L’intervento di Lucia Carpi, specialista in pratica psicomotoria aucouturier e formatrice, sulla relazione educativa, gli spazi e l’educazione corporea.
«L’attuale allarme Covid ha messo in luce la necessità più che mai urgente di riflettere su temi che già da tempo meritano una riflessione consapevole e aggiornata: quello della relazione educativa di fronte alle emozioni dei bambini, quello degli spazi educativi (interni ed esterni), quello dell’educazione corporeo-esperienzale (essi sono tra loro interdipendenti, il primo all’origine dei successivi). Ebbene, l’improvviso e forzato annullamento delle emozioni di relazione diretta, degli spazi educativi e dell’esperienza corporea ha oscurato l’essenza del processo educativo stesso mettendo in luce la crucialità di quelle stesse emozioni, quegli stessi spazi e corpi che abitano i processi educativi. Ora: capire con precisione cosa è mancato e conoscere le leggi naturali che lo regolano è il primo indispensabile passo per la formulazione di un sistema nuovo, di qualità, in grado di vivere e manutenersi in consapevolezza. L’allarme, dunque, evidenzia in modo nitido il problema rendendolo al contempo promemoria e punto di partenza: non c’è educazione senza una relazione che sappia scambiare emozioni attraverso corpi/azioni in spazi adeguati. Perché?
L’educazione è una questione maieutica e pertanto si basa sull’interazione corporeo-emozionale tra i soggetti in causa. I corpi e le emozioni espresse dal movimento/dalle azioni non possono essere escluse dal processo e anzi, come rivelano le più aggiornate ricerche nel campo delle neuroscienze e dell’epigenetica (Ammaniti e Gallese, 2014; Siegel, 2001; Gallese, Migone e Eagle, 2016; Lucangeli 2017 e 2019), necessitano di essere messi al centro dello sguardo educativo al fine di garantire la buona qualità di educazione e apprendimenti. Ecco la differenza tra educare ed insegnare; ecco perchè i bambini possono apprendere molte cose a distanza ma a distanza non possono essere educati. C’è molto altro: affinché il cervello si sviluppi in modo elastico, integrato e completo è necessario che il bambino compia il maggior numero possibile di esperienze corporee (sensoriali, motorie) e che le emozioni attivantesi vengano viste da qualcuno in grado di condividerle, rispecchiarle, elaborarle in una dimensione di piacere condiviso. Se ciò non avviene è possibile parlare di disarmonie di crescita: il bambino fatica ad imparare (per diverse difficoltà strumentali –es. di attenzione, di organizzazione spazio/temporale e del gesto), a relazionarsi con sé e/o con gli altri (bambini intelligenti ma fragili e/o insicuri) o fatica ad apprendere dall’esperienza (i piccoli in stato di agitazione o inibizione motoria) (Carpi 2018, 2019).
Dunque parole, azioni, posture, sguardi, espressività corporea del bambino veicolano prima di tutto le emozioni che il bambino chiede all’adulto di rispecchiare e, per sua natura, attraverso quello stesso canale preferenziale, desidera ricevere risposta. Va da sé che il linguaggio corporeo e verbale dell’adulto non possano essere lasciati al caso o all’empatia occasionale: è necessario l’impegno adulto a comunicare in modo consapevole riconoscendo le proprie emozioni e gestendole in modo utile all’infanzia.
Quanto detto sinora può essere riassunto in ciò che ho definito primo BEN (il primo Bisogno Educativo Naturale –Carpi, 2017, 2020): E’ bisogno innato, biologico e imprescindibile alla crescita armonica essere corpo in movimento (in spazi sufficientemente ampi), in relazione a qualcuno in grado di rispecchiare consapevolmente le emozioni che vi si attivano. In altre parole il bambino (0-10) potrebbe dire. “Caro adulto, ora che lo sai non dimenticare: per mia natura io penso e mi relaziono agli altri così come ho potuto essere corpo/azione in relazione a te e alla tua capacità di vivere e riflettere le emozioni. Perciò, prima di tutto, conosci e impara a gestire ciò che provi: solo così potrai comunicare consapevolmente con il tuo corpo e le tue parole saprai quindi accogliermi e rispecchiami in modo utile per me”.
Si tratta dunque di trasformare in uno strumento professionale quel materiale umano fatto di emozioni (piacevoli quanto dolorose) affinchè l’attivazione empatica degli insegnanti non venga rimessa all’occasione favorevole ma divenga strumento di utilizzo consapevole, mirato e in costante manutenzione. Se questo è necessario nei passaggi che normalmente accompagnano ogni processo educativo si rende più che mai indispensabile nelle situazioni d’emergenza. Ma come concretizzare questa più che mai urgente trasformazione?
Per nostra fortuna non c’è un unico modo attraverso il quale maturare la consapevolezza necessaria ad esprimere la solidità e l’affidabilità di cui necessita l’infanzia. A questo proposito da tempo la pedagogia psicomotoria offre il proprio contributo alla ricerca di risposte sensate e possibili: comprovati strumenti educativi a supporto del lavoro di educatori e insegnanti (Nicolodi 2008, 2011, 2018; Carpi, 2017). Si tratta di: 1. Aggiornamenti specifici sul gioco psicomotorio a scuola e sul disagio educativo (comprovate metodologie di accoglienza e risposta ai bisogni educativi 0-10), 2. Formazione personale attraverso la via corporea (corsi tenuti da formatori psicomotricisti specializzati e rivolti a chiunque sia impegnato professionalmente nell’aiuto alla crescita) 3. Supervisioni educative rivolte al team insegnante: si tratta di manutenere gli strumenti acquisiti comprendendo il bisogno-diritto di condivisione e rispecchiamento professionale.
Dov’è oggi il corpo insegnante? Saprà aiutarsi ad aiutare? Saprà riconoscere il proprio dolore, lo smarrimento e la fatica per poi attivarsi ad accogliere le emozioni che l’infanzia esprimerà attraverso le parole e le non parole? Saprà predisporre spazi, tempi, esperienze appositamente destinati alla libera espressione dei piccoli per l’ascolto dei loro veri bisogni?
Una lunga avventura inizia sempre con il primo passo e questa crisi potrebbe rivelare un’opportunità epocale se solo si iniziasse con piccoli e coraggiosi passi nella direzione utile».
Riferimenti bibliografici
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Bruce H. Yang e altri, (2002), L’assistenza psicologica nelle emergenze, Trento, Erickson
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Carpi L. (2018), Il contributo psicomotorio: lo sguardo e la relazione oltre la soglia. In Farné R., Bortolotti A., Terrusi M. (a cura di), (2018), Outdoor education: linee teoriche e buone pratiche, Roma, Carocci.
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