LIP, Legge di Iniziativa Popolare, nasce per la volontà di un gruppo di genitori, insegnanti, studenti e cittadini che ha dato vita a una raccolta firme.
L’obiettivo è di proporre la legge al parlamento per dare vita veramente a una buona scuola per la Repubblica. Parallelamente, il gruppo ha condiviso la sua l’idea di scuola, nei suoi principi fondanti. A parlarne è Marina Boscaino, docente di Italiano e Latino al liceo Vivona di Roma e residente dell’associazione nazionale Per la scuola della Repubblica – Comitato Nazionale LipScuola.
Cos’è la Lip?
“LIP” è l’acronimo di Legge di Iniziativa Popolare. Per un curioso processo di sintesi, questa espressione identifica ormai non solo la Legge di Iniziativa Popolare per una buona scuola per la Repubblica, ma anche il movimento politico-culturale che questa iniziativa ha aggregato intorno a sé e, soprattutto, intorno ai principi a cui è ispirata.
Com’è nata la Lip?
La prima stesura del testo, da concepire come una sorta di legge-quadro, è iniziata nel 2005, in contrapposizione ideale e strutturale con la riforma Moratti, il primo passaggio evidente dell’attacco al sistema nazionale di istruzione così come concepito dalla Costituzione, già avviato dagli interventi di Berlinguer e portato a compimento dal progetto Renzi-Giannini, con i passaggi intermedi di Fioroni, Gelmini e Profumo, tutti nel segno dell’aziendalizzazione delle scuole, dell’introduzione di principi e pratiche di concorrenzialità, gerarchizzazione dei rapporti, riduzione dei diritti dei lavoratori da una parte e di scolari, studenti e famiglie dall’altra. Trasversale a tutti questi approcci l’idea della scuola come partita di spesa su cui fare cassa, su cui risparmiare tagliando posti di lavoro e ore di insegnamento, come segmento dello Stato sociale da smantellare in nome del dogma liberista. Questo percorso ha visto la raccolta delle firme, circa 100.000, e si è concluso nel 2006. La legge allor presentata non è mai stata discussa; pertanto, dopo due legislature (come accade alle leggi di iniziativa popolare) è decaduta. Quando, nel 2014, ascoltammo le prime dichiarazioni di Renzi e Giannini sulla scuola, il ministro parlò di due gambe della scuola pubblica, quella statale e quella paritaria, comprendemmo che era giunto il momento di ritirare fuori la nostra Lip. Data l’urgenza, ci sembrò difficile raccogliere nuovamente un numero tale di firme da poterla ripresentare. Pertanto decidemmo di chiedere a tutti i parlamentari disponibili di presentarla come DDL. Così è accaduto: con un buon numero di firmatari, prevalentemente di Sel, Gruppo Misto e M5S, la Lip è stata presentata prima in Senato (agosto 2014), poi alla Camera (settembre seguente). Da allora è iniziata la presentazione del testo in diversi luoghi del Paese: ogni volta si è costituito un comitato di sostegno locale e siamo arrivate a una quarantina di unità. La costituzione dei comitati è coincisa in larga parte con la mobilitazione sindacale e politica culturale contro la cosiddetta “Buona scuola” di Renzi: studenti, l’Unione degli Studenti è tra i sostenitori, e docenti hanno sfilato in piazza con lo slogan “Meglio la LIP!”. Avere un testo che configura un sistema di istruzione che ha come ispirazione fondamentale l’articolo 3 della Carta è stata una carta importante per dimostrare che il mondo della scuola non ha semplicemente detto “no” alla buona scuola di Renzi; ma ha elaborato un progetto alternativo, alieno da un insieme di unità scolastiche autonome e in larga misura in contrapposizione tra loro che hanno come punto di riferimento la subordinazione al mercato del lavoro e alle esigenze dell’impresa.
Chi fa parte del comitato sostegno della Lip?
Oltre ai citati comitati locali, sostengono la LIP, in termini di testo ma soprattutto in termini di principi ideali, numerose associazioni di stampo democratico, tra cui l’Associazione Nazionale per la Scuola della Repubblica, il Coordinamento Nazionale per la scuola della Costituzione, Scuola e Costituzione, Retescuole, e singoli cittadini che ne condividono l’impostazione. Tra gli studenti, come dicevo, l’UDS. Tra i sindacati che appoggiano la Lip, FlC-Cgil e Unicobas. Alcuni insegnanti e genitori di diverse città italiane, poi, hanno dato vita a un comitato di sostegno nazionale, che, su base assolutamente volontaria, ha organizzato e sostenuto una serie di iniziative che hanno coinvolto l’intero Paese.
Quali sono gli obiettivi della LIP?
Lo scorso 5 settembre a Bologna si è dato il via al progetto di attualizzazione del testo della Lip, fermo, come si diceva, al 2006. Un testo che va rinnovato in alcuni passaggi e temi fondamentali, dal momento che negli ultimi 10 anni la scuola italiana ha subito “riforme” e modificazioni anche molto sensibili. Contemporaneamente la Lip ha compartecipato in maniera estremamente attiva alla costruzione della campagna dei referendum sociali, che ha avuto il suo sbocco nell’assemblea del 13 marzo a Roma, che ha visto la partecipazione, accanto al mondo della scuola, di realtà che si occupano di ambiente e lavoro. Il vero e proprio percorso di aggiornamento del testo della legge è culminato nell’assemblea del 19 marzo 2016 a Bologna, che ha sintetizzato il lavoro dei diversi gruppi che si erano costituiti il 6 settembre e che avevano lavorato soprattutto a distanza, con mezzi informatici e telematici. La bozza della seconda versione della Legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica è in corso di revisione e sarà pubblicata al più presto, in modo che sia possibile raccogliere le firme contestualmente alla campagna referendaria. Rimangono inalterati i principali obiettivi: 6% del Pil da destinare all’istruzione; ultimo anno della scuola dell’infanzia obbligatorio; ripristino di tempo pieno e prolungato; biennio unitario e innalzamento dell’obbligo di istruzione a 18 anni; un progetto di scuola laica, democratica, inclusiva e pluralista.
In cosa consiste la campagna referendaria?
La campagna dei referendum sociali ha come obiettivi l’abrogazione della possibilità di procedere a trivellazioni, la cancellazione del valore strategico degli inceneritori di rifiuti e la restituzione alle Regioni dei poteri di programmazione in merito; l’eliminazione di alcuni degli aspetti più retrivi e pericolosi della legge 107, ovvero il potere del dirigente scolastico di valutare in modo esclusivo gli insegnanti da considerare meritevoli di premi in denaro e quello di scegliere direttamente i docenti, entrambi pericolosi per la libertà di insegnamento e la democrazia nella scuola; l’obbligo per le scuole di effettuare 400 ore di alternanza scuola-lavoro (200 per i licei), con pregiudizio della loro autonomia progettuale; la possibilità di erogare donazioni in denaro fiscalmente detraibili a singole scuole, le cui conseguenze potenziali sono la creazione di scuole di serie A e di serie B e forme elusive di finanziamento delle scuole private. Si chiede inoltre, con una petizione su cui si raccoglieranno le firme insieme a quelle per i quesiti referendari, il pieno rispetto del principio sancito dalla consultazione del 2011: l’acqua è un bene comune e come tale non può essere privatizzata a scopo di profitto. La cornice dei referendum sociali non ignora la centralità dei due quesiti contro l’Italicum, la legge elettorale che restringe ulteriormente gli spazi di democrazia nel Paese. E in molti banchetti si raccolgono firma anche per quei quesiti. Tutti insieme, in autunno, ci adopereremo per far prevalere un NO nel referendum confermativo della riforma istituzionale, su cui il Governo ha puntato per rafforzare la propria forzatura nella direzione del prevalere dell’esecutivo, dell’autoritarismo, della riduzione della centralità del Parlamento sancita dai Padri costituenti dopo l’esperienza del ventennio fascista.
Qual è la vostra idea di scuola?
La scuola della Costituzione è democratica, disinteressata, vocata all’educazione alla cittadinanza critica. È organizzata su base collegiale, in modo da permettere e valorizzare il lavoro cooperativo, necessario per attuare metodologie e pratiche inclusive, che consentano l’apprendimento e il benessere di tutti e di ciascuno. Attua processi di valutazione non a scopo punitivo o classificatorio, ma per individuare i punti critici e superarli. È luogo dove la comunità educante vede attuato l’interesse generale, attraverso la libertà di insegnamento, il confronto delle idee e delle metodologie. È istituzione dello Stato, dove la Repubblica mette in atto quegli interventi di garanzia della democrazia sostanziale che la Costituzione le affida.
di Isabella Wilczewski