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«Educazione, una scelta di libertà»

Pubblicato il 2 febbraio 2016 2

Katia Prati ha scelto di ritirare il figlio Pietro da scuola e provvedere alla sua educazione a casa, nell’ecovillaggio dove abita, Tempo di vivere.

È proprio Katia a raccontare la sua scelta e l’esperienza della sua famiglia.

«Nel 2010, dopo una vacanza non propriamente ben riuscita, siamo approdati in un casale in Toscana dove viveva una piccola comunità. Lì abbiamo iniziato ad entrare in contatto con una realtà diversa fatta soprattutto di relazioni, condivisione e tempo… Il tempo è quel concetto spesso sottovalutato nelle nostre esistenze, non ci basta mai, ma non ci rendiamo nemmeno conto di quanto ne sprechiamo troppo presi dai “devo”, dagli obblighi, dai ritmi imposti da una società che svilisce l’unicità della persona e la preziosità dei rapporti umani. Sempre preoccupati di non avere abbastanza soldi per vivere occupiamo le nostre giornate di lavoro (ormai non si lavora più per vivere, ma si vive per lavorare… e per abitudine) e quelle dei nostri figli con impegni imposti per poter ricavare più tempo da buttare in altri “doveri”, in una ricerca continua di approvazione e riconoscimento sociale. Pensare a un bambino che non faccia attività extrascolastiche quasi ogni giorno, che non abbia le ore “libere” impegnate da un compito di qualsiasi genere, che non segua almeno due o tre corsi aggiuntivi alla scuola, è spesso vissuto come indice di “povertà” (materiale e culturale) inaccettabile agli occhi dei più. E’ come se riempiendo il loro tempo cercassimo di riscattarci da una memoria di emarginazione che spesso risale ad esperienze familiari che nemmeno abbiamo vissuto in prima persona, ma solo tramite i racconti dei nonni e dei bisnonni che si sono ammazzati di lavoro per permettere alla propria famiglia di scappare dalla campagna per approdare in una città piena di promesse… uno strano gioco di memorie ereditate che facciamo ricadere sui nostri bambini impedendogli la sana e libera espressione di se stessi che si mostra anche e soprattutto nei momenti di “vuoto”.pietro12625625_10207261207587261_592753312_n

La scoperta più preziosa in quell’estate del 2010 è stata proprio il riscoprire un modo diverso di impiegare le nostre ore, senza necessariamente riempirle di “cose da fare”, stare serenamente seduti attorno a un tavolo dopo pranzo, confrontandosi con un gruppo di amici su argomenti di ogni genere, senza l’angoscia dell’orologio e dell’impegno successivo, a volte senza nemmeno sapere che lavoro facesse la persona seduta di fronte a noi perché, in tutta onestà, non era quello che c’interessava di lei, ma il valore aggiunto che il suo semplice essere con noi ci stava donando.

Questi sono stati i valori che ci hanno sostenuto nell’ideazione prima e della messa in pratica poi del nostro progetto di comunità intenzionale: riappropriarsi ognuno del proprio tempo, dedicarci a ciò che sappiamo e amiamo fare, uscire dalla logica di un lavoro poco appagante per entrare in una nuova visione in cui si può fare delle proprie passioni e talenti l’attività che ci permette ANCHE (ma non solo) di arrivare tranquillamente a fine mese.

Quattro anni dopo, abbiamo finalmente trovato il posto che sarebbe diventato la casa del nostro progetto e il nostro sogno ha iniziato a prendere concretezza. Sebbene da tempo ci auspicassimo un’istruzione differente per Pietro, che nel frattempo avrebbe dovuto iniziare la seconda elementare, la frenesia dei primi tempi e la mancanza di altri suoi coetanei nella comunità ci ha messo di fronte a delle paure che, sul momento, non ci siamo sentiti di affrontare. Per questo abbiamo scelto nuovamente un percorso di studi tradizionale iscrivendolo alla scuola del paese. Nonostante l’esperienza sia stata comunque positiva, avendo incontrato insegnanti sensibili e un contesto relazionale accogliente, presto ci siamo scontrati con un senso di incoerenza tra la vita che avevamo scelto per noi stessi e quella che stavamo imponendo al nostro bimbo.pietro12584243_10207261208147275_2095718343_n

Mentre noi stavamo trasformando le nostre passioni in attività, trovando il modo migliore per lavorare divertendoci, Pietro viveva invece una vita fatta di orari, momenti di svago ricavabili solo nei ritagli di tempo, ritmi che non erano i suoi e nemmeno i nostri.  La lotta quotidiana per i compiti, per fargli rispettare tappe che non ricalcavano la sua naturale evoluzione, la sua netta percezione di essere l’unico ad avere obblighi e doveri, l’unico ad andare a lavorare fuori, l’unico ad avere periodi limitati per le ferie e un solo giorno di riposo alla settimana, hanno portato tutta la comunità a riconsiderare la decisione iniziale.

Dopo vari confronti e riflessioni individuali abbiamo optato per l’educazione parentale, perché reputavamo fosse la scelta migliore per permettere al nostro bimbo di seguire i propri ritmi di crescita e apprendimento, di scoprire e sviluppare i propri talenti, mettendolo anche di fronte alla responsabilità d’imparare un modo nuovo di gestire e vivere il proprio tempo.

Queste erano le basi da cui partivamo, forti abbastanza per toglierci i dubbi, ma non per superare completamente le paure che ognuno di noi si portava e, in parte, si porta ancora dentro; paure legate al nostro passato, alle nostre esperienze scolastiche, alla consapevolezza che nella società alcuni “titoli” hanno ancora un valore (troppo) importante. Oltre a questo ci domandavamo come avremmo potuto aiutarlo a mantenere le amicizie già instaurate e a coltivarne di nuove, se saremmo stati in grado di provvedere a un’istruzione portata avanti su canali “non convenzionali”, se in qualche modo non stessimo limitando le sue opportunità culturali e come ci saremmo posti di fronte a una sua eventuale volontà di rientrare nel circuito scolastico tradizionale in futuro.

Di nuovo, la forza del gruppo ha permesso ad ognuno di noi di vedere soluzioni e opportunità dove prima si percepivano solo montagne insormontabili e il metterci di fronte alle nostre paure ha permesso al coraggio di farsi strada e farci scorgere nuove possibilità.

Siamo entrati in contatto tramite amici con un gruppo di famiglie di homeschoolers della provincia di Modena, con loro ci troviamo periodicamente per svolgere laboratori tematici di diverso tipo, attività alternative, gite fuori porta e semplici momenti di svago per grandi e piccoli.

Il confronto con persone che hanno fatto la nostra stessa scelta è fondamentale per non sentirsi soli, per sciogliere i dubbi e i timori che spesso insorgono, per scambiarsi riflessioni, per alleggerire anche il “peso” che si può provare soprattutto quando si ha più di un figlio a casa. Avendo più tempo a disposizione, Pietro riesce a frequentare con più libertà anche i vecchi compagni e a dedicarsi più serenamente alle attività come il nuoto che ha sempre amato, ma che quando andava a scuola viveva con difficoltà e senso di oppressione come fosse un’ulteriore perdita di tempo e un “lavoro” da aggiungere ai compiti a casa.

Al momento non stiamo dando ancora un’impostazione precisa al nostro percorso, ma abbiamo preferito lasciargli un tempo di decompressione (dicono che per ogni anno di scuola ci sia bisogno di un mese di totale “libertà” per permettere al bambino di uscire dal senso di costrizione e obbligo).

Quello che stiamo vedendo adesso è un ragazzino che sta ritrovando la sua curiosità, che cerca sempre meno tablet e televisione, che si lascia trascinare con più spontaneità nelle novità, che sta imparando a gestire il suo tempo in modo diverso, che sta via via superando la paura di mettersi in gioco con quello che sa e non sa fare, che decide di sua spontanea volontà di leggere favole alla sorellina, che ha imparato di punto in bianco a leggere l’orologio, che si sente più sicuro nel rapporto con gli altri, coetanei e non.

L’idea per ora è quella di fornirgli continuamente stimoli diversi in modo che possa lui stesso scoprire e sviluppare i propri talenti guidato dalla naturale voglia di conoscere che è insita in ogni bambino.

Vorremmo tenerlo per mano e fare questo pezzetto di strada insieme a lui, in un cammino di scambio e crescita reciproca, guidandolo senza imposizioni per aiutarlo a sviluppare la sua unicità, a comprendere cos’è la libertà e a trovare la sua strada.

Siamo convinti che sia solo così che si possano gettare i semi per far nascere un adulto che abbia gli strumenti adeguati per prendersi la responsabilità delle proprie azioni e delle proprie scelte verso se stesso, gli altri e ciò che lo circonda.

Siamo inoltre consapevoli che questa scelta sta permettendo anche a noi di crescere e di entrare in un senso di responsabilità differente nei confronti dei nostri bambini,perché significa non demandare più ad altri il delicato compito di educarli e guidarli.

“La scuola fa male quando diventa una prigione per il corpo e una gabbia per la mente. Le idee contano più dei titoli di studio.
…
Tracciare una propria rotta è più importante che uniformarsi passivamente a uno standard; scoprire i propri interessi, imparare a coltivarli apre più porte ( ed è più gratificante) del classico pezzo di carta” James Bach ‘La scuola fa male’».

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2 Comments


  • virginia 2 febbraio 2016

    sono in massima parte d’accordo con i contenuti e il metodo di ciò che avete scelto per il vostro bambino. già con altri ho fatto discussioni su queste scelte radicali , molto affascinanti e utopiche . il mio dubbio riguarda il futuro di vostro figlio che avrà comunque degli appuntamenti “obbligati” nella sua vita ( ad es. esami …) avete detto che l’esperieza scolastica non è stata negativa, quindi non è detto che le cose “obbligatorie siano di per sè negative…
    poi dal punto di vista più generale la società umana è eterogenea, è bella perchè nella diversità ci si confronta e si matura una capacità critica…
    scusate il mo intevento ma mi interessa davvero confrontarmi con voi.
    sono una madre di tre figlie ormai adulte, sono medico neuropsichiatra infantile.
    grazie
    Virginia

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  • Emanuela 2 febbraio 2016

    Anche a Virginia suggerisco di leggere “E non sono mai andato a scuola” di Andrè Stern. E di “curiosare” sul sito del movimento francese per un’ecologia dell’infanzia (vedi http://www.andrestern.com/fr/engagements/ecologie-de-lenfance.html ) che Andrè ha avviato con il padre Arno Stern (vedi http://www.arnostern.com/it/closlieu_it.htm ) e un ricercatore tedesco con cui collabora. Io faccio parte di quanti alla scuola di Arno Stern cercano di portare avanti il Gioco del Dipingere. Sono rintracciabile sul Blog ilaboratoriodidee.wordpress.com (un cantiere aperto) e su Facebook come L’Isola dei Colori. Ah… a settembre ho lasciato la scuola dell’infanzia dopo 44 anni di “divertimento con bambini e bambine”. In questi ultimi 20 anni ho intuito la forza della pittura per il loro piacere e il loro ben-essere. Da Arno Stern ho capito, però, che vale per ogni etá. Da martedì 26 gennaio fino al 6 aprile sono in attività, con L’Isola dei Colori, presso la scuola dell’infanzia di Baone, Padova. Mi farebbe piacere continuare il dialogo. Saluti. Emanuela

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