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Diamo alla scuola il volto dei bambini

Pubblicato il 28 dicembre 2015 0
La lettera di una mamma alle prese con la scuola elementare che non risponde alle esigenze del figlio. Parole toccanti, che devono far pensare.

La mamma in questione preferisce non comparire con nome e cognome per non creare disagi al figlio e alle insegnanti. Quello che segue non vuole essere un giudizio o chissà che altro, vuole essere uno spunto per arricchire il confronto e per invitare tutti a riflettere.
«Mio figlio, contrario da sempre alla scuola, inizia a formarsi un impianto teorico piuttosto interessante. E’ un tipo simpatico e divertente perciò tra il serio e il faceto ieri ci ha detto: “Ho le prove sicure che la scuola fa male! Come mai, mamma, quando torno a casa da scuola mi dici sempre di lavarmi le mani? E’ chiaro che la scuola attacca dei virus e ci sono batteri che fanno male ai bambini! E poi dove mi sono rotto il piede io? A scuola! E la maestra quando mi sgrida? A scuola! E il mangiare schifoso? A scuola! E’ una prigione solo che è peggio e all’ora d’aria in giardino, quando sono in punizione, neanche ci posso andare!”.
Il mio bambino ha 9 anni.  Il suo sogno da grande è girare  il mondo in un camper sul cui tetto allestirà (me l’ha promesso) un orto sinergico tutto per me per quando sarò vecchia e lo andrò a trovare. Contemporaneamente, naturalmente, farà il calciatore.

La settimana scorsa, all’ennesimo incontro con le maestre, la musica non cambia, ormai dalla prima elementare:  non si impegna, è distratto, è disordinato e via dicendo. Abbiamo un problema e se continua così “lo perdiamo”. Insomma, non va bene.
 Eppure lui a casa ha un quadernino su cui scrive storie divertenti e piene di fantasia,  legge i libri che gli piacciono, si entusiasma come un matto se lo porti in un museo (a patto che lo lasci libero di esplorare e che ti porti lui dove vuole, naturalmente), ha una passione per Salvador Dalì da quando è andato a vedere i suoi quadri e gli piacciono i musei di arte contemporanea. Ogni volta che ci andiamo si diverte a dare un nome alternativo alle opere che vede (a presa in giro, ovviamente). Gli piacciono gli animali, arrampicarsi sugli alberi e fare molte domande su Dio sul quale, dice, non gli tornano delle cose.
 Insomma, nelle cose che gli piacciono si impegna tantissimo. E’ un bambino come tutti gli altri, con un potenziale enorme.
Gli insegnanti sono importanti, sì. Proprio perché possono sviluppare in modo incredibile quel potenziale così come possono arrecare danni permanenti ai bambini. Hanno un potere enorme. Lo vedo, del resto, anche io in classe con i miei studenti che sono tutti adulti. Figuriamoci con persone che stanno crescendo. E’ in questo momento che si forma la fiducia in se stessi, la propensione a sentirsi forti e saldi o senza radici e senza punti di riferimento interiori. E’ in questo periodo che si interiorizza la paura che poi non ci abbandonerà più neanche da grandi e il senso di chiusura, costrizione oppure quello di rispetto e libertà per gli altri e per se stessi. E’ in questo momento che se ci viene consegnata un’immagine di noi precisa, tagliata col coltello attraverso il giudizio continuo e negativo, sarà ben difficile scrollarcela di dosso anche quando saremo adulti.
Ci vorrebbero condizioni diverse in cui lavorare e stipendi adeguati, non lo metto in dubbio. Ma anche una selezione reale sulla base dell’autentico amore per questo lavoro. E’ il primo passo per dare un volto diverso alla scuola».
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