I ragazzi hanno bisogno di “guarire” dal “mal di scuola”? Guardate un po’ cosa propone una insegnante che ha provato a lavorarci…
Da un’esperienza pluriennale di insegnamento alle scuole superiori, che le ha permesso di osservare e raccogliere numerose criticità nelle modalità di approccio dei giovani all’esperienza scolastica, nasce il desiderio di una “prof” di provare a dare una risposta costruttiva ad un’esigenza forse ancora poco percepita o considerata. Quella del “mal di scuola”. Lei è Elena Guidi, insegna e vive a San Marino, e la sua proposta è originale.
«Il progetto ha un nome provocatorio, “A scuola da ViVi” – spiega Elena – è un percorso di consapevolezza rivolto ai giovani dai 15 ai 19 anni, che mira a conciliare l’esperienza maturata nelle aule scolastiche con insegnamenti specifici e trasversali a tutte le discipline, inerenti il metodo di studio, la conoscenza di sé e la crescita interiore, in modo da fornire agli utenti della scuola di secondo grado gli strumenti necessari a sviluppare un’autonomia ed una consapevolezza che cambieranno radicalmente la qualità della loro vita scolastica…e della loro vita in generale». 
Il titolo di questi percorsi sta a dire che ora come ora i ragazzi vanno a scuola “da morti”?
«Ovviamente si tratta di un termine forte. Ma per quanto mi riguarda vedere tanti ragazzi (non dico tutti) dietro a file di banchi, giorno dopo giorno, rassegnati o disinteressati, stressati o insofferenti, impauriti o menefreghisti, svogliati o competitivi, ad aspettare che arrivi il suono di una campanella a liberarli, significa perlomeno che c’è un problema importante. Mi si dirà che è un problema che esiste dalla notte dei tempi, ma io non riesco ad accettare come “normale” il fatto che la maggioranza dei giovani non ami andare a scuola e la consideri un passaggio inevitabile pur se doloroso, come a dover stare per anni sulla poltrona del dentista. Se si tratta di criticità che esistono da sempre, di sicuro non è mai stato fatto abbastanza per risolverle».
Di quali criticità stiamo parlando?
«Non sempre il disagio scolastico è una questione di profitto nelle singole materie. La scuola per i ragazzi (così come il lavoro per gli adulti) può essere vissuta con stress anche per altre ragioni. I troppi compiti che tolgono spazio ai propri interessi, l’ansia da prestazione legata al voto, i “fallimenti” che creano insicurezza e disistima, la paura di esprimersi davanti agli altri, i conflitti con alcuni insegnanti o compagni, la noia intollerabile di materie che non piacciono. Per i più consapevoli anche il semplice fatto di non riuscire a trarre il giusto arricchimento da quella che dovrebbe essere una fase formativa fondamentale nella propria vita».
Ma per un giovane che frequenta già le scuole superiori, non è un po’ tardi per cambiare l’approccio alla scuola?
«Sono perfettamente consapevole che, nell’ottica di dirigersi collettivamente verso una Scuola Evolutiva, così come mi piace chiamarla, la svolta cruciale andrà impostata dagli ordini più bassi di scuola, dall’infanzia alla primaria, laddove cioè la piantina inizia la sua crescita. E sono certa che in questa grande e potente ondata di cambiamento che stiamo attraversando, ci sarà chi lo farà, anzi, che c’è chi lo sta già facendo. Allo stesso modo non penso sia inutile, né che sia troppo tardi, rivolgere l’attenzione ai ragazzi che frequentano la scuola superiore, a quella fascia di età, cioè, che è il mio campo d’opera, e che si caratterizza per l’estrema ricettività emotiva e mentale. Adulti in erba che, lavorando su se stessi e sulla loro qualità di vita, possono davvero porre le basi per un cambiamento sociale di vasta portata».
Chi è uno School Trainer?
«Letteralmente uno che ti allena alla scuola. Ma a me piace definirmi un Potenziatore Scolastico Evolutivo. Il risultato che mi prefiggo, infatti, non è quello di risolvere gli eventuali insuccessi scolastici in termini di banale rendimento, quello – per intenderci – che viene etichettato da un voto. Non si tratta di “ripetizioni”. Non è l’andare “bene” a scuola che si vuole ottenere (anche se poi succederà). E’ l’andarci felicemente, attivamente, da protagonista. Ed è il continuare allo stesso modo anche oltre la scuola. Perché nel percorso insieme si andrà a portare lo sguardo dall’esterno all’interno, a valutare i problemi, ma soprattutto a riconoscere i talenti, le caratteristiche, i punti di forza; si andrà a scoprire la radice dei conflitti relazionali (con gli insegnanti o con i compagni) e in che modo possono essere gestiti e superati; si vedrà come la capacità di Presenza e il dare un SENSO autentico a ciò che si sta facendo aiuti a liberarsi dallo stress della performance e “dall’ansia da voto”; ci si renderà conto di alcuni meccanismi che guidano la realtà esterna che sembra “accaderci”, quando al contrario viene da noi prodotta. Con l’obiettivo di diventare una persona più autonoma, libera, sicura di sé. Capace di trasformare questa fase della sua vita (la scuola) da un’imposizione da subire e tollerare in un’opportunità da cavalcare e dirigere per la migliore realizzazione di sé».
Per approfondire:
www.elenaguidischooltrainer.webnode.it
Elena Guidi sarà a “Tutta un’altra scuola” per parlare della sua esperienza: QUI per approfondire
QUI il programma completo della manifestazione di due giorni, 10 e 11 settembre