Sofia Belcastro ha 13 anni e porta in scena la “sua” scuola. Con il sostegno di Adele Caprio, la sua insegnante di teatro, debutterà il 26 agosto a Lucca.
Sofia frequenta la terza media e vive a Mazzano Romano, in provincia di Roma. Con il sostegno di Adele Caprio, la sua insegnante di teatro, ha scrito e realizzato il suo spettacolo “La scuola di Sofia” che debutterà in prima nazionale a Lucca nell’ambito del Festival di Teatro Sociale MITOS sabato 26 agosto 2017. Sofia mette in scena personaggi ed episodi che fanno emergere domande e questioni urgenti sulla realtà della scuola, dai suoi programmi all’organizzazione scolastica e al suo impatto su bambini e ragazzi.
Incontriamo la sua insegnante Adele Caprio della Scuola di Teatro Officina PoEtica a Civita Castellana (VT), che ci illustra questa bella esperienza nell’intervista che segue.
Qual è la spinta di una ragazza di tredici anni a scrivere uno spettacolo sulla sua esperienza a scuola e di cosa si tratta esattamente?Sofia, che da due anni frequenta la mia scuola di teatro Officina PoEtica a Civita Castellana (Viterbo), è un’anima nuova molto evoluta come la maggior parte dei bambini che stanno venendo giù in questa epoca di transizione. Io, oltre a fare teatro, mi occupo di Nuova Pedagogia e, come si può evincere dal mio testo ‘Pedagogia, un’arte in divenire’ (Ed. Anima, Milano 2014), i bambini di questa epoca non sono addormentati come lo era la maggior parte di noi alla loro età. No, no… sono bambini altamente evoluti che hanno le idee molto chiare su quello che vogliono fare e su qual è la loro missione su questo pianeta. Nel 2014 i genitori di Sofia portarono la loro bambina, al tempo undicenne, al mio corso per adulti dicendomi di farle un’audizione. Mi bastarono pochi minuti per capire che Sofia era molto avanti e che avrebbe potuto frequentare la scuola di teatro senza alcuna difficoltà. E così è stato. Dopo due anni Sofia è stata perfettamente in grado di scriversi da sola uno spettacolo e di portarlo avanti in uno spettacolare one woman show! E di cosa poteva parlare lo spettacolo se non dell’esperienza più coinvolgente e terrorizzante che può fare un bambino? Ma della scuola, no? E Sofia mette così in scena tutti i ‘personaggi’ che ha incontrato, nel bene e nel male: professori, compagni, mamme…
Quali domande vengono sollevate dallo spettacolo destinate agli adulti, insegnanti e genitori?
Le domande sono molteplici: come mai i genitori che hanno fatto le stesse esperienze quando erano bambini non hanno fatto niente per cambiare lo status quo e ripropongono ai loro figli la stessa tortura? Oppure: come mai l’arte è all’ultimo posto nella gerarchia delle materie scolastiche quando invece la Bellezza è il miglior alimento per una giovane anima? E perché i professori appartengono ad un corpo militarizzato (voti, compiti, verifiche e bocciatura le loro armi) quando invece dovrebbero essere un corpo ‘sanitario’ che come dice don Milani, adesso respinge i malati e cura i sani?
In cosa ha aiutato Sofia nell’allestimento dello spettacolo?
Sofia è una ragazza determinata con uno spirito di osservazione molto acuto. Osservando il suo ambiente con occhio ‘scientifico’ è stata capace di cogliere l’essenza di ogni aspetto del mondo della scuola e, nel riprodurlo fedelmente, scansionandolo, ne mette a nudo ogni pecca, ogni falla, ogni tarlo. In lei non c’è giudizio ma è la realtà dei fatti che, mostrandosi così com’è, viene giudicata poi dall’osservatore… in maniera impietosa… io ho soltanto supervisionato tutto il materiale (centinaia di improvvisazioni in due anni) e cercato di dare una cornice armonica al tutto dovendo, per fare una sintesi ragionevole, fare dei dolorosi tagli che altrimenti avrebbero reso lo spettacolo non un breve excursus della scuola di oggi ma più somigliante ad un’enciclopedia.
Che cosa non va nella scuola secondo lei e di cosa ci sarebbe bisogno per un cambiamento?
La scuola oggi, come probabilmente anche in passato, non è altro che un meccanismo che riproduce il modus vivendi dello Stato in cui agisce. Noi siamo in un momento di transizione e la scuola sta implodendo esattamente come il nostro sistema sociale. Tutto si sta sbriciolando su se stesso, grazie a Dio. Se non ci fosse questo sano sbriciolamento, non cambierebbe mai nulla. E invece benedico la famigerata “crisi” che ci obbliga a rivedere dei parametri in modo da fare questo tanto agognato passaggio nella Nuova Era. Tutto viene lasciato nelle mani dei singoli attori del mondo della scuola, quei genitori, insegnanti e studenti che si sono svegliati e stanno lottando per migliorare le condizioni di vita del sistema in cui cercano di sopravvivere. Se mai ci sarà una riforma della scuola, è ovvio che questa avverrà dal basso e non calata dall’alto come le ultime che sono state fatte da chi della scuola, non vivendoci tutti i giorni, non ne capisce nulla anzi, la tratta sempre più come un’azienda senza tenere conto che il sistema aziendale degli ultimi decenni sta subendo un tracollo definitivo. Per cambiare la scuola, la società, l’economia, la politica, c’è bisogno di una sola cosa: di cambiare le coscienze. Vogliamo cambiare l’esterno senza capire che prima dobbiamo cambiare dentro di noi. Se non si farà questo necessario passaggio faremo ennesimi buchi nell’acqua. E la scuola è il campo ideale per fare questa trasmutazione! La nostra associazione, Le Nuvole, di cui sono la presidente, sta girando l’Italia con un corso di formazione chiamato ScuolAgire, che a settembre partirà anche a Firenze con la collaborazione di Terra Nuova e di cui presto forniremo tutte le informazioni.
A chi è rivolto questo corso di formazione?
E’ rivolto a genitori, agli homeschooler, ma anche agli insegnanti delle scuole pubbliche che vogliono dotarsi degli strepitosi e risveglianti strumenti della Nuova Pedagogia.
Qual è secondo lei il ruolo del teatro nella crescita dei ragazzi? Che cosa insegna?
Il Teatro è per me lo strumento per eccellenza per l’evoluzione dell’essere umano. Già dai tempi dei Greci, andare a teatro non era un puro intrattenimento ma una scuola di vita. Gli spettatori, uscendo dalla giornata trascorsa a teatro, non erano più le stesse persone che vi erano entrate. L’attenzione ai messaggi che venivano scagliati come frecce nei cuori e nelle menti degli spettatori determinava la buona riuscita della messa in scena. Oggi, purtroppo, per spettacolo intendiamo il puro intrattenimento televisivo che invece ha come scopo addormentare le coscienze di chi guarda la scatoletta malefica. E’ su questo argomento che ho scritto il mio ultimo libro intitolato ‘Teatro Evolutivo: dal cambiamento personale al cambiamento sociale’ (Ed. La Città degli Dei, Cagliari 2016), in cui racconto del perché, dopo aver fatto per 13 anni la regista al telegiornale, ho deciso di licenziarmi per dedicarmi invece al Teatro, unica voce controcorrente non essendo coinvolta in nessuna logica di tipo economico. Il teatro lo puoi fare solo per passione, nessuno ti paga e questo ti rende libero di dire le cose come stanno…
Quando potremo vedere lo spettacolo e dove?
Lo spettacolo ‘La scuola di Sofia’ andrà in anteprima in scena a Sacrofano a metà luglio per poi debuttare come prima nazionale a Lucca nell’ambito del Festival di Teatro Sociale MITOS sabato 26 agosto 2017.
Anche Sofia Belcastro racconta la sua esperienza, «quella vissuta nei miei tre anni di scuola media» racconta. «Mi hanno spinto a scrivere questo spettacolo le problematiche della scuola, è emozionante, ci sarò solo io in scena. L’obiettivo è quello di far riflettere il pubblico sull’importanza della scuola nella crescita di noi ragazzi e mi rivolgo ad adulti e studenti. Mi sono stati vicini la mia insegnante di teatro, Adele Caprio, regista della compagnia teatrale PoEtica, Sofia Fabbrianesi, i miei genitori e le musiche originali sono state composte dal mio “lontano” amico Leonardo Clyde Guelpa. La difficoltà maggiore è stata riuscire a imparare a memoria il testo». E Sofia ci spiega anche cos’è la scuola per lei: «La scuola è un carcere dove ti educano a un unico stile di vita e a reprimere la creatività. La scuola ideale per me sarebbe una scuola creativa e che ti trasmetta le cose veramente importanti per la nostra crescita, per esempio: chi è la persona che nella vita quotidiana applica il minimo comune multiplo? Mi piacerebbe lavorare nel campo cinematografico come regista o attrice».
I genitori di Sofia le hanno dato tutto l’appoggio possibile, «sia morale che logistico» spiega il papà, Carmelo Belcastro. «Sofia ha idee sulla scuola molto profonde e critiche. Sicuramente per lei è molto importante manifestare il suo disagio anche se ha solo 13 anni, la sua sensibilità la porta a capire e a cercare di cambiare le cose che non vanno. Noi le abbiamo sempre detto chele persone vanno trattate come tali senza mai cercare di prevaricarle, occorre capirle e poi agire nel rispetto della sensibilità altrui. Oggi nella scuola sicuramente a non essere adeguati è il rapporto umano, i ragazzi vengono considerati come scatole vuote dove inserire solo nozioni tecnico-scientifiche, trascurando tutto il contesto creativo ed emotivo, quindi cambierei il paradigma dello studio dove mettere al centro la persona».
di Marica Spagnesi