rimane il coraggio di essere e agire quello che si è in autenticità, anche quando la parte opposta ti bollerebbe come “folle” (senza però essere o fare niente solo perché gli altri ti etichetterebbero come “folle”). Darsi reciprocamente coraggio e rinforzi per agire in autenticità, questo è il grande lavoro che resta da fare. Ce ne siamo convinti dopo aver letto le decine di circolari, provvedimenti legislativi, manuali per future insegnanti e robe affini inneggianti agli stessi valori della pedagogia attiva che da sempre ispirano la nostra ricerca. Ce ne siamo accorti confrontando questi valori ostentati con la piega che la scuola va sempre più prendendo. Una scuola in piena crisi finisce per diventare purtroppo sempre meno attiva, e sempre più luogo residuale a cui tutti (lo Stato, le famiglie, i movimenti, gli intellettuali) ormai delegano tutto quello che vorrebbero per bambini e ragazzi. Mentre le città, le famiglie, lo Stato, la strada diventano sempre più luoghi da cui bambini e ragazzi vengono espulsi. Il vero peccato per la scuola è che potrebbe essere un tempo / spazio di divertimento e benessere per insegnanti e alunni, e quindi vale la pena di insistere perché cambi in questa direzione. Ma è altrettanto vero che la scuola non può essere la panacea per tutti i mali di un mondo che se ne cade a pezzi, che è necessario che i cittadini ricomincino ad occuparsi del cambiamento radicale delle esistenze individuali e collettive, al di là della scuola. A scuola ci vuole più vita, ma la vita non può essere la scuola.
Per quanto riguarda noi che lavoriamo in ambito educativo si tratterebbe di proseguire il lavoro di chi ha tentato di mettere insieme intuito e analisi, osservazione scientifica e arte, scuola e città, conversione ecologica e destrezza cittadina; trovare sintesi corrispondenti alla completezza / unicità a cui ogni essere umano potrebbe aspirare.
Possibilità che passa per una profonda messa in discussione personale e di gruppo, permanente e non confinata a giornate di formazione obbligatorie, magari capaci di raggiungere il solo livello cognitivo.
E’ necessario oggi più che mai mettersi in gioco con ogni parte di se, radicare i percorsi di apprendimento insegnamento nell’affettività, nel corpo attraverso l’esperienza diretta nel contatto con la materia (e diciamolo una volta per tutte: non bastano il viaggi virtuali!!!). Se rimane importante conoscere metodi e tecniche, non si può più prescindere dalla capacità di esserci, ed esserci in maniera integrata e nella capacità di contatto con il profondo.
Passando per la decisione di chiuderla una volta per tutte con la scuola e la città che fanno male. Mettendo giù la maschera di persecutore, vittima e salvatore (NON SERVONO!!! se non a mantenere tal quale il sistema di ingiustizia). Prendendo coscienza di quanto piccolo e imperfetto sia quello che andiamo facendo, eppure quanto possa essere importante lasciare in giro semi di vita e passione.
Continua insomma ad essere necessario un lavoro radicale e permanente, capace di rivoltare ognuno di noi come calzini, attraverso approcci e tecniche che ci hanno regalato teatro, psicologia, arti figurative, musica, assieme alla ricerca scientifica (in fisica come in economia).
La società del consumo e dello spettacolo ha radici profonde, e non è possibile cambiare niente se si rimane al solo livello cognitivo, o facendo leva su terrore e persecutorietà.
Chi ci ha preceduto l’aveva capito, riuscendo a mettere in moto processi profondi di cambiamento attraverso il coinvolgimento di emozioni e sentimenti, accanto al pensiero critico frutto di un’ analisi geopolitica rigorosa. volta alla costruzione di esistenze nuove e non semplicemente “anti”. Esperienze come quelle dei gruppi di teatro dell’oppresso di Boal, la Gestalt di Perls, il teatro laboratorio di Grotowsky hanno prodotto cambiamento autentico attraverso un’idea di uomo e di società capace di coinvolgere le persone dal profondo. Approcci e tecniche calate in ambito pedagogico da Montessori, Steiner, Freinet e altri maestri che nel secolo corso hanno davvero messo in piedi scuole nuove.
Se qualcosa in questi dieci anni abbiamo imparato è che è solo in questo modo che qualcosa può davvero, molto lentamente, continuare a cambiare.
Senza mai lasciare il piano dell’analisi e dell’intervento sociale e politico, con l’adozione di stili di vita individuali e di gruppo il più coerenti possibile con la propria analisi. Alzando semmai il tiro rispetto alle cose da cambiare che ci sono nella città, diventando più incisivi e capaci di provocare questi cambiamenti. Se cambiamento individuale c’è, lo si può capire solo se a questo corrisponde un cambiamento nella vita della collettività abitata da quella individualità.
Questo ci piacerebbe condividere con la città per la nostra festa dei 10 anni, proseguendo l’inchiesta sui modi di fare scuola e fare città.
Una costellazione come esempio
La possibilità di cambiamento passa per l’esperienza (diretta o vicariante, direbbe lo psicologo Albert Bandura). E volendo fare proposte di cambiamento sociale non servono tanto le parole, quanto gli esempi. Purtroppo è un momentaccio, inutile negarcelo, per la scuole e per il sociale. Sarebbe dunque davvero difficile trovare qualcuno che sta mettendo in campo un modello perfetto. Chi ne trova e chi lo sbandiera è in genere per esigenze di mercato o di narcisismo.
Forse è passato il tempo delle isole di perfezione, oggi potrebbe avere tutt’al più senso parlare di ‘costellazioni’ di contagio. L’idea di fare scuola e fare città che ci frulla per la testa è incarnata ogni giorno, in centinaia di gruppi diversi e distanti, spesso isolati. Ed è questo l’esempio vivo che è possibile far risuonare ai fini di un cambiamento. No, non è l’ormai odiosa rete, network etc. quella a cui andiamo pensando, parole indissolubilmente legate ad esigenze di bandi e finanziamenti . Quello a cui pensiamo è qualcosa di molto più semplice, ma capace di far risuonare altre esperienze come farebbe un cristallo. Cercare e dare visibilità a questa costellazione come fosse un’esperienza unitaria di scuola, senza enfasi improprie, ci sembra una delle poche cose capaci di provocare cambiamento oggi.
A partire da queste considerazioni abbiamo pensato e organizzato il programma che di seguito vi illustriamo. Augurandoci che vogliate venire a fare festa con noi in questo viaggio interstellare.
Risvegliamoci in città
Campagna inchieste alla ricerca della costellazione
A partire da ottobre 2015 cominciamo un’ inchiesta alla ricerca di un vocabolario vivo, a caccia di parole sporgenti ancora capaci di fare la differenza rispetto alla pedagogia autoritaria e industriale. Ricerca soprattutto di senso attraverso la raccolta di “esperienze” capaci di dare corpo a queste parole, e per questo racconto della costellazione di cui parlavamo sopra
Cercheremo di lavorare per questo obiettivo in 4 modi:
- La pedagogia delle tane
- Una video inchiesta
- Un percorso di forum/formazione, con insegnanti e educatori
- La campagna risvegliamoci in città
- Una mostra/convegno nel mese di dicembre
La pedagogia delle tane e il Barrito dei Piccoli
Si tratta di un modo di fare scuola, quello che è andato definendosi con le scuole di Scampia che hanno partecipato negli ultimi cinque anni alla sperimentazione Mammut. Una sperimentazione tesa ad intrecciare l’insegnamento delle materie scolastiche con la salute di individui e territori.
Attorno allo sfondo integratore “bestiario”, mettendo insieme tecniche teatrali, giornalistiche, scienze urbane, abbiamo attivato cerchi di discussione scientifico filosofico composti da alunni e insegnanti. Questi cerchi sono diventati le redazioni del Barrito dei piccoli, giornale per bambini on line (www.barritodeipiccoli.org) e su carta. Nei prossimi mesi lavoreremo per sistemare ancora meglio le redazioni nate in questi anni a Scampia, completando la trasformazione delle aule che ciascuna scuola ha destinato alla sperimentazione. Parteciperanno al percorso artisti giovani e meno giovani, grazie alla collaborazione con scuola come quella di Comix. E’ da qua che proverrà molto del materiale per una mostra che allestiremo al Museo a dicembre 2016.
Questo modo di fare scuola racchiude un pò tutte le tecniche e le finalità messe insieme nei dieci anni di Mammut. Per questo ora vogliamo portarle in giro, facendole incontrare con altre pratiche istituzionali e non. Anche per questo esiste il Mammutbus, il ludobus del Mammut nato 4 anni fa. In questo autunno andremo con lui da chi vorrà ospitare la nostra inchiesta “bestiale”, magari diventando tana/nucleo redazione del Barrito. Chi vuole avere per sé una giornata di Mammutbus può contattarci scrivendo a www.mammutnapoli.org.
Parte da qua la nostra inchiesta attorno alle parole del vocabolario vivo.
Tutto il materiale in questo modo raccolto diventa “Il Barrito dei Piccoli”, il giornale che continuerà ad essere sperimentazione di scrittura collettiva, con un’aggiornamento on line mensile mensile e la seconda edizione su carta nel mese di dicembre.
Il giornale promuove a partire dall’autunno un ciclo di seminari su immaginario e i bambini, coinvolgendo protagonisti nazionali e internazionali della produzione di storie e immagini.
2) La video inchiesta
Con una video inchiesta cercheremo di dare un contenuto di esperienza (in immagini) alle parole del vocabolario vivo. Per ognuna delle parole più significative cercheremo l’esperienza di scuola che meglio la rappresenti, e la racconteremo attraverso il linguaggio cinematografico.
Sarà questo un primo documento da far circolare e condividere come base per la discussione di dicembre.
3) La campagna
L’anno scorso abbiamo dato il via alla campagna “Risvegliamo in cortile”, quest’anno rilanciamo, con “Risvegliamoci in città”.
Nel 2015, partendo dalla constatazione che che sono pochissime le scuole che usano i cortili interni (e ritenendo questo un esempio di quanto le lezioni corrispondano per lo più a corpi dietro a un banco resi monchi della possibilità di un’esperienza diretta a contatto con la realtà viva) abbiamo lanciato una campagna per il riutilizzo degli spazi aperti interni delle scuole. Alcuni materiali sull’esito della campagna sono consultabili sui siti www.mammutnapoli.org e www.barritodeipiccoli.org.
Quest’anno rilanciamo, chiedendo alle scuole di inviarci materiali su azioni di “scuola” svolte in città. Non uscite e gite, ma effettive giornate curriculari svolte in un luoghi diversi da aula e scuola, in grado di apportare modifiche significative alla città (intesa anche come luoghi naturali) dove si fa lezione. Nel mese di novembre bandiremo infatti un concorso in ambito nazionale su questo tema con scadenza nel giugno 2017.
4) percorso di forum formazione
E’ un percorso esperienziale e di discussione attraverso cui cercheremo di approfondire e condividere con altri docenti e educatori i temi elencati all’inizio di questo documento.
Questo mini percorso rappresenta per noi la fine e l’inizio della Scuola formatori Mammut.
Una buona fetta del Mammut di questi 10 anni è stata l’esperienza della sua Scuola formatori, grazie alla quale abbiamo continuato a fare inchiesta pedagogica, conducendo cicli di formazione con scuole, centri soci educativi, servizi sociali, istituti detentivi e centri di salute mentale di Bolzano, Modena, Bologna, Genova, Milano, Roma, Firenze, Pistoia, Cosenza, Palermo, Bari e naturalmente di Napoli e altre città della Campania.
I 10 anni sono per noi anche un tentativo di dare nuova forma alla nostra scuola di insegnamento/apprendimento per adulti del Mammut. Per farlo abbiamo chiamato alcuni dei maestri che ci hanno nutrito in questi anni, quelli che ci sembrava potessero meglio far assaggiare l’inizio di un viaggio all’interno delle conoscenze e delle esperienze che secondo noi dovrebbero costituire la alla base per qualsiasi insegnante e educatore. La finalità è quella di accendere curiosità verso questi percorsi, da proseguire con ognuno dei singoli formatori chiamati in questo ciclo o in un percorso integrato Mammut che partirà nel 2017.
Gli iscritti a ciascun ciclo formativo costituiranno un gruppo di discussione, con lo scopo di tirare fuori termini e contenuti per il nostro vocabolario vivo.
Il lavoro dei sottogruppi verrà condiviso all’interno della mostra – tavola rotonda al Museo di dicembre.
Questi i 4 cicli:
1 ciclo – Corpo e insegnamento curriculare
2 ciclo – Nozioni di fisiologia e medicina integrata
3 ciclo – Teatro del profondo e relazione d’aiuto
4 ciclo – I bambini e la città, la scuola oltre la scuola
Ciclo extra – il gioco e la città percorso formazione/ selezione per operatori Mammubus
Il lavoro di ciascun sottogruppo (corrispondente ad ognuno dei cicli, come sopra detto) e verrà condiviso durante la tavola rotonda /mostra di dicembre al Museo, base per la discussione e il rilancio attorno alla domanda:
“Come travasare la pedagogia attiva dalla carta ai banchi di scuola?”
Obiettivo della tavola rotonda sarà la condivisione del vocabolario vivo e qualche dritta su come proseguire il lavoro di travaso.
5) mostra tavola rotonda
Sarà il momento di condivisione e discussione con la città del percorso fatto tra ottobre e dicembre, ma anche dal Mammut nei 4 anni precedenti attorno al tema didattica e salute (raccontato in “Come far passare un Mammut attraverso una porta – senza fracassarla”. Ed. Barrito del Mammut, Napoli, 2014) nel tentativo di rilanciare e trovare modi di condivisione del cambiamento.
Il titolo della tavola rotonda è la domanda:
Come travasare la pedagogia attiva dalla carta ai banchi di scuola?
I documenti alla base della discussione saranno:
- la video inchiesta “Alla ricerca della costellazione”.
- il vocabolario vivo raccontato da ciascun sottogruppo (i partecipanti al percorso di forum formazione di cui al punto 3)
- la mostra frutto dell’incontro tra bambini e artisti giovani e meno giovani che hanno preso parte al lavoro chiamato “pedagogia delle tane” di cui al punto sub 1)».
Info e iscrizioni
mammut.napoli@gmail.com – cell 3385021673/3208251501