Sono arrivati da tutta Italia per assistere a Firenze alla presentazione della nuova edizione del libro di Marco Orsi “A scuola senza zaino”.
L’appuntamento era il 20 giugno al Dipartimento di Scienze della formazione e Psicologia dell’Università di Firenze. Marco Orsi, presidente dell’associazione che raggruppa le scuole “Senza Zaino” in Italia, dirigente scolastico e tutor del corso di studi in Scienze della formazione primaria, ha permesso ai presenti non solo di entrare nelle pagine del suo libro, ma anche di conoscere e di approfondire l’esperienza della Rete delle scuole Senza Zaino che negli ultimi tempi hanno conosciuto un vero e proprio boom. Tutto grazie a quell’intuizione iniziale di qualche anno fa che proprio Marco Orsi aveva avuto, poi sviluppata insieme ai suoi collaboratori.
Alla presentazione hanno preso parte anche Daniela Pampaloni, dirigente dell’Istituto Fauglia che fa parte della Rete, Domenico Petruzzo, direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale della Toscana, Sara Mele, dirigente del Settore Istruzione della Regione Toscana, Ersilia Menesini docente di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione e Alessandro Mariani docente di Pedagogia generale e sociale.
“Come nella Scuola creativa Robinson parla dell’importanza dell’azione per l’apprendimento e insegnamento, così Senza zaino mette al centro l’attività – ha spiegato Orsi – a differenza di quanto avviene nella scuola tradizionale in cui si focalizza l’attenzione sugli obiettivi, su quanto avviene prima dell’azione. La nostra scuola è molto orientata ai risultati, e questo è paradossale. Significativamente, per l’insegnante quando una partita si fa difficile, il bravo allenatore infatti non dice agli atleti di pensare al risultato ma ricorda ai calciatori l’importanza del divertimento, primo obiettivo. Lo scopo dell’allenamento è infatti coltivare la passione, ed è grazie a questo che il bravo allenatore riesce ad ottenere buoni risultati, come conseguenza, arrivando anche a mete impensabili come il Leicester di Ranieri. Ma nella scuola lavoriamo ostinatamente ancora per il voto, per la valutazione finale, per sentirsi dire bravo».
«Sentirsi responsabili del proprio percorso di apprendimento è abituare i ragazzi a rifletterci sopra – ha aggiunto Orsi – questa è l’idea di responsabilità, questa è la metacognizione (in teoria della mente, la consapevolezza delle proprie capacità). Trovarsi in un contesto di autoefficacia che dà soddisfazione di per sé, fare un lavoro con fatica, questo è fondamentale. Competenza senza autonomia rischia di essere una parola vuota. È importante seguire il motto di Maria Montessori: ‘Maestra insegnami a fare da solo’. Tale impostazione ha risvolti di tipo cognitivo: è mentre imparo a prendere decisioni che so agire. Seguire la differenziazione dell’insegnamento significa trovare strade che si integrino con i momenti necessari di standardizzazione in cui si lavora tutti insieme. Come sostiene Thompson, la pedagogista americana molto cara ai Senza zaino, è importante insegnare seguendo tre cardini: gli interessi (hook) a cui si possono agganciare i saperi, le ancore (ancoriamo in nuovi saperi alle conoscenze già consolidate, diverse a seconda del bambino) e il profilo. Gli stili di apprendimento sono infatti molteplici: ci sono bambini che si mettono in moto subito, alcuni visivi e alcuni più auditivi, altri che lavorano meglio in coppia e altri da soli o in gruppo. Seguire tali inclinazioni viene fatto con difficoltà e non significa insegnare in modo differente per ognuno: tutti hanno il diritto ad essere riconosciuti, ma l’insegnante per il bene dell’allievo deve integrare ogni stile predominante con altri stili».
Nel libro A scuola senza zaino è centrale il tema dell’ospitalità, «perché per i ragazzi è fondamentale il riconoscimento delle differenze, ma anche mettere in ordine il mondo dal punto di vista della conoscenza: si organizza il mondo per conoscerlo, si danno nomi alle cose per ordinarle e rendere il mondo più ospitale. Accanto al tema dell’ospitalità è fondamentale porre quello della comunità: lo spirito comunitario va coltivato fin dalla scuola perché scientia est potentia: non sono le guerre a far evolvere il mondo ma gli scambi tra comunità diverse, le riconnessioni tra unità apparentemente separate. Così, in una dimensione professionale ed etica comunitaria, a partire dal confronto tra gruppi diversi di insegnanti e di allievi si gettano le basi della civiltà».
“Sono 193 gli istituti che fanno parte della rete, dalla scuola di primo grado a quella di secondo grado agli istituti. Si tratta di 326 scuole (plessi scolastici), 22376 ragazzi e 1073 classi – ha spiegato Daniela Pampaloni – È un movimento che nasce dal basso, dai bisogni e desideri dei ragazzi, perché la scuola ha voglia di provare a fare nuove cose, i docenti hanno voglia di studiare e avviare nuove pratiche didattiche. Tre anni fa c’era un solo un istituto in Lombardia, ora sono 25, e molte nuove scuole già stanno facendo formazione per partecipare a questo progetto di rinnovamento culturale. Se l’Università non prova a impostare una riflessione pedagogica e metodologica che esca dalla via tradizionale ci troviamo insegnanti giovani che pensano di fare ricerca scaricando le cose su Internet. Con l’Università di Bari e di Pesaro e Urbino sono stati sottoscritti protocolli per cui i tirocinanti lavorano dentro le scuole senza zaino, non a caso l’incontro avviene all’interno dell’Università degli studi di Firenze».
“E’ importante costruire relazioni positive e avere l’umiltà di apprendere sempre: la libertà di un individuo è connessa a ciò che si apprende – ha detto Domenico Petruzzo – Durante la nostra vita costruiamo uno zaino metaforicamente, lo riempiamo di contenuti, ed è importante costruire un bagaglio di consapevolezza, produrre letteratura, diffondere conoscenza. I concetti diffusi dalla Scuola senza zaino sono consolidati, ma ciò che conta è la sua metodologia di grande qualità, come conferma la grande partecipazione ai corsi di formazione, a partire dalla Toscana che da questo punto di vista è un forte campo di sperimentazione».
Sara Mele ha sottolineato come la Regione abbia dato forte sostegno a questo progetto sin dall’inizio e abbia inserito Scuole senza zaino nelle linee programmatiche della Regione Toscana «proprio perché è un progetto di qualità su cui la Regione conta molto». «La sua diffusione progredisce ampiamente incrementando il successo scolastico dei ragazzi che vi partecipano e il loro benessere. La Regione ha la volontà di trasformare Scuola senza zaino da progetto ad azione di sistema, così parteciperà alle 35 conferenze zonali, articolazione territoriale ottimale per la progettazione d interventi in campo educativo. Questo permetterà una diffusione ancora più ampia della Rete. Non è un caso che questo progetto sia nato in una zona forte dal punto di vista degli enti locali come la Valdera».
Le scuole Senza Zaino saranno anche a Didacta, la più grande fiera sui temi dell’istruzione e dell’educazione che sbarca dal 27 al 29 settembre in Italia per la sua prima edizione. Finora si era tenuta solo in Germania.
Anche “Tutta un’altra scuola” sarà presente a Didacta con un ampio spazio dove sarà possibile incontrare e confrontarsi con gli esperti del progetto. QUI per vedere giorni e orari di disponibilità degli esperti.
Il libro A scuola senza zaino riunisce ispirazioni di diversi settori disciplinari: filosofici, psicologici, formativi. È un libro sul fare scuola e si propone come percorso di cambiamento, con una serie di riflessioni sul ruolo della didattica frontale o cognitivista sul curriculum degli studenti (programma ministeriale). «Il modello senza zaino è un contesto di riferimento importante mai in conflitto con la dimensione originale da cui parte. Cosa rappresenta lo zaino? È un rifiuto della soggettività, delle esperienze dei bambini come persone» ha spiegato Ersilia Menesini. «La cornice fondante è il concetto di scuola-comunità, dove i bambini vengono accolti e valorizzati e si riesce a costruire una dimensione di convivenza, di accettazione interculturale. Molti autori sottolineano l’importanza di tornare alle regole e all’autorevolezza, obiettivi di difficile proposizione, mentre con la Scuola senza zaino si veicolano con naturalezza attraverso la strutturazione dei tempi e degli spazi , la ritualità quotidiana e soprattutto senza interventi sanzionatori e autoritari».
Altro cardine del libro e della Scuola senza zaino è l’ospitalità, la capacità dell’insegnante di essere accogliente e lasciar essere attivi i ragazzi. Le competenze e la capacità di trovare percorsi innovativi dell’insegnante fanno la differenza rispetto al vecchio modello tradizionale trasmissivo .
«L’ospitalità riguarda le differenze interindividuali e le capacità dell’insegnante di valorizzare le caratteristiche dei ragazzi – ha aggiunto Melesini – Un altro cardine importante è la responsabilità. Abbiamo poi la differenziazione dell’apprendimento, che è fondamentale, si può personalizzare in funzione dei bisogni e delle caratteristiche dei ragazzi. Lavoriamo per una dimensione olistica del percorso di sviluppo dei bambini all’interno della Scuola senza zaino, che coniuga l’apprendimento con lo sviluppo di relazioni sociali di qualità e autostima».
«Non nasce isolato l’albero della scuola senza zaino, ma ha un humus epistemologico molto ricco – ha poi spiegato il professor Mariani – Sia attivismo che cognitivismo costituiscono le sue basi portanti: grazie all’attivismo si è preso atto che gli spazi sono fondamentali nell’educazione del bambino. Dall’istanza cognitivista la Scuola senza zaino ha preso invece l’importanza data all’ambiente per lo sviluppo del sapere. Il modello della Scuola senza zaino è ricco di scientificità; si tratta di una scuola dell’autonomia, autonomia non solo gestionale ma innanzitutto formativa, pedagogica; grazie ad essa la scuola diventa pubblica e sperimentale allo stesso tempo. Per il docente, a 100 anni da Democrazia ed educazione di Dewey resta fondamentale pensare alla scuola come fucina di un soggetto democratico: non c’è responsabilità se non c’è autonomia, e anche in questo la Scuola senza zaino è all’avanguardia».
di Sabrina Burrelli Scotti