Festeggia i 2 anni la struttura in legno e vetro progettata e realizzata a Guastalla per sostituire l’asilo danneggiato dal terremoto; plausi da tutto il mondo.
È stato inaugurato due anni fa e ha dato lustro nel mondo al Comune di Guastalla (Reggio Emilia) che ne aveva affidato la progettazione all’architetto bolognese Mario Cucinella. Questo bellissimo asilo-atelier comunale si dispiega su 1400 metri quadrati, con una struttura su un unico livello composta dalla moltiplicazione di 50 portali in legno lamellare intervallati da ampie vetrate. È un ottimo esempio di progettazione biosostenibile, ma è anche un ottimo esempio di didattica che mette il bambino al centro. 
Immerso in un giardino di piante e arbusti aromatici, il nido “Iride”, così si chiama la struttura, appare all’esterno come un grande parallelepipedo intervallato da una sequenza ritmica di telai di legno. Sul lato corto dell’edificio vicino all’entrata, un’ampia vetrata sinuosa e curvilinea rispecchia l’ambiente esterno richiamando lo sguardo all’interno, in un gioco pieni e di vuoti che si proiettano in profondità fino al lato opposto. L’interno è pervaso da un ambiente luminoso inconsueto e accogliente. Tania Bertacchi, pedagogista del nido, descrive e racconta la genesi di “Iride”. Il progetto esecutivo nasce in tempi brevi, rispondendo alle emergenze causate dai danni del terremoto del 2012, grazie a un coordinamento tra l’equipe di pedagogisti, lo studio dell’architetto Cucinella di Bologna e l’amministrazione comunale.
“La peculiarità di questo edificio può essere compresa solo se ricondotta alla filosofia educativa del territorio di Reggio Emilia, ispirata alle idee di Loris Malaguzzi, che con il Comune e molti amministratori locali partecipa dagli anni ‘60 alla nascita della rete di scuole e nidi d’infanzia comunali”, spiega Tania Bertacchi. “Uno dei tre valori cardine della pedagogia reggiana è lo spazio. Lo spazio è un terzo educatore: tutt’altro che un contenitore vuoto. Denota aspetti sensoriali subito percepiti dai bambini, come ad esempio apertura o chiusura, rigidità o fluidità, che si traducono anche in valori, esperienze e relazioni. Deve essere propositivo, ricco e trasformabile.” 
Iride è dotato di un impianto per il recupero dell’acqua piovana e di pannelli fotovoltaici e solari termici sulla copertura. Le zone più luminose sono riservate alle attività con i bambini, mentre le altre ospitano la cucina e gli uffici. Oltre a sei sezioni, sono presenti la sala dell’ingresso, il Giardino d’inverno, l’Atelier della Luce, l’Atelier del colore, l’Atelier della natura: luoghi che assecondano i cento linguaggi dei bambini ovvero, come insegna l’approccio educativo reggiano, la libertà di incontrare più materiali, più linguaggi, più punti di vista.
Tania Bertacchi sottolinea come l’ambiente del nido Iride sia flessibile, accogliente e innovativo rispetto agli spazi tradizionali. Non si “impone” riempiendosi di cose, ma si lascia “vivere”, modellare e trasformare: quasi un essere naturale “in ascolto”, ricettivo. Trasmette sensazioni di benessere, quiete, leggerezza, distensione e concentrazione. Le pareti in legno di cirmolo, un abete delle Alpi, sono senza resine e ricche di profumazioni naturali. Sono stati scelti materiali “non strutturati” come supporti e giochi che possono essere liberamente trasformati e cambiare identità nelle mani dei bambini. La trasparenza creata dalle vetrate crea vibrazioni luminose e un dialogo costante tra le aree del nido. Il vetro, su tutti i lati della stanze, espande gli spazi, invitando a esplorare e a guardare oltre, il parco esterno, le stagioni e la natura. “Le vetrate sono fonte di ispirazione per la curiosità infantile, e per linguaggi gestuali non verbali con gli altri bambini al di là”, continua Tania Bertacchi. “Tra le sezioni abbiamo posizionato materiali morbidi e sonori identici che rispecchiandosi creano una “continuità” attraverso il vetro”. La parete trasparente offre un caleidoscopio di opportunità per un’espressione libera, ad esempio può essere usata come supporto senza confini, “tela” per colori, disegni, ed altri esperimenti. 
L’assenza di preconcetti dei bambini e il loro naturale intuito sensoriale, sono stati fondamentali nel consentire all’equipe del nido di trasformare quelli che potevano sembrare dei limiti in risorse. “Essere completamente aperti e visibili era destabilizzante all’inizio. Il continuo contatto con l’esterno sembrava far perdere la sfera privata dell’insegnante. Ma l’osservazione di come si comportavano i bambini ha stimolato l’apertura a nuove esperienze, rafforzando il gruppo di lavoro. Ad esempio, grazie alla trasparenza, basta un cenno dello sguardo per comunicare”. L’insegnante non è più l’unica referente per se stessa e la classe, osserva Tania Bertacchi, ma si confronta in modo più oggettivo con l’equipe. Anche la paura che potessero esserci delle “contaminazioni” tra le sezioni, a causa della mancanza di muri divisori, si è rivelato invece un “contagio” interessante e spesso divertente di linguaggi creativi.
La valenza del vetro come sguardo e metafora dell’appartenenza al territorio è collegata anche al concetto della “piazza” emblema del cittadino, centro che si espande come identità condivisa e collettiva, altro concetto cardine della pedagogia reggiana. “Negli anni ’60 e ’70 le sezioni delle scuole di Reggio Emilia si affacciavano tutte sul cortile”, sottolinea Tania Bertacchi. “Oggi per esigenze di risparmio energetico e di eco-sostenibilità, quel modello è stato abbandonato a favore di strutture rettangolari. Ma qui nel nido l’impostazione circolare si ripresenta grazie alle curve dei legni e ai giochi di rifrazione dei vetri che compensano la linearità strutturale e sembrano ruotare attorno all’ambiente centrale dell’edificio”.
La scelta del nome “Iride” deriva da un percorso partecipato tra gruppo di lavoro, famiglie amministratori e cittadinanza. I bambini sono stati la fonte di osservazione e hanno orientato verso la “trasparenza” come elemento centrale: un’apertura che guarda e si lascia guardare, unicità e peculiarità di ogni sguardo, ma anche “circolarità” che oltrepassa muri e divisioni. L’occhio viene richiamato anche dalla planimetria dell’edificio, che evoca la figura del volto di un uccello. “Iride” è inoltre il nome di una farfalla che abita il parco circostante, attirata dalla “Buddleia”, un albero presente all’interno del giardino del nido. Infine il logo: uno tra i tanti grandi e originali “occhi” disegnati dai bambini, ispirati dal particolare degli oblò esterni che caratterizzano le facciate dell’edificio.
di Chiara Marangoni