L’ideatrice di ScuolAgire, Adele Caprio, porta i suoi corsi di formazione di nuova pedagogia nelle scuole pubbliche e ci riporta un’esperienza molto positiva.
ScuolAgire è un progetto nato tre anni fa in seguito alla pubblicazione del libro ‘Pedagogia, un’arte in divenire’ (Ed. Anima, Milano, 2014) di Adele Caprio, dopo una ricerca durata svariati anni sulle metodologie educative alternative alla scuola pubblica sul territorio italiano.
In questi ultimi tempi ha portato la sua attività di formazione degli insegnanti all’interno della scuola statale e ne ha riportato un’esperienza molto positiva. Che ci racconta, partendo dai suoi inizi e da quando, nel 2014, è stata tra i promotori di “Tutta un’altra scuola”.
«Grazie all’uscita del libro sono entrata in contatto nel 2014 con la redazione del mensile Terra Nuova e in particolare con Claudia Benatti che aveva in animo di creare un tavolo tecnico capace di dare vita a un evento che mettesse attorno allo stesso tavolo tutte queste pedagogie – spiega Adele – L’evento, che non ho paura a definire ‘storico’, ha avuto luogo il 13 settembre 2015 a Vaiano (Prato) con un’affluenza davvero straordinaria di genitori, educatori e bambini. Durante e grazie a questo evento, che fu chiamato significativamente ‘Tutta un’altra scuola’, ho avuto modo di confrontarmi con decine e decine di persone delle più svariate provenienze su come coadiuvare il cambiamento già in atto nella società e nella scuola nello specifico. Così, con il team dell’associazione Le Nuvole, di cui sono da dieci anni la presidente, abbiamo deciso di dare vita ad un corso di formazione su base psicosintetica che dia supporto sia ai genitori che volessero intraprendere la via dell’homeschooling, sia agli educatori che volevano invece mettersi alla prova nell’apertura di una scuola genitoriale. Il primo anno di corso è partito con grande entusiasmo a Viterbo ed a settembre partirà il secondo anno. Si, perché per poter decondizionare genitori ed educatori ‘cristallizzati’ da un’educazione a binario unico tipica del sistema nel quale siamo inseriti nel mondo occidentale, bisogna fare un lavoro di base che duri almeno due anni. A settembre partirà un primo anno anche nelle città di Firenze e Lodi».
«Dalle Tavole Rotonde fatte in questi anni in giro per l’Italia e dall’incontro con alcune insegnanti della scuola pubblica abbiamo pensato che sarebbe stato molto interessante strutturare degli incontri dedicati alla scuola pubblica e il 7/8 aprile abbiamo fatto il primo intensivo di Nuova Pedagogia in un istituto comprensivo di Teramo, seguito da un secondo incontro a Capannori il 22/23 dello stesso mese e un terzo ad Asti il 6/7 maggio. Ecco che qui la parola stupore diventa davvero la nota dominante. Diciamo che, come tutti, avevo anche io i miei pregiudizi sulle scuole pubbliche, sulla rigidità del metodo di insegnamento e sull’eccessiva burocratizzazione che occupa la maggior parte del tempo dei docenti che si caricano di stress e frustrazioni anche a causa di tutte le energie e le attenzioni che devono sottrarre al lavoro con i bambini».
«Per portare un messaggio di immediata fruizione ho focalizzato l’attenzione sui grandi maestri italiani che hanno fatto del cambiamento nella scuola pubblica il loro vessillo: Mario Lodi, Loris Malaguzzi, Lorenzo Milani, Gianfranco Zavelloni e, nutrita dalla mia buona volontà, sono andata con molta umiltà a portare la mia conoscenza e formazione nelle scuole pubbliche che mi avevano contattata… e qui, ancora una volta, viene fuori lo stupore. Prima di tutto dell’accoglienza, anche da parte delle più scettiche che, anche se non erano magari d’accordo su alcune tesi, hanno però ascoltato con pazienza e rispetto, il contributo teorico e pratico che ho portato loro. Ho lavorato sulle loro emozioni, paure e aspettative, ho parlato dei pionieri della Nuova Pedagogia rinfrescando loro la memoria sui metodi e sui principi di Rousseau, Montessori, Steiner… abbiamo poi fatto degli esercizi di mindfulness capaci di localizzare blocchi di paure sopite e mai risolte. Poi abbiamo toccati grandi temi come le ultime scoperte della fisica quantistica e di come usarle in ambito pratico nella vita di tutti i giorni. Infine, dopo una condivisione di cibo ed opinioni, ho dato loro alcuni spunti per applicare la Nuova Pedagogia, sin da subito, nelle loro classi. E ancora qui lo stupore quando, nel momenti dei saluti, c’è chi mi parla di quando ci possiamo rivedere, di chi mi chiede liste di libri da leggere o film da vedere sul tema, di chi non nasconde le lacrime e mi abbraccia come una parente che si pensava dispersa e poi ritrovata, di chi, ancora oggi, mi invia email di ringraziamenti e che, grazie al senso di gruppo che si è riuscito a creare durante gli incontri, non si sente più tanto solo nel credere e nel pensare che una nuova scuola non solo sia possibile, ma sia già in atto. A questo proposito allego la testimonianza di Paola Cipriani, maestra decana di Villa Torre in provincia di Teramo, colei che ha dato il battesimo ai nostri corsi intensivi nella scuola pubblica che ha in mente di iniziare una sperimentazione di Nuova Pedagogia, in accordo con il dirigente scolastico, in tutto l’Istituto Comprensivo di cui la sua scuola fa parte. Che dire… siamo solo all’inizio di una grande avventura che non sappiamo bene dove ci porterà. Molto probabilmente verso l’unica Riforma Scolastica possibile, quella che partirà dal basso e cioè dal cambiamento delle coscienze di chi nella scuola ci vive, ci lavora e si forma… maestri, bambini, genitori…».
L’intervento di Paola Cipriani.
«Questo è il mio trentaseiesimo anno di servizio nella scuola dell’infanzia pubblica, sono una docente “anziana”, ma io non mi sento così. Nonostante la mia età avanzata, il mio entusiasmo, la mia energia, la mia voglia di esserci, di fare, di conoscere è ancora viva e mi ha portato ad incontrare una persona speciale, Adele Caprio. Ci siamo conosciute 4 anni fa, quando la mia irritazione e la mia insoddisfazione erano al culmine per quanto riguarda il mio lavoro, quando una mia cara amica mi ha invitato a conoscere una persona che aiutava genitori a strutturare scuole private. Sono andata a questo incontro nelle Marche e ascoltando Adele ho riconosciuto un pezzettino della mia anima in lei! Così le ho proposto di venire a Teramo a presentare il suo libro. Nel frattempo la mia curiosità mi ha portato ad informarmi su altri metodi: “Scuola nel bosco”, “Scuola Steineriana”, “Scuola Montessoriana”, mentre nutrivo il pensiero delle contaminazioni. L’estate scorsa, ragionando con alcune amiche, ho proposto loro di organizzare una tavola rotonda che mettesse a confronto varie forme di pedagogia. Da lì è venuta fuori l’idea della tavola rotonda “Contaminazioni Educative”, a cui ha partecipato Adele ma anche esponenti della Montessori e della scuola steineriana. Analizzando, studiando, ragionando, determinata a far star meglio i bambini, a rispettarli, informando i genitori e le colleghe di quello che avevo intenzione di fare (anche se non era ancora chiaro neanche a me) ho iniziato a sperimentare ciò che era stato detto alla tavola rotonda! Poi è arrivata la proposta di Adele di organizzare un incontro propedeutico sulla nuova pedagogia».
«Avevo paura della poca affluenza da parte delle docenti e che il pensiero di Adele non sarebbe stato compreso. La scuola è un’istituzione molto importante, per cui avevo paura del giudizio delle colleghe e del dirigente. Nonostante tutto mi sono fidata e quando, alla fine degli incontri, Adele mi ha chiesto quale fosse stata la mia percezione del corso, non riuscivo ad esprimermi, ero bloccata dall’emozione perché tutto quello che lei ha detto in due giorni io l’ho sempre sostenuto, in tutta la mia carriera di maestra ho sempre applicato la Nuova Pedagogia anche se in maniera inconsapevole. Durante questo corso di formazione ho visto l’attenzione delle mie colleghe, ho visto la chiarezza di Adele nell’esporre tutto il programma, ho constatato la professionalità di Adele nel mettere tutte noi a nostro agio, ho constatato la sua comunicazione attenta e consapevole nell’esporre i suoi esercizi, ho osservato negli occhi delle colleghe l’entusiasmo nell’esporsi senza nessun timore, ho visto colleghe sorridere e giocare, ho percepito la loro gioia nel comprendere che il loro esserci consapevolmente sarebbe servito a far di più, ho compreso la loro sincerità, ho compreso i loro baci, ho capito i miei errori. Non sarò più sola a scuola, grazie Adele».
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