Tutta un'altra SCUOLA
  • Home
  • Chi siamo
  • EVENTI
  • News

Scuola-città a Firenze

Pubblicato il 30 maggio 2017 0

Scuola-Città Pestalozzi è una delle sperimentazioni educative autorizzate in Italia dal Miur ed è cresciuta in questi anni come comunità educante.

Accoglie i bambini dai 6 ai 14 anni e a Firenze è una delle scuole statali più richieste dalle famiglie. Abbiamo chiesto alla preside Carla Busconi e alla coordinatrice Valentina Giovannini di spiegarci in che cosa consiste la proposta di sperimentazione che il ministero ha avallato e che cosa la scuola propone alle famiglie che iscrivono i loro figli.

«Il progetto (QUI il sito della scuola) è iniziato nel 2006 e prevede la sperimentazione di innovazioni didattico-organizzative – spiegano Busconi e Giovannini – Abbiamo inserito nel tempo-scuola dei bambini e dei ragazzi esperienze che hanno scopi e caratteristiche differenti. Ci sono i laboratori sui saperi, per i quali gli insegnanti, collegialmente, scelgono gli apprendimenti fondamentali, si confrontano sugli approcci didattici più funzionali e cercano di far intrecciare le discipline. Una parte di tempo è invece dedicata ad attività diversificate, gli Open learning: non tutti lavorano contemporaneamente sulla stessa attività, si compongono gruppi diversi dalla classe di appartenenza per seguire un progetto tematico, sperimentare linguaggi e tecniche o approfondire contenuti specifici».

«Vi sono poi altri momenti dedicati a lavorare in autonomia, ciascuno con un proprio piano messo a punto con gli insegnanti, all’educazione affettiva e relazionale, al tutoring, nel quale gli studenti incontrano un insegnante/tutor che li accompagna nel loro percorso scolastico. Per presentare Scuola-Città Pestalozzi, oltre alle scelte che attualmente ne definiscono l’offerta formativa, bisogna fare riferimento anche ad altri elementi che caratterizzano la scuola, molti dei quali hanno radici lontane nel tempo: riferimenti pedagogici, approcci che, per quanto non siano formalizzati, sono rintracciabili in un ‘clima’, in atteggiamenti comuni, in pratiche condivise. Tra questi vi sono sicuramente l’imparare facendo che caratterizza la didattica, la collaborazione tra allievi e tra docenti, l’attenzione ai linguaggi espressivi, in particolar modo al teatro».

Su cosa puntate in particolar modo e quali riflessioni e percorsi vi hanno permesso di costruire una proposta di comunità educante quale quella per la quale siete così apprezzati?

«La “scuola-città” ideata nel 1945 da Ernesto Codignola, nella quale l’organizzazione poggia sulla partecipazione, è stata un’esperienza di autogoverno comunitario con al centro l’intenzione di educare i cittadini di domani. Questo carattere, pur con modalità diverse, si è mantenuto attraverso le diverse fasi della storia di questa scuola. Nell’idea della comunità educante vi sono tanti aspetti che si intrecciano, come la proposta di un curricolo – ‘L’emozione della democrazia’ – che interpreta il tema dell’educazione affettiva in una accezione molto ampia: consapevolezza di sé, interazione nel gruppo, principi della convivenza, democrazia partecipativa e competenze di cittadinanza. Ad esso si accompagna il Consiglio degli alunni, attraverso l’elezione di rappresentanti in tutte le otto classi. Rimanda all’idea di comunità educante la presenza di un’associazione genitori, la GASP, attiva nel sostenere le iniziative della scuola. Nell’organizzazione della scuola si elaborano soluzioni comuni che però non diventano modelli rigidi, con l’attenzione a evitare sia gli individualismi che non creano condivisione, sia i vincoli che impediscono nuove ipotesi e punti di vista differenti. È un ‘gioco’ stimolante e mai scontato, che si gioca con gli alunni, tra colleghi, con le famiglie: la ricerca di un equilibrio dove non ci sono verità assolute e non ci sono le proprie verità fuori dal confronto con gli altri; è il sale del pensiero critico, della democrazia e della società aperta».

Come avete agito sull’organizzazione dei cicli scolastici (primarie e secondarie di primo grado)?

«Un tratto peculiare di Scuola-Città Pestalozzi è la sua dimensione verticale, sia dal punto di vista degli alunni/studenti sia dei docenti. L’esperienza scolastica è pensata in una prospettiva di otto anni, dove la continuità si traduce in un insieme di azioni. Le classi sono organizzate in bienni affidati ad un team di docenti, la classe quinta primaria e la prima secondaria di I grado costituiscono un biennio affidato ad insegnanti dei due ordini di scuola; vi sono poi altri ‘intrecci’ tra i docenti, laboratori, progetti, anche presenze alla mensa, tanto da perdere la separazione tra i due gruppi. Lo “scorrimento” delle classi fa sì che ciascuna sia abbinata alternativamente con la classe precedente e con quella successiva, permettendo agli alunni di essere più volte “i grandi” e “i piccoli” nelle attività comuni. Il biennio quinta/prima media è uno snodo fondamentale e non privo di criticità: l’attribuzione ai docenti della scuola secondaria di alcune discipline, come inglese, musica, arte ed educazione motoria, porta orari più scanditi, pause più brevi, moltiplicazione delle figure di riferimento. Questo biennio costituisce però anche una “zona” di interscambio fondamentale tra i docenti dei due ordini di scuola in relazione alla didattica, alle strategie per la gestione della classe, alle competenze e ai saperi disciplinari».

Se doveste citare tre caratteristiche che vi contraddistinguono, quali nominereste?

«I primi due aspetti sono un po’ due facce di una medaglia, ovvero la collaborazione e l’autonomia, l’una si completa nell’altra. Collaborazione vuol dire crescere in una dimensione di condivisione, di confronto, di cooperazione che è centrale sia per le finalità educative della scuola (sviluppare le competenze sociali, relazionali e civiche per la vita), sia per l’apprendimento (insieme si impara di più e meglio). Autonomia significa crescere conoscendo se stessi e coltivando le proprie caratteristiche, essere responsabili verso gli altri e le cose del mondo, avere senso critico, partecipare e prendere iniziative. La terza caratteristica è legata all’apprendimento, inteso come piacere di imparare. In fondo il senso più profondo della scuola sta proprio nell’accendere interesse, nel far scattare la curiosità, il desiderio di trovare le chiavi per interpretare le proprie esperienze e il mondo. L’attenzione è concentrata sul modo migliore per creare la motivazione ad apprendere quegli strumenti culturali e concettuali fondamentali per crescere. Tutti e tre gli aspetti sono centrali sia verso gli alunni, sia per il lavoro tra docenti».

Come scegliete gli insegnanti?

«Gli insegnati arrivano a Scuola-Città Pestalozzi su domanda, attraverso un bando annuale che prevede la presentazione di un curriculum e un colloquio. Una commissione, composta da docenti che rappresentano l’insieme degli insegnanti della scuola e dal Dirigente scolastico, sceglie i docenti. Durante il primo anno di assegnazione, i nuovi docenti sono accompagnati da un tutor in un percorso di formazione, riflessione e confronto, utile a comprendere il progetto e l’organizzazione scolastica e a mettere a fuoco le proprie risorse in quel contesto. Al termine del primo anno di esperienza vi è una reciproca conferma o meno, da parte del docente e da parte della scuola, che, se positiva, determina il trasferimento della titolarità».

Se doveste riassumere i principi e gli approcci pedagogici ai quali vi ispirate, cosa inserireste in questa sintesi?

«Scuola-Città Pestalozzi non è una scuola di metodo, non ha riferimenti fissi in autori o teorie e il proprio modello per le scelte circa le metodologie, i contenuti e gli strumenti è continuamente oggetto di ridefinizioni, trasformazioni, differenti orientamenti. Gli insegnanti che hanno svolto un’esperienza a SCP hanno introdotto via via istanze, pratiche, nuove conoscenze, riferimenti culturali differenti, apprendendo gli uni dagli altri e portando poi in altre scuole ciò che qui avevano appreso. Scuola-Città Pestalozzi propone un approccio complessivo all’esperienza scolastica, costruito sul principio della centralità dell’alunno protagonista del proprio percorso formativo, sul carattere attivo e collaborativo della didattica, dove il sapere passa attraverso il saper fare ed il saper essere, sull’idea di scuola comunità e sulla professionalità di docenti che ‘sono alla ricerca di…’».

Cosa vi augurate possa cambiare nella scuola statale attuale? 

«è difficile stilare un elenco e soprattutto dare delle priorità, la scuola è un sistema complesso nel quale se si agisce su un aspetto, questo si connette con un’infinità di altri e il risultato di tante riforme più o meno profonde è un insieme poco armonico, con molte rigidità, in cui manca una visione complessiva. Ci piacerebbe che nel mondo della scuola ci si interrogasse di più sul senso da attribuire agli aspetti veramente nodali dell’istruzione, che le ipotesi di cambiamento o i dispositivi scaturissero in modo meno ideologico, per contrapposizione, o rivolto al passato, per riproposizione. Immaginare come vorremmo la scuola in un futuro vicino e cercare le azioni concrete per ridurre la distanza tra questa e quella attuale ci sembra la cosa più interessante che tutti gli insegnanti e tutte le scuole e tutti i decisori dovrebbero fare. Sicuramente ci corrispondono i processi di crescita dal basso che coinvolgono una pluralità di soggetti, ma sono processi lunghi, la scuola italiana ha anche bisogno di uno slancio corale, di crescita della cultura pedagogica e didattica, non solo di fenomeni circoscritti».

  • Tweet
  • Share 0
  • +1
scuola primaria,scuola secondaria di primo grado,tutta un'altra scuola   Blog

Leave a Comment


Annulla risposta

Devi essere connesso per inviare un commento.


  • Torna alla Home
  • Chi siamo
  • News
@ 2020 Editrice Aam Terra Nuova srl – PI 05373080489 – via Ponte di Mezzo, 1 50127 Firenze – email tuttaunaltrascuola@terranuova.it