Una scuola gratuita, ispirata alla pace, creata dalla Fondazione Ayni di Thiago Berto in Brasile. Scopriamola.
Riportiamo l’intervista a Thiago Berto, fondatore dell’esperienza educativa Ayini a Guaporè, nel Rio Grande do Sul, in Brasile. L’intervista è comparsa sul portale web “Eu sem fronteiras” ed è stata tradotta per noi da Fabiola Rapassi, che ringraziamo.
Abbiamo conversato con Thiago Berto, che ci racconta cos’è la proposta pedagogica libera e diretta all’essere attiva in Brasile, nata grazie alla Fondazione Ayni.
Eu sem Fronteiras: Parlaci un pò della tua vita, dall’infanzia fino al momento di interrompere gli studi alle medie e il motivo di questa decisione.
Thiago Berto: Ho vissuto fino ai 16 anni a Guaporè, all’interno di Rio Grande do Sul; mia mamma è venuta a mancare quando io avevo 12 anni, ma fino dai nove anni già non avevo molti contatti con lei, perché si sottoponeva a un trattamento per la leucemia che faceva a Curitiba. Dai 12 ai 16 anni la mia vita si è svolta a Guaporè, mi sono preso cura dalle mie sorelle più piccole, della casa e ho dovuto gestire al meglio mio padre, che era alcoolizato e molto violento. Questo è stato il mio campo di concentramento; ma non sono una vittima, sono benedetto per aver ricevuto questa opportunità di pensare alla vita come qualcosa con più senso. La sofferenza mi ha fatto cercare il senso e mi ha dato il combustibile più importante per la mia vita professionale. La rabbia. Ho studiato molto sui computer e ho creato la mia azienda a 19 anni, perchè volevo dimostrare a mio padre che si era sbagliato. Ma sai cosa? E’ tutto perfetto! Tutto ha un perché. Sono stato cacciato da casa a 16 anni (oppure ho avuto una bellissima spinta), sono andato a Porto Alegre e lì ho capito che non volevo più occupare il mio tempo finendo le superiori. Ho usato questo tempo per dedicarmi a studiare le reti di computer da solo ed è stata una di tante altre decisioni particolari che mi hanno portato ad essere dove sono oggi.
ESF: Tu hai creato una azienda molto presto. Perche hai deciso di lasciarla? Cosa hai visto in quel decennio di vita che ti ha fatto cambiare.
TB: Ho fondato l’azienda con un socio amico a 19 anni, a 29 mi sono fermato a pensare e valutare dove volevo andare. In quell’anno ho deciso che avrei lavorato in azienda fino a 40 anni e in qualche modo l’avrei lasciata per dedicarmi ai miei sogni. L’accordo ha funzionato fino ai 30. L’azienda era all’apice della sua storia e paradossalmente il successo mi faceva sentire un gran vuoto. Un gran punto interrogativo. Perché? A che scopo tutto questo?
ESF: Ho letto che il Butan ti ha affascinato. Che cosa c’era là?
TB: Un paese tranquillo, un altro pianeta! Altri valori, un posto che mi ha permesso di stare con me stesso. Sopportare, abituarsi e amare la mia stessa compagnia. Il Butan è un paese bellissimo con valori di cooperazione, sostenibilità e governabilità che hanno influito moltissimo su quel che penso oggi della politica e della imprenditorialità.
ESF: Racconta com’è stata l’esperienza di viaggiare in tanti paesi. Cos’altro ti ha fatto vivere?
TB: Viaggiare in molti luoghi mi è servito a due cose. Conoscere me stesso. Perché io ero fuori del mio habitat naturale; ho viaggiato in modo molto semplice e questo mi ha fatto connettere con me stesso. La seconda cosa è stato amare il posto dove vivo oggi. Dare valore a Guaporè, la terra che ho lasciato a 16 anni.
ESF: Perché cerchi una pedagogia alternativa? Hai trovato questo modello in Perù? Cos’altro ha catturato la tua attenzione là?
TB: Non cerco una pedagogia alternativa. La nostra pedagogia si basa sul fatto che l’adulto accetta di tornare dentro se stesso, perdere il controllo ilusorio che ha sulle cose. La nostra pedagogia è una forma di vita. In Perù ho guardato i bambini in modo nuovo, con più rispetto, alla pari, e questa è stata la scintilla di cui avevo bisogno per tutto quello che è venuto dopo.
ESF: E’ ovvio che la nostra educazione non regge più. Valori importanti come l’amore, il rispetto del prossimo, la solidarietà potrebbero essere insegnati ma questo non accade. Ci insegnano a imparare l’ovvio, a laurearci, ad andare all’università e a rimanere in quello sistema chiuso.
TB: La nuova società che vogliamo, una nuova prospettiva riguardo a politica, religione, famiglia, economia ed educazione, comincia dal nuovo adulto, dal nuovo essere umano, che decide di smettere di delegare responsabilità all’esterno e di smettere di cercare riferimenti esterni a sé. E decide di assumersi la responsabilità del suo percorso interiore. Di guardare a se stesso. Riconoscere cos’è il buono e cos’è il cattivo, la luce e l’ombra, ciò che può essere corrotto quanto un politico ma anche santo come Gandhi. Siamo tutto! E possiamo scegliere cosa esprimere. Il percorso che ci porta a guardare verso noi stessi non è facile, ma è probabilmente l’unico elemento onesto e vero della nostra esistenza.
ESF: Riguardo all’economia solidale, cosa più ti tocca in questo?
TB: La cosa che ritengo più utile è usare il business perché generi risorse per fare qualcosa di magico e profondo nel mondo. Qui ed ora. L’economia solidale non è carità. E’ l’imprenditoria per quello che serve.
ESF: Raccontaci qualcos’altro sul progetto della Scuola Ayni.
TB: L’Ayni è un movimento sociale, che vuole influenzare la cultura, l’ambiente circostante, indurre un nuovo atteggiamento nelle persone. L’Ayni propone qui ed ora pratiche e iniziative di una società che spesso immaginiamo solo nel futuro. Una nuova forma di essere, un nuovo modo di vedere e interagire con tutto. Cominciamo dal nostro sguardo verso noi stessi, verso i bambini, il mezzo ambiente e l’economia.
ESF: Ho visto che usi il crowdfunding per la scuola. Credi che le persone si stiano mettendo in rete per appoggiare progetti locali e/o con una forte identità?
TB: Sto ancora imparando a conoscere il finanziamento collettivo. E’ una buona iniziativa, anche se non approvo le ricompense. Mi suonano come una energia antica. Un giorno doneremo e sosterremo solo perché è giusto farlo e questo sta alla base di un altro concetto che mi affascina: l’economia del dono.
“Quero expressar minha gratidão por poder falar mais de meu caminho nessa vida. Ele é influenciado pelos passos de todos. Estamos todos conectados. Somos uma malha. Estamos no mesmo trem, indo para o mesmo lugar. Assim é o plano e o projeto de evolução da humanidade.”
– Thiago Berto
Info: www.fundacaoayni.org