A Roma è nato il progetto “A ruota libera. Educazione di città” promosso dall’Associazione Gorilla: esperienza educativa per bambini dai 3 anni di età.
La location sarà il Parco delle Betulle, un parco pubblico in viale Lina Cavalieri (zona Serpentara – Nuovo Salario) a Roma. Nella necessità di un posto coperto, le attività si spostano nella struttura di via Piero Carnabuci 28 (adiacente al Parco). La partenza è prevista per settembre 2019 e la prima fase terminerà a maggio 2020.
«Il progetto nasce dalla volontà di offrire un’esperienza educativa a bambini, dai 3 anni, che permetta loro di apprendere attraverso l’esperienza diretta della vita e crescere in un ambiente in cui sia centrale la libertà di essere se stessi – spiega Ilaria Pelati dell’associazione Gorilla – In questo percorso i bambini saranno accompagnati in un cammino che li aiuterà a conquistare la capacità di scegliere liberamente come, quando, che cosa, dove, con chi e attraverso cosa imparare. Ciò si rispecchia pienamente con quella che è la definizione di educazione libertaria, la quale è alla base del nostro agire e sentire pedagogico».
«Tale visione, in sinergia con i principi dell’outdoor education (educazione all’aria aperta) viene vissuta in un contesto in cui la natura, così come la città, diventa Maestra e strumento di apprendimento privilegiato. È in questo modo che intendiamo restituire all’ambiente, al quartiere, alle persone, e quindi alla città il suo ruolo educante. Offrire ai bambini la possibilità di vivere all’aria aperta significa donare loro infinite occasioni educative poiché ognuna di esse rappresenta un grande veicolo di conoscenza, significa dargli la possibilità di imparare facendo, imparare dall’esperienza. È quella che Trasatti, definisce “educazione incidentale”».
«Uno degli obiettivi del Progetto è quello di creare, insieme ai bambini, una dimensione all’interno della quale venga abolita ogni forma di autorità e di gerarchia, rispettosa dei tempi, degli spazi e degli interessi di ognuno conformandosi, nella pratica, non come educazione, bensì come autoeducazione – prosegue Ilaria Pelati – Questo termine pone il focus sulla libera espressione di sé stessi, della propria personalità piuttosto che sulla trasmissione di conoscenze e imposizione di atteggiamenti. Di conseguenza tra la figura dell’educatore e quella del bambino si delineano dei confini molto labili e interscambiabili che vedono l’adulto come facilitatore, all’interno del percorsoutoe aducante del bambino. Intraprendendo questo cammino è così offerta ad ogni bambino la possibilità di riappropriarsi della propria infanzia, di vedere valorizzate quelle competenze e quei talenti che gli appartengono naturalmente. Un viaggio, quindi, attraverso il complesso sentiero verso la Libertà, dove Responsabilità, Autonomia, Rispetto, Cooperazione e Autoregolazione sono le fondamenta su cui poggiare, secondo i tempi e i ritmi di ognuno. In linea con la volontà descritta, crediamo sia necessario che l’apprendimento non venga differenziato e categorizzato in modo arbitrario dividendolo in “materie”, ma che piuttosto venga assecondato, guidato e valorizzato il flusso di curiosità dei bambini stessi che da solo custodisce infinite e preziose possibilità di apprendimento. Questa convinzione è sostenuta anche dalle neuroscienze e dalla neuroeducazione secondo cui si apprende in modo autentico solamente da ciò che ci interessa, ovvero da ciò che attira la nostra curiosità e che ci fa emozionare».
«Tali idee portano alla conformazione di un orientamento didattico all’interno del Progetto di questo tipo:
– assenza di lezioni frontali, di interrogazioni e di compiti a casa, perché essi fanno parte di una visione autoritaria dell’educazione, in cui l’insegnante è detentore del sapere;
– assenza di voti e giudizi, poiché, in un’ottica in cui non c’è un tragitto prestabilito e predeterminato valido per tutti, ma ognuno ha un proprio percorso unico e speciale, non può esservi “giusto” o “sbagliato”.
– l’accettazione dell’errore, come strumento di apprendimento, perché, come dice Gianni Rodari, “sbagliando s’inventa”;
– una gestione flessibile del tempo e dello spazio per poter seguire il bambino nei propri interessi, facendo in modo di non interrompere il flusso d’apprendimento in cui il bambino o il gruppo sono immersi;
– la presenza di strumenti diversi per reperire informazioni (in opposizione al predominio del libro di testo), in cui i bambini siano accompagnati a trovare da sé tutte le conoscenze di cui hanno bisogno (libri, enciclopedie, nuove tecnologie, ricerche sul campo, ecc);
– l’utilizzo, da parte degli educatori, delle Indicazioni Nazionali per il Curriculo per la Scuola dell’Infanzia e per la Scuola Primaria, che consideriamo un mare su cui ognuno può navigare seguendo la propria rotta».
«In un percorso di questo tipo risulta imprescindibile e fondamentale il rapporto con le famiglie che, a partire da una scelta importante, si trovano a confronto con paure, dubbi, aspettative, ma anche con le proprie convinzioni ed emozioni, essendo sempre guidate dal forte desiderio di offrire ai propri figli l’ambiente che considerano più adatto alle loro esigenze – prosegue la portavoce dell’associazione – Una scelta, quindi, nella quale è implicita la necessità di partecipazione ed interesse, la fiducia nei confronti delle figure dei facilitatori, la disponibilità al dialogo, l’impegno affinché i bambini possano percepire una linearità e una coerenza tra ciò che si respira nell’ambiente domestico e ciò che si vive nelle ore “scolastiche” che non sono più quindi intese come una delega rispetto all’educazione, ma che al contrario presuppongono da parte di tutti gli adulti (facilitatori e genitori), un cammino e un approccio pedagogico condiviso e affiatato».
Ecco la giornata tipo, puramente indicativa:
8.30-9.00 Accoglienza e gioco libero
9.00-10.00 Cerchio e Merenda
10.00-12.00 Attività
12.00-13.00 Pranzo
13.30 Prima uscita
14.00-15.30 Secondo cerchio + attività/riposo
15.30-16.00 Gioco libero
16.00 Seconda uscita
«Per quanto riguarda il pranzo, per il primo anno si è pensato di optare per il pranzo al sacco a carico delle famiglie, per non gravare sui costi e per ovviare a problematiche organizzative. Negli anni successivi si potrà pensare ad un’organizzazione dei pasti di tipo diverso. Anche la merenda è a carico delle famiglie – prosegue Ilaria Pelati – Le attività proposte saranno programmate dagli educatori in base all’osservazione, nei giorni precedenti, degli interessi e delle curiosità dei bambini, tenendo a mente le “linee guida” presenti nelle già citate Indicazioni nazionali del MIUR. Le attività abituali come il Cerchio e il Gioco Libero sono di per sé educative: sono per noi momenti di grande importanza in cui sperimentare l’autogestione, la cooperazione, il confronto democratico, l’autonomia ed il senso d’appartenenza al gruppo. Far parte di un progetto come questo significa allenarsi ogni giorno alla democrazia, intesa come “governo del popolo” e non come supremazia della maggioranza. Un allenamento che, proprio perché vissuto e non raccontato, può veramente assumere le caratteristiche di un’ educazione alla pace, intesa come sviluppo delle capacità necessarie al rispetto reciproco, alla valorizzazione delle differenze, alla convivenza pacifica, al confronto. Ciò che ci preme sottolineare sono le solide basi di ricerca, non solo per l’esperienza dell’A.s.d. Gorilla ma anche e soprattutto per le molteplici sperimentazioni di educazione libertaria e di outdoor education presenti in Italia e nel Mondo da secoli. Si erige perciò su delle stabili fondamenta teoriche ma anche su accertate sperimentazioni pratiche».
FINALITÀ
«Il progetto si pone finalità che riguardano l’individuo, considerato naturalmente interdipendente all’ambiente che lo circonda, e per questo non possono essere esclusivamente dirette al singolo ma assumono caratteri anche collettivi e sociali – continua la portavoce dell’associazione – Esse vengono sintetizzate nel seguente modo:
– Creare una realtà in cui venga resa evidente ad ogni individuo (a prescindere da età anagrafica, sesso o ruolo) la connessione profonda tra gli esseri viventi e l’ambiente che li circonda, fatto di relazione, incontro, empatia e rispetto per l’altro da sé (che sia un luogo, un altro essere vivente o un oggetto);
– Ri-pensare la città come una grande aula a cielo aperto, capace di offrire molteplici spunti educativi, grazie anche alla creazione di diverse reti con commercianti, artigiani, professionisti di vario genere, siti museali ed archeologici, scuole, associazioni, ecc. che possano svolgere un ruolo pedagogico attivo e contribuire alla formazione dei partecipanti al progetto, in un clima non giudicante e di scambio continuo, in linea con i principi esplicitati nel “Manifesto dell’educazione diffusa”;
– Valorizzare il quartiere Serpentara, offrendo uno spazio in cui bambini e famiglie possano sperimentare la potenza della convivenza pacifica tra gli esseri umani, in un contesto accogliente, non giudicante e in cui il singolo possa esprimere liberamente il proprio sé ed i propri talenti in maniera armonica con gli altri;
– Sperimentare pratiche di democrazia, intesa come confronto, partecipazione, responsabilità, rispetto reciproco e gestione pacifica delle situazioni di conflitto e non più come supremazia della maggioranza, in modo da abolire ogni logica di potere;
– Ostacolare la dispersione scolastica e l’analfabetismo di ritorno, mantenendo acceso quel desiderio di apprendere che ogni individuo naturalmente possiede;
– Sperimentare un modo di fare educazione che sia veramente “pubblico”, non solo dal punto di vista economico ma anche e soprattutto della partecipazione e del coinvolgimento;
– Contrastare il “deficit di natura”, offrendo ai bambini la possibilità di viverla anche e soprattutto all’interno della città;
– Creare una comunità in grado di abbandonare le logiche opportunistiche, competitive e di deroga, per riscoprire la responsabilità e l’impegno di ognuno nei confronti dell’ambiente in cui è inserito».
ORGANIZZAZIONE INTERNA
Il Progetto è ideato e gestito dall’A.s.d. Gorilla, che si occupa dunque della sua realizzazione, programmazione, gestione e comunicazione con l’esterno. La struttura del Progetto, a livello pedagogico ed organizzativo, viene perciò gestita dallo staff educativo di Gorilla che ad esso prenderà parte.
L’andamento del Progetto verrà poi monitorato anche grazie alle Assemblee in cui lo staff si riunirà con i genitori dei bambini ad esso aderenti. Queste saranno occasioni preziose di conoscenza, scambio e dialogo; un modo per creare, costruire e curare quella fiducia necessaria che possa permettere al bambino di autoeducarsi senza ricevere discordanze tra ciò che vive a casa e ciò che vive nelle ore in cui partecipa al progetto. Inoltre, le assemblee saranno momenti di aggregazione importanti per creare quella comunità necessaria a portare avanti progetti di questo tipo.
Durante le assemblee sarà, inoltre, possibile organizzare, aggiornare e discutere insieme ai genitori, aspetti della vita quotidiana del progetto, quali:
– Organizzazione pasti
– Proposte e programmazione gite
– Organizzazione eventi
– Scelta della scuola in cui i bambini dovranno effettuare l’esame di fine anno (qualora ci fossero bambini con età maggiore ai 6 anni).
Il rapporto con i genitori verrà, inoltre, curato attraverso colloqui individuali in cui porre l’attenzione sul bambino e sul suo percorso (e di quello della sua famiglia) all’interno del progetto. Sia i colloqui che le assemblee verranno calendarizzati a Settembre 2019.
Per chi volesse saperne di più QUI IL SITO WEB DELL’ASSOCIAZIONE GORILLA