Esperienza di scuola parentale sull’Appennino tosco-emiliano, nel Bolognese: l’idea di Manuela e Claudio prende vita e corpo.
«Solo fino a quattro anni fa, io e mio marito Claudio non sapevamo nulla di educazione e pedagogia. Poi è nato Riccardo, il nostro primo figlio». Manuela Pagnotta, modenese, descrive così quella che appare come una sorta di presa di coscienza, nel momento in cui ha dovuto pensare all’educazione del figlio. Così, insieme al marito Claudio Meschieri, hanno deciso di partire con un’esperienza di scuola parentale. Che ci raccontano.
«Fin dai primi giorni di vita di Riccardo ci siamo resi conto che essere responsabili per un altro essere umano non poteva esaurirsi col garantire cibo, una casa accogliente ed un amorevole bacio della buona notte – spiega Manuela – Abbiamo quindi iniziato un percorso che ci ha portato a fare diverse scelte, tra cui volere una scuola a misura di bambino. Abbiamo iniziato a leggere, a fare ricerche, seguire conferenze e a metterci in contatto con chi, prima di noi, aveva deciso di percorrere la strada di un’educazione alternativa. Studiando questo argomento, non abbiamo voluto prediligere una corrente di pensiero: siamo innamorati della pedagogia Steineriana così come pensiamo che una scuola democratica libertaria sia l’unica via per l’apprendimento naturale. Siamo affascinati dagli asili nel bosco e ci facciamo tentare dalla Scuola Senza Zaino. E si potrebbe continuare per pagine e pagine perchè le alternative sono davvero tante!».
A giugno 2017 Manuela e Claudio si trasferiranno nella loro casa nel bosco sull’Appennino tosco-emiliano, nel bolognese, a Gaggio Montano, «e lì vorremmo creare un gruppo di genitori con cui portare avanti il nostro progetto» spiegano. «Il nostro sogno sarebbe recuperare un vecchio magazzino agricolo (che si trova ai margini di un bosco) da mettere a disposizione di bambini, genitori ed educatori.
Come accennato precedentemente, non vorremmo seguire un’unica corrente di pensiero perchè siamo convinti che ci sia del buono in ogni filosofia/pedagogia che mette al centro il bambino, nella direzione di volerne rispettare i tempi, alimentarne la naturale curiosità, dargli totale fiducia e soprattutto gli strumenti per diventare un adulto equilibrato e libero. Per libero intendiamo consapevole, critico ed eticamente rispettoso della Natura, esseri viventi, umani e non umani, compresi. Questi sono i valori che vorremmo trasmettere e radicare in nostro figlio. Non vogliamo fissarci su come insegnare le tabelline. Per il nostro modo di vivere e vedere la vita, le tabelline non sono un problema, quando sarà il momento Riccardo troverà il suo modo per impararle. Per noi è un problema l’alienazione dell’essere umano dalla Natura che si porta dietro l’infelicità, la solitudine, la sfrustrazione e la cattiveria tipica di questo periodo storico».
«Ed ecco perchè il bosco. L’essere umano è un animale e il suo ambiente naturale è appunto la Natura. La nostra mente si è evoluta, ma il nostro corpo mantiene la fisiologia delle nostre Madri e dei nostri Padri che vivevano nelle caverne. Abbiamo quindi bisogno della luce del sole, dell’aria buona che ci donano gli alberi, abbiamo bisogno di camminare, di correre, arrampicarci e sporcarci da capo a piedi di fango. Vivendo fin dall’infanzia in questo modo, difficilmente da adulti si tenderà ad ignorare o non rispettare questo povero pianeta che ci ospita. Un’aula chiusa da quattro mura e con luce al neon, quindi, non fa per noi. Permettere al nostro corpo di vivere a contatto con la Natura stimola la nostra mente. Siamo quindi pronti per poter Conoscere. Qui i bambini dai sette ai quattordici anni potrebbero avere a disposizione strumenti, educatori e libri per apprendere come costruire, coltivare, dipingere, suonare, eccetera. Come si suol dire, il limite è solo la fantasia. Gli adolescenti, poi, dovrebbero poter “lasciare il nido” e frequentare realtà diverse, vicine alle inclinazioni di ciascuno. Forse a qualcuno verrà il dubbio che tentiamo di regredire e magari qualcuno si immagina mancanza di corrente elettrica oppure acqua corrente. No, niente di tutto questo, ma nemmeno schiavi delle comodità e della tecnologia. Ad esempio, siamo per i rapporti umani senza un monitor che funga da intermediario, ma allo stesso tempo sfruttiamo il potenziale di internet per accorciare le distanze geografiche. Fermo restando che i bambini più tardi conoscono televisione, computer, ecc. meglio è. E non si pensi che così facendo si limiti il loro sapere: queste nuove generazioni la tecnologia l’hanno nel sangue e sapranno usare benissimo un tablet anche se lo vedranno per la prima volta a dodici anni».
«Il nostro progetto – prosegue Manuela – non è niente di eccezionalmente nuovo oppure eclatante, ma solo un ambiente naturalmente stimolante, modelli di adulti etici da seguire, ma anche, quando sarà il momento, da mettere in discussione per poter migliorare. Restituiti questi presupposti ai bambini, il resto lo fanno proprio i bambini. Questi esseri meravigliosi, biologicamente perfetti, che sanno come si prende il latte dalla mamma senza bisogno di spiegazioni, che imparano a parlare e camminare semplicemente imitando. I bambini hanno già in sé la capacità e la voglia di imparare, non c’è bisogno che un adulto cerchi di “mettersi nella loro testa” per capire qual è il modo migliore affinchè si riescano a creare dei piccoli geni nel più breve tempo possibile. Noi lo vediamo tutti i giorni con il nostro piccolo Riccardo che preferisce, ad esempio, fare colazione con due fette di melone piuttosto che con una fetta di torta avanzata dal suo compleanno. Lasciato libero di esprimersi, sceglie sempre la cosa migliore, che tende in modo sano alla vita. Libero di esprimersi non vuol dire assolutamente che può distruggere la casa oppure andare a letto a mezzanotte, ma vedere soddisfatte le proprie esigenze (che sono cosa ben diversa dai capricci, che in realtà non esistono..). Io e mio marito ci poniamo in ascolto, cerchiamo di non sconvolgerlo nella sua routine, di farlo sentire sicuro che non sarà lasciato solo ad affrontare le sue difficoltà. Noi ci sentiamo “gli strumenti” attraverso cui Riccardo concretizzerà le sue potenzialità. E così, secondo noi, dovrebbe essere la scuola: accogliente e rassicurante nella prima infanzia, stimolante e varia fino all’adolescenza in modo da essere un trampolino di lancio per partire per l’avventuroso viaggio di ricerca di sé fuori dal nido, che è sì rassicurante, ma che ormai non basta più. Quindi nella nostra mente questo progetto è una scuola nella definizione, ma nei fatti vuole ricreare la vita. Una vita comunitaria, libera dalla competizione e dalla prevaricazione che crediamo non facciano parte dell’Uomo. E magari la vita che hanno vissuto i nostri nonni, liberi di correre scalzi sull’erba, con non solo i genitori come punti di riferimento, ma anche gli zii, i vicini di casa e con i bimbi dell’intero paese come sorelle e fratelli».
«Abbiamo appena gettato le fondamenta: abbiamo gli spazi; abbiamo le idee; abbiamo la passione. Come detto nelle prime righe cerchiamo genitori che abitino nei dintorni di Gaggio Montano e che abbiano la voglia e le energie per far decollare questa opportunità. Sul gruppo FB “Scuola Libertaria Gaggio Montano e dintorni” qualcuno si è già iscritto e stiamo iniziando a conoscerci virtualmente. Il nostro progetto di scuola è molto legato al nostro cambio di vita. Ci stiamo raccontando sulla pagina FB “Cason dell’Alta” dove troverete motivazioni, altri nostri progetti e sogni».
Potete scrivere su casondellalta@gmail.com anche solo per curiosità!