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Amaltea, la pedagogia steineriana a Prato

Pubblicato il 11 agosto 2015 0

L’Associazione culturale Amaltea è nata nel 2002, grazie a un gruppo di persone che già operava a Prato dal 1997 per promuovere la diffusione e la pratica della pedagogia steineriana.

Sarà presente a “Tutta un’altra scuola” per tenere un laboratorio destinato ai bambini e con un punto informativo per rispondere alle domande di genitori e operatori sia sulla pedagogia steineriana che sull’attività specifica della struttura. «La nostra attività consiste in un gruppo giochi che accoglie bambini fino ai sette anni e, a partire dal 2007, è stato dato inizio anche all’accompagnamento didattico per bambini in età scolare i cui genitori abbiano intrapreso un percorso di educazione parentale» spiega una delle insegnanti, Giuditta Guarducci. «A partire dall’anno scolastico 2014-2015, l’attività si è estesa anche al triennio corrispondente alla scuola secondaria di primo grado».

L’Associazione Amaltea si occupa di diffondere la filosofia e pedagogogia steineriana sul territorio di Prato. «Le indicazioni provengono dal pensiero di Rudolf Steiner – prosegue Giuditta – che ha approfondito, nel corso della sua vita, riflessioni su numerosi campi del sapere umano, dall’agricoltura alla medicina, secondo la Scienza dello Spirito, compresi nella corrente detta Antroposofia. I criteri dell’azione pegagogica hanno la particolarità di prendersi cura della personalità intera del bambino, nel rispetto delle peculiarità delle diverse fasi evolutive. Viene presa in carico la crescita fisica, psichica (animica) e sociale allo scopo di educare nello stesso tempo il pensiero, il sentimento e la volontà per raggiungere, alla fine dell’intero ciclo, la capacità di formarsi rappresentazioni chiare e giudizi autonome (educare alla libertà), lo sviluppo di una interiorità capace di far confluire armonicamente gli impulsi individuali nell’organismo sociale e il risveglio di tutte le proprie potenzialità creative. Il piano di studi accompagna queste fasi evolutive introducendo determinate materie per accompagnare le specifiche tappe di crescita degli allievi. Inoltre tiene conto di tutte le variabili che concorrono a realizzare l’evento pedagogico, nonché le caratteristiche diverse dei singoli alunni e delle classi, l’individualità dei singoli insegnanti, il particolare momento storico, il terreno socio-culturale in cui la scuola opera».

«Per comprendere la pedagogia steineriana occorre avvicinarsi alla concezione generale dell’uomo e del mondo, che Rudolf Steiner sviluppò nella sua lunga opera di scrittore e conferenziere. Egli colloca l’uomo al centro dell’intero universo e lo rende partecipe a tutte le sfere dell’esistenza – spiega ancora Giuditta – Il primo periodo che si prende in considerazione è quello del bambino piccolo, in età prescolare, il cui impulso fondamentale è quello dell’imitare. viene considerato un essere che assorbe tutto ciò che proviene dall’ambiente e dalle persone che lo circondano: sensazioni, stimoli di varia natura, parole, penetrano nella sua interiorità che non è ancora in grado di discriminare e di difendersi. Tutto ciò lo influenza profondamente e lo plasma nel suo intimo. Il bambino piccolo imita ciò che, mediante i suoi sensi, percepisce dall’ambiente umano che lo circonda. Movimenti suoni, gesti e linguaggio dei genitori, fratelli o persone cui il bimbo è affidato, favoriscono quindi un’attività che produce i suoi effetti fin nelle strutture organiche più delicate. In questa età spiegazioni ed insegnamenti sono generalmente inutili: ciò che educa e forma veramente il bambino è il modo con cui l’adulto che gli sta vicino pensa, sente, parla ed agisce. Sia il gesto esteriore che l’atteggiamento interiore delle persone che lo circondano, raggiungono il bambino e lasciano una profonda traccia nel suo linguaggio, nei suoi sentimenti, nel suo modo di pensare».

«Nell’età scolare, con il cambiamento dei denti, quando, cioè, si verifica un grande passaggio nello sviluppo della coscienza, il bambino non è più tutt’uno con il mondo esterno, impara a sentirsi veramente come un essere separato e certe forze, che nel periodo precedente erano state quasi esclusivamente impiegate per il suo sviluppo corporeo, si rendono ora in parte disponibili anche per le attività intellettuali dell’imparare e del ricordare. Le forze d’imitazione, date dalla natura, ascemano e ora, l’impulso ad agire, non proviene più dall’esempio esterno, ma dall’esempio animico. La direzione viene ora data da ciò che una personalità amata, un’autorità riconosciuta dal bambino; il riconoscimento di questa autorità, costituisce la vera base dell’apprendimento fino a circa il quindicesimo anno di età. Il bambino di questa età non deve però apprendere prevalentemente attraverso lo strumento del pensiero logico: non bisogna presentargli un quadro rigorosamente intellettualizzato del mondo. Così facendo, si sfruttano troppo presto forze e capacità in lui ancora allo stato germinale e si rischia un loro precoce inaridimento, un’anticipata cessazione della creatività, una diminuzione delle forze del giovane in una età successiva».

«Allo scolaro tra i sette ed i quattordici anni il mondo e le conoscenze devono venire avvicinate prevalentemente attraverso il sentimento e la volontà; da qui la grande importanza che nelle scuole steineriane viene attribuita alle attività artistiche e manuali. Un insegnamento pienamente vissuto nel sentimento, sviluppa forze decisive per la vita , dunque le descrizioni ricche di immagini del maestro aprono la porta sul mondo in quanto egli, di volta in volta, le riconfigura, adeguandole alla fase di sviluppo degli alunni. Ciò che prima rimaneva inconscio ed inosservato, singoli fenomeni naturali o attività umane, passa, mediante l’insegnamento che suscita entusiasmo, nella sfera conoscitiva».

«Con la pubertà si ha un ulteriore importante cambiamento nell’essere umano; si instaura, con il mondo e con il processo di apprendimento, una relazione ancora diversa. Il giovane non vuole più appoggiarsi all’autorità. Essa viene naturalmente rifiutata; mediante i propri pensieri e le proprie esperienze egli si orienta verso ciò che gli appare come ideale. Le capacità del ragionamento astratto e del giudizio si manifestano ora gradualmente e possono diventare il principale mezzo per il proseguimento dell’educazione. I ragazzi e le ragazze incominciano a porsi i problemi del loro inserimento nel mondo e vogliono conoscere la vita sulla terra anche nei suoi aspetti più pratici e concreti. si vuole avvicinare ai giovani il contenuto oggettivo del mondo, non più mediato dalla fantasia e dal sentimento, ma dalla loro rigorosa obiettività senza per questo tralasciare di sviluppare un vivo entusiasmo per l’elemento ideale».

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