Ma quanto zucchero c’è nelle bibite che beviamo? Gli studenti di Portogruaro lo hanno scoperto grazie ad una insegnante, Anna Macor.
Il termine insegnare ci arriva dal latino e significa «imprimere segni (nella mente)». Anna Macor, insegnante di scienze dell’Istituto paritario omnicomprensivo “G. Marconi” di Portogruaro, sa l’importanza del suo ruolo e ha deciso, in materia di educazione alimentare, di sviluppare un progetto che coinvolgesse direttamente i suoi alunni della casse Seconda. L’argomento trattato, ovvero la quantità degli zuccheri contenuti negli alimenti, nello specifico nelle bevande zuccherate, le ha permesso di svolgere un’indagine che ha coinvolto un centinaio di ragazzi della scuola. A spiegarci com’è nato il progetto, come si è sviluppato e soprattutto quali dati sono stati raccolti, è la stessa Anna Macor. 
Com’è nato questo progetto?
Durante quest’anno scolastico, in una classe seconda, ho sviluppato, in collaborazione con la collega di tecnologia, il progetto relativo alla corretta alimentazione e stile di vita. Queste tematiche sono una mia passione personale, (N.d.a. Anna assieme al marito conduce una fattoria “La fattoria di Sara e Giulia” a ciclo chiuso e condotta secondo i ritmi della natura) e ho notato un interesse, per questo argomento, anche da parte dei ragazzi. È infatti una tematica molto attuale perché spesso durante l’arco della giornata ci si trova a dover scegliere quale bibita bere e spesso non si presta attenzione agli ingredienti. L’idea è partita dalla lettura in classe di un articolo del professor Berrino , intitolato “Giù le mani dai bambini”. Da qui sono nate molte domande sull’utilizzo dello zucchero nell’alimentazione quotidiana e si è discusso inoltre sulle loro conoscenze e informazioni sugli zuccheri semplici e composti.
Com’è stato sviluppato il progetto?
Abbiamo costruito un questionario relativo al tipo di bevande che i ragazzi solitamente consumano a colazione, pranzo, cena, feste e compleanni per sapere se sanno da cosa sono compostele bibite e se secondo loro danno energia. Il questionario è stato dato a tutti i ragazzi della scuola secondaria, circa 100. Grazie ai dati raccolti, la professoressa di tecnologia ha fatto elaborare i risultati dai ragazzi sviluppando dei grafici, cogliendo così l’occasione per spiegare alcune nozioni di informatica applicate sui dati da loro stessi raccolti. Inoltre gli alunni hanno studiato le etichette delle bibite più bevute e quelle di alcuni alimenti a queste solitamente associati, come torte e merendine. Di quest’ultime sono stati poi confrontati gli ingredienti in etichetta dei prodotti confezionati e quelli utilizzati invece in casa, evidenziandone le diverse differenze dai punti di vista quantitativo e qualitativo. Lo zucchero è stato l’ingrediente più osservato, anche dal punto di vista chimico, differenziandolo tra semplice e complesso. Abbiamo inoltre valutato qua l è l’alimento più consumato dai ragazzi…ed ecco un altro carboidrato complesso: la pasta. Di quest’ultima, assieme alla professoressa di tecnologia, ne abbiamo analizzato qualità e caratteristiche partendo dal seme per arrivare al prodotto finito, organizzando anche una visita al pastificio “Sgambaro” di Castello di Godego (TV).
Come hanno elaborato le informazioni raccolte?
Gli alunni con le informazioni raccolte sono riusciti a mettere in piedi una piccola mostra. Da una parte hanno spiegato quali sono i principi di uno sano stile di vita costruendo una piramide alimentare, dall’altra, avendo affrontato in matematica l’argomento proporzioni, i ragazzi hanno potuto calcolare la quantità di zucchero presente nelle bibite più consumate organizzato un cartellone con molte marche di bevande note, e sotto a ognuna, in un sacchetto trasparente, lo zucchero in esse contenuto. Questa attività ha effettivamente mostrato lo zucchero che introduciamo e, facendo scoprire la “falsa innocenza” dei succhi di frutta, che invece contengono molti zuccheri. A conclusione di tale percorso abbiamo deciso di fare un’uscita a piedi percorrendo circa 6 chilometri fino a raggiungere un parco dove hanno giocato e successivamente, in accordo con il bar del posto, abbiamo fatto merenda con una torta di mele casalinga e tè. Speriamo di aver seminato qualcosa o di essere almeno riusciti a farli riflettere.
di Isabella Wilczewski