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La scuola biocentrica a Torino

Pubblicato il 13 febbraio 2017 0

Scuola ed educazione “biocentrica”: a Torino la propone un’associazione che ha aperto una scuola per bimbi da 1 a 10 anni.

“La vita al centro. Bambini e genitori” è un’associazione culturale di Torino formata da genitori e insegnanti che propone una nuova forma di educazione: l’educazione biocentrica.

Ma cos’è esattamente?

“Il progetto è costruire insieme una cultura biocentrica, cioè che favorisca lo sviluppo dell’essere umano e del pianeta. L’idea alla base è di abbandonare la visione antropocentrica di ciò che ci circonda e del mondo che abitiamo: l’essere umano non è al di sopra degli esseri viventi ma allo stesso livello ed è un abitante del pianeta alla stessa stregua di ogni altra forma vivente” spiega Tiziana Coda-Zabet, insegnante del Polo Biocentrico situato sulla collina torinese all’interno del parco del Nobile, nei pressi di un bosco.

“La nostra scuola, che accoglie bambini da 1 a 10 anni, non è pensata solo per i più piccoli: il termine “educazione” non si riferisce solo all’età evolutiva ma indica un processo che dura tutta la vita. E’ per questo che l’associazione propone attività adatte ai bambini, ai ragazzi e agli adulti.”
Non a caso, infatti, l’idea di questa scuola nasce da una disciplina trasversale come la biodanza: “Insegno biodanza da 25 anni“ dice Tiziana Coda-Zabet, “è da qui che è partito tutto. Dopo 23 anni di insegnamento nella scuola statale, con due amiche, Luisella e Dolziana, insegnanti alla scuola Steineriana abbiamo iniziato a progettare questa nuova scuola parentale partendo dal concetto ecologico che mette tutti gli esseri viventi sullo stesso piano. Secondo il paradigma biocentrico, ben lungi da concezioni trascendenti, la vita è una forza fisica, come la forza di gravità, che guida l’evoluzione del vivente. Pensare in quest’ottica è una scelta precisa e una scelta di vita consapevole.”
E’ proprio sulla base di questo principio che si strutturano gli insegnamenti e il modo in cui si vive il tempo a scuola: “Siamo molto aderenti alla realtà e questo ci permette di raggiungere e parlare a tutti piuttosto che essere una scuola settaria o di nicchia. Nei mesi scorsi abbiamo preso contatti con un’associazione di rifugiati offrendo due posti dell’asilo a dei bimbi, purtroppo per problemi burocratici, questo progetto non è andato in porto, ma è un esempio concreto dello spirito che ci accompagna.”

“Per quanto riguarda la giornata che si trascorre nella nostra scuola, si caratterizza per avere dei ritmi trasversali a tutte le età. La mattina si apre, infatti, per tutti i bambini, da 1 anno a 10, con un cerchio di condivisione per mettere a fuoco le cose importanti che vogliono dire i bambini. Al di là del ritrovarsi in gruppo, questo è un momento significativo anche per il singolo che ha così la possibilità di ascoltare ed essere ascoltato, il che promuove anche l’ascolto di sé, dei propri bisogni e dei propri limiti, e favorisce la nascita dell’autostima. Dopo ci sono alcuni minuti di meditazione; tutti hanno bisogno di stare con se stessi, di sentire il proprio corpo, mandare pensieri, cogliere il silenzio. Gli adulti pensano che i più piccoli abbiano bisogno di stimoli e di attività continue, in realtà passerebbero ore a guardare le nuvole in cielo”.
Dopo questo primo momento, le attività si diversificano a seconda delle età: “Al nido impariamo a stare insieme. C’è il momento dei massaggi dove i bambini donano e ricevono massaggi. Prima siamo noi educatori che li massaggiamo e poi sono loro a massaggiare i loro compagni. E’ strepitoso vedere la delicatezza che si riservano gli uni agli altri. Alla materna si fanno dei laboratori a tema, cucito, falegnameria, narrazione e rappresentazione di fiabe, attività di cucina, inoltre quotidianamente ci sono uscite nel bosco, nel prato o nello spazio esterno dell’asilo e del nido, sotto i pini, ed è previsto molto tempo per il gioco libero. Le insegnanti sono ovviamente presenti per monitorare e per gestire qualsiasi problema dovesse sorgere, ma i bambini vengono lasciati liberi di giocare e travestirsi. Hanno una serie di strumenti per attivare la creatività come i materiali naturali, i legni e le pigne. Alle elementari non ci sono materie ma attività linguistiche, matematiche, scientifiche e di arte. Tra le materie curriculari c’è la biodanza e l’utilizzo della creta.”

Niente materie, niente compiti e nessuno zaino, perché? “Nella nostra scuola non vogliamo che il tempo sia scandito in blocchi e categorie di temi da affrontare. A parte i calcoli, le lettere e le lingue, il resto è considerato nel suo insieme. Il perché di questa scelta è semplice se si pensa al nostro pianeta: tutto è interconnesso. Sarebbe inutile scandire e dividere il tempo a scuola in modo rigido seguendo le materie. Noi abbiamo “la materia” dove si parla, si discute e si fanno ricerche di storia, geografia e scienze sociali puntando sui collegamenti tra l’uno e l’altro tema e sull’approccio globale. Tutto, nella nostra scuola è affrontato in modo creativo e giocoso per stimolare la memorizzazione e il ragionamento. Le tabelline, per esempio, non si imparano riscrivendole o ripetendole in continuazione, ma giocando: i bambini fanno dei giochi e saltano avendo così la possibilità di imparare in modo dinamico e non stando fermi dietro al banco”. “I bimbi non hanno cartelle pesanti, ma solo un piccolo zaino che possono utilizzare il venerdì se vogliono portare a casa ai genitori il lavoro fatto nella settimana. All’inizio dell’anno compriamo tutto il materiale da condividere come la creta e i pennelli, la cancelleria, quaderni, libri per le ricerche e le biblioteche di classe. I compiti non sono necessari perché lavoriamo già molto a scuola e tutto quello che facciamo è frutto di riflessione, ragionamento e dibattito, non c’è quindi bisogno di attribuire nessun voto”.
Laboratori e ricerche sono la tecnica privilegiata da “La vita al centro” per l’apprendimento e la formazione: “Lavoriamo molto facendo delle ricerche e degli approfondimenti di gruppo. Cerchiamo di stimolare i bimbi attraverso le domande e il ragionamento. Il problema è che oggi i bimbi sono informati, preparati, tecnologici ma tutte queste conoscenze sono scollegate tra loro. La vera ricchezza e conoscenza, invece, è riuscire ad unire e cercare di avere una visione ampia e complessiva di quello che ci circonda. A volte noi insegnanti rimaniamo stupiti dalle risorse, dalle capacità e dai saperi che hanno i più piccoli nonostante la giovane età. Sono formidabili, hanno in sé saperi più antichi di loro. Il nostro obiettivo e la nostra funzione è illuminare queste conoscenze che già esistono dentro di loro”.

E per quello che non si conosce, come l’aldilà, la scelta degli insegnanti è di non inventare niente, ma di parlarne con serenità: “In questa scuola parliamo di tutto, ovviamente facendo attenzione ad utilizzare un linguaggio adeguato a seconda delle età, ma non ci sono tabù. Si parla anche di morte, anzi è uno dei temi più ricorrenti. I bambini ci chiedono, fanno domande, magari dopo la perdita di un parente, dei nonni, di un animale domestico. Vogliono sapere il significato, vogliono capire cosa succede dopo che una persona ha lasciato questo mondo. Mi piace dire loro che ciascuno di noi muore per lasciare il posto ai nuovi nati. Questo è un piccolo esempio per far capire come ci comportiamo noi educatori: non edulcoriamo ciò che non può essere edulcorato. Spieghiamo, cerchiamo di capire insieme e di risolvere dubbi e questioni senza per forza dare delle risposte. Il gesto dell’abbraccio è molto ricorrente nelle nostra scuola. E’ un modo per comunicare, per arrivare là dove non arrivano le parole e fa parte dello stare insieme”.

Tra i progetti di lunga durata ci sono quelli sulla visione e l’analisi di video a tema: “Ci è capitato di recente, con una terza elementare, di vedere insieme un video molto scientifico. I bambini sono stati attenti e hanno persino preso appunti, si sono scambiati opinioni e hanno dibattuto a lungo su quello che avevano visto. Questo lavoro di ricerca e analisi del video è durato tre mesi e ha portato ad un’elaborazione finale. Abbiamo poi utilizzato un libro di Margherita Hack e ci siamo soffermati sul passaggio in cui lei dice che “il tempo non esiste e lo spazio è infinito”. I bambini riescono a capire molto bene questi concetti. Dibattendo a lungo su questa frase hanno spiegato che, in effetti, quando sono interessati e presi da qualcosa che stanno facendo, il tempo è come se fosse sospeso e dilatato.”

Mensa, rette e doposcuola, Tiziana Coda-Zabet ci spiega le questioni più pratiche del Polo Biocentrico: “Il pranzo è vegetariano, biologico e a km zero. Le famiglie che portano i bimbi alla nostra scuola sono felici di questa scelta anche perché sono per la maggior parte vegetariane. Per quanto riguarda le attività del pomeriggio, ci sono due giornate in cui le attività proseguono dopo pranzo con la biodanza e i laboratori di orto, cucito e creta. La retta è di circa 4.000 euro all’anno per la materna e la scuola elementare, 5.000 euro per il nido. Ci sono comunque rette agevolate per chi ha fratelli e sorelle già iscritti nella nostra scuola.”
Anche se gradualmente, le richieste e l’interesse per le scuole con un metodo pedagogico differente rispetto a quello convenzionale sono in crescita: “Abbiamo iniziato nel 2009 con soli 2 bambini all’asilo, oggi ce ne sono 80. Gli insegnanti sono 5 per il nido e la materna, 5 a tempo pieno per le elementari più alcuni insegnanti a part-time. L’attenzione dei genitori per la formazione e l’educazione dei propri figli si è fatta più attenta e nella nostra scuola prendono parte attiva alle attività e collaborano in diversi ambiti. Scegliere una scuola parentale, del resto, significa proprio questo: impegnarsi in prima persona e dedicare il proprio tempo all’interno della scuola”.

Per chi deciderà di varcare la soglia del Polo Biocentrico, è utile conoscere in anteprima un rito curioso: “Il primo giorno, all’ingresso di scuola c’è il rituale del salto del tavolo. I bambini saltano il banco ed entrano a scuola. In quella prima giornata scriviamo una frase, la leggiamo insieme e poi facciamo un disegno di quello che abbiamo scritto. Il secondo giorno è dedicato alla passeggiata nel bosco tutti insieme. I bambini più grandi aiutano i più piccoli. Entrambi diventano una risorsa per l’altro. Da noi ogni piccolo ha un amico delle classi avanzate che gli fa da tutor e lo aiuta, anche in queste passeggiate, nelle difficoltà che si incontrano.”
Qual è l’auspicio per chi frequenta questa scuola? Quando si può dire raggiunto l’obiettivo pedagogico-formativo? “I nostri bimbi devono imparare a pensare” afferma Tiziana Coda-Zabet. “In questa scuola sono accompagnati a conoscersi, accettare la loro unicità e comprendere quella degli altri. L’apprendimento, la creatività e la qualità di vita, scaturiscono dall’affettività intesa come la gamma di sfumature del nostro sentire; per questa ragione risulta essenziale comprendere il concetto di intelligenza affettiva come fondamento dell’educazione.”

Per informazioni: http://www.lavitaalcentro.org/index.html

 



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