«Seguiamo la rotta del buon senso»: così Ombretta Barbieri, mamma e insegnante Steiner Waldorf, in questo “tempo strano e fermo”.
Ecco il bell’intervento di Ombretta Barbieri, insegnante in un Giardino d’infanzia Steiner Waldorf.
«Viviamo una forzata chiusura dell’attività, viviamo l’assenza di contatto con i bambini e ci chiediamo quali possano essere i loro disagi.
Sento oggi di vivere un tempo “sospeso”.
Mi spiego meglio. La prima settimana di interruzione è stata talmente scioccante, che ne ho quasi approfittato. Ho messo in ordine casa, ho aggiornato il mio diario di lavoro quotidiano. Come insegnanti, abbiamo ancora tenuto collegi dal “vivo” , non era vietata ancora questa possibilità.
Poi si sono susseguite le informazioni e le nuove ordinanze, e il tempo si è dilatato.
Dunque la mia quotidianità è cambiata, scandita da conference call con le più svariate piattaforme , di cui non conoscevo l’esistenza, collegi di scuola, collegi di regione, collegi interregionali…
Si perché essere insegnante Waldorf vuol dire essere collegati strettamente a una rete di contatti che si allunga in tutta Italia, e credo che sia questa la nostra forza: essere uniti da un ideale spirituale, riconoscerci tutti nella corrente della pedagogia Waldorf, condividere un’idea dello sviluppo dell’essere umano in tutti i suoi piani dal fisico allo spirituale.
I bambini non li vedo nella quotidianità, ma sono nel mio cuore e nel mio pensiero, nella retrospettiva che precede la notte, ci sono nei miei gesti quotidiani, come preparare i regali di compleanno, i teatrini, le candele, i girotondi. Cerco con i colleghi di preparare contenuti che abbiano senso per i genitori e che diano anche un sostegno pratico.
Svolgere i lavori di casa tutti i giorni dà un senso ai gesti.
Stendere i panni, piegarli da asciutti, cucinare, lavare, togliere la polvere. Sono tutte attività che insieme al disegnare, dipingere, svolgere semplici giochi con le dita, cantare e raccontare fiabe, definendo un ritmo nella giornata che si ripeta di giorno in giorno, porta serenità ai bambini ricollegandoli alla vita del Giardino d’Infanzia.
I disagi dei bambini della fascia di età del primo settennio sono legati strettamente ai disagi degli adulti che si occupano di loro. Un bambino piccolo è felice di stare con la sua famiglia o con un adulto di riferimento, sempre lo stesso.
Il bambino si misura nella relazione con gli altri attraverso la mediazione dell’adulto. Se siamo sereni e consapevoli del nostro ruolo di educatore come mamma, papà, nonni e “tate”, possiamo cercare dentro di noi leggerezza e un po’ di umorismo per sdrammatizzare le lunghe giornate insieme.
Siamo noi adulti a essere i “registi” delle giornate dei bambini, alternando momenti di concentrazione con momenti di espansione definendo ad esempio gli orari dei pasti e dell’andare a letto. Se seguiamo la rotta del buon senso, navigheremo presto fuori da queste acque torbide, andrà tutto bene; non perché è uno slogan ma perché è viva in noi la verità di questa affermazione, e ciò rassicurerà i bambini.
Ciò che viviamo in questo tempo ci insegna a prenderci cura di noi, delle persone vicine, ma ci chiede di prenderci cura dei nostri pensieri, ci svela come questi ultimi siano potenti, ci richiama a una meditazione attiva e “sveglia”; ci insegna che incontrare l’altro è un dono che mai dobbiamo dare per scontato.
Da qui voglio imparare a respirare con e per il futuro, rammentando che insegnare è un privilegio perché il futuro all’ennesima potenza lo incontri tutti i giorni nei bambini».