Emilio Bertoncini è agronomo e guida ambientale e cura il sito web www.ortiscolastici.it, rivolto alle scuole per far comprendere la grande importanza dell’orticoltura e della terra.
Emilio, sei impegnato da tempo a portare l’orto nelle scuole o, meglio ancora, a portare le scuole nell’orto, in modo che i bambini lo utilizzino come modalità di apprendimento. Perché secondo te è tanto importante che i bimbi “si sporchino le mani di terra”? 
«Beh, per restituire un valore positivo allo sporcarsi le mani. Sporcarsi è necessario per fare, per costruire, per crescere, per giungere alla concretezza delle cose e per imparare. E si può imparare a sporcarsi. Lavorare nell’orto, cucinare, dipingere… quante sono le attività in cui è necessario sporcarsi? Ma c’è uno sporco necessario e uno sporco che sconfina nel superfluo, che diventa “cattiva educazione”, mancanza di rispetto e, a volte, pericolo. Poi sporcarsi le mani per dare vita ad essere viventi è imparare il senso della cura, è capire il valore del cibo e iniziare a rispettarlo. E’ capire il nostro cibo e il lavoro degli agricoltori. È scoprire il tempo che passa e quello necessario per raggiungere un risultato che non sempre è a portata di click. È scoprire l’incertezza e la soddisfazione del risultato. Sporcarsi le mani (e non solo) è anche l’unico modo per capire la natura, per viverla e capirla, per renderla parte del nostro vissuto. Sporcarsi le mani curando l’orto o il giardino della scuola è il miglior modo per capire che la natura è intorno a noi, che la vita pullula anche in quegli spazi urbani in cui facciamo di tutto per allontanarla, che la natura sa insegnare anche quando non è estrema e grandiosa ai nostri occhi (e quindi irraggiungibile nella nostra quotidianità)».
Quando hai iniziato con questo tuo lavoro di sensibilizzazione? Un bilancio della tua attività? Le soddisfazioni maggiori?
«È iniziato tutto quasi per caso quando mia figlia frequentava la scuola dell’infanzia. Da una mia risposta un po’ provocatoria ad un richiesta di aiuto delle insegnanti è nata l’idea di fare l’orto nel giardino della scuola. Correva l’anno
2008 quando abbiamo fatto nascere un orto di 6 metri quadrati in due cassoni alla Scuola dell’Infanzia di Nave, alle porte di Lucca, e, quasi senza rendermene conto, stavo iniziando un’avventura che mi ha portato davvero lontano. Grazie ad una fortuna serie di incontri da quell’orticello sono passato a svolgere attività di orticoltura didattica in molte scuole. In alcuni anni, con varie formule, ho fatto nascere e vivere una decina di orti scolastici con picchi di 6-7 per ogni anno scolastico e ho interagito con molti altri progetti di orto scolastico. Scegliere tra le soddisfazioni che ho avuto non è facile. Se posso permettermi di sceglierne tre elencherei le seguenti: vedere un ragazzo che solitamente utilizza la carrozzella ortopedica a causa di gravi difficoltà di deambulazione alzarsi per piantare le patate, essere coinvolto nel progetto Ortoincontro della Regione Marche e riuscire a scrivere “L’orto delle meraviglie”, cioè un libro dedicato proprio agli orti scolastici e all’orticoltura didattica a scuola».
Cosa proponi a bambini e scuole? Cosa condividi con i bambini e gli insegnanti con cui fai incontri?
«Propongo di creare nella scuola uno spazio nuovo in cui fare quello che usualmente si fa a scuola cioè condividere saperi ed esperienze, quindi imparare e insegnare. In questo senso mi piace parlare di orticoltura didattica a scuola, più che di orto scolastico. Secondo me, l’orto è uno strumento, più che un fine. L’orto è uno spazio – laboratorio in cui si apprende in modo inusuale e nel quale trovano opportunità tutte le aree disciplinari tipiche della scuola. In più è un luogo in cui imparare è anche divertirsi, mettersi in gioco tutti quanti (insegnanti ed esperti esterni compresi), fare comunità e sprimentare. L’orticoltura didattica a scuola è un’esperienza, più che un’attività strutturata, e non è il solo imparare a coltivare, anzi. Con bambini e insegnanti cerco di condividere proprio questa idea, il senso dello stupore di fronte alla scoperta (siano benedetti i lombrichi e gli insetti!), la voglia di contribuire tutti quanti a ciò che facciamo, ognuno con i propri saperi e le proprie idee. Poi la relazione: l’orto scolastico può essere un ruolo in cui la relazione, lo scambio reciproco, il confronto costruttivo aiutano ad imparare. È lo strumento che si presta alla grande perché fornisce di continuo situazioni impreviste che richiedono soluzioni nuove, perché si presta a compiere errori a fini didattici, a scardinare molte convinzioni. Da agronomo mi sono dovuto “destrutturare” parecchio in questo senso e u ruolo fondamentale lo hanno avuto proprio le insegnanti della scuola di Nave con le quali porto avanti l’orto ormai da sette anni».
CHI E’ EMILIO BERTONCINI
Padre di due bambini, agronomo e guida ambientale, da anni frequenta in veste professionale (e non) il mondo dei servizi educativi, della scuola e vari contesti legati all’istruzione, alla formazione e al long life learning. E’ autore di due libri: “Orticoltura (eroica) urbana” e “L’orto delle meraviglie”.
Argomento molto interessante. Tornerò!