Tutta un'altra SCUOLA
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Napoli educa anche con l’arte

Pubblicato il 5 maggio 2017 0

Si chiama “Napoli Cresce” ed è il progetto che ha portato gli scugnizzi verso l’arte. Grazie a Andrea Sola, uno dei fondatori di “Tutta un’altra scuola”.

Tutto questo è accaduto soprattutto grazie al Centro Pandora, di cui fondatore e anima è Andrea Sola, membro del gruppo fondatore di “Tutta un’altra scuola” e da anni impegnato nel sociale e nella divulgazione dell’educazione libertaria. Il progetto verrà presentato ufficialmente nelle giornate del 12, 13 e 14 maggio nell’ex carcere minorile Filangieri a Montesanto, ora “Scugnizzo liberato”. Il progetto “Napoli Cresce”, attraverso laboratori artistici e di attività artigianali, ha dato vita a una linea di oggetti in ceramica per la tavola che riproducono espressioni della creatività infantile napoletana: sculture, dipinti, pensieri prodotti dai ragazzi nei laboratori artistici vengono selezionati e riprodotti fotograficamente su manufatti in ceramica. La vendita dei prodotti ha lo scopo di finanziare i laboratori artistici che operano nei diversi quartieri della città e di avviare percorsi di formazione professionale alle attività artigiane.

Invitiamo quindi chi voglia sostenere i nostri progetti ad utilizzare questi prodotti nelle proprie attività, acquistarli o donarli privatamente.

Ad illustrarci il progetto è lo stesso Andrea Sola.

Com’è nato questo progetto e chi lo ha promosso e sostenuto fin dall’inizio?

Il progetto Napoli Cresce nasce dalle esperienze che il Centro Pandora sta conducendo da anni in diverse parti d’Italia nell’ambito della pratica libertaria nella educazione alla manualità e alla espressività artistica, con i workshop, i progetti educativi territoriali e gli interventi nelle scuole. Nella città di Napoli, dove come coordinatore sto attualmente operando, è nata l’esigenza di affrontare l’aspetto della sostenibilità economica dei progetti educativi che devono rimanere gratuiti per i bambini e i giovani ai quali si rivolgono, condizione questa imprescindibile per un impegno sociale che voglia rimanere all’interno di un progetto di trasformazione sociale credibile. Il centro operativo dei progetti si trova presso l’ex carcere minorile Filangieri di Montesanto, ora “Scugnizzo liberato”, laboratorio di mutuo soccorso, occupato nel settembre 2015 che ora fa parte delle realtà riconosciute dal Comune di Napoli come «spazi che per loro stessa vocazione (collocazione territoriale, storia, caratteristiche fisiche) sono divenuti di uso civico e collettivo, per il loro valore di beni comuni». All’interno di questo spazio è stato allestito a cura dell’Associazione Pandora un laboratorio attrezzato per la didattica della ceramica che funge da base operativa per tutti gli interventi nel territorio.

A quali finalità ed esigenze risponde?

Le attività che il progetto intende sostenere si collocano nella prospettiva generale di un intervento sul territorio rivolto ai ragazzi che maggiormente soffrono i disagi di una condizione ambientale e familiare degradata ed hanno quindi maggior bisogno di trovare contesti di accoglienza che possano contribuire al loro benessere. Il nostro intervento si colloca in una prospettiva  antiautoritaria che concepisce il rapporto educativo finalizzato a formare uomini liberi e responsabili del proprio destino. Il disagio dei giovani diffuso in tutte le fasce di età è un problema fondamentale che condiziona alla radice qualsiasi progetto di rinnovamento sociale; tuttavia, se questa affermazione può essere largamente condivisa, noi riteniamo che non sia sufficiente per definire le caratteristiche degli interventi in questo ambito, che sono troppo spesso caratterizzati da un atteggiamento superficiale e strumentale alle logiche di mercato, quindi estraneo alle reali necessità dei giovani. Crediamo che nel rapporto tra adulti e giovani si nasconda un vero e proprio conflitto generazionale entro il quale gli adulti svolgono un ruolo di dominio assoluto e in cui il punto di vista dell’infanzia (e in generale dei più giovani) viene negato o travisato in nome di un diritto “naturale” che considera il punto di vista e le esigenze del mondo adulto come gli unici legittimi. Fare proprio questo punto di vista significa porre alla base di ogni intervento alcuni principi fondamentali: impostare le attività in maniera non impositiva, rendere centrale la modalità dell’apprendimento ludico, partire dagli interessi dei bambini e rispettare le diversità dei singoli, gratificare l’impegno ma astenersi da giudizi di valore, favorire sempre un clima di collaborazione che superi le difficoltà della convivenza offrendo una esperienza di socialità diversa, basata sull’autonomia e la partecipazione responsabile.

Con quali criteri sono impostati e condotti gli interventi?

I nostri laboratori si basano sulla pratica delle attività manuali e di natura “artistica”, che consente di sperimentate una dimensione del “fare” pratico, concreto, che è di solito del tutto assente dal loro orizzonte esperienziale. Queste attività vengono proposte non come dei compiti da espletare o dei percorsi obbligati, ma come delle semplici opzioni cui loro sono liberi di aderire e in questo caso essere seguiti e guidati da adulti esperti. Per noi è centrale la valenza psicologica dell’uso della manualità: si è potuto constatare come la realizzazione di manufatti sia uno strumento fondamentale di rafforzamento della fiducia in sé stessi e sia un veicolo  per un coinvolgimento emotivo che in certi casi è particolarmente difficile raggiungere basandosi solo sullo scambio verbale. La pratica dei mezzi espressivi dell’arte da la possibilità di tradurre in “cose” le esperienze interiori che si sedimentino ed acquistino un peso nella loro vita, diventando così un fattore di contrasto alla continua “dispersione mentale” cui le loro esperienze quotidiane li costringono: è fondamentale quindi dare loro la possibilità di sperimentare codici di comportamento diversi da quelli che impone loro il mono adulto (dalla legge della strada, quella del più forte e del più ricco), a quella della scuola (della rincorsa a modelli di sapere uguali per tutti e “misurabili”). La possibilità di acquisire un atteggiamento creativo autonomo nel percorso dell’ apprendimento e della crescita è quindi la condizione per lo sviluppo successivo di percorsi progettuali individuali.

Come si è concretizzata l’attività? 

L’attività a Napoli è iniziata con un percorso di formazione sulla didattica della ceramica che io stesso ho curato, iniziato nell’ottobre 2016 presso il laboratorio dello Scugnizzo Liberato cui hanno partecipato più di 30 operatori sociali ed educatori già attivi nel sociale cittadino. Dopo la fase della impostazione teorica e le prime esperienze dirette di manipolazione e di preparazione tecnica si sono avviati i laboratori con i ragazzi, in cui i partecipanti hanno svolto le attività in prima persona conducendo quindi un percorso di tirocinio diretto che sta proseguendo tuttora.  Tutti i partecipanti hanno avuto la possibilità di essere aggiornati sul percorso condotto attraverso la documentazione scritta e visuale prodotta.

In quali zone si tengono i laboratori?

Dal mese di dicembre  sono stati attivati laboratori nei diversi quartieri della città (Materdei, Sanità e Montesanto). Complessivamente alle attività hanno partecipato circa 100 bambini dai sei ai 12 anni.

Un primo bilancio anche sulla base dei riscontri avuti da bambini e famiglie?

L’argilla, come stiamo constatando da lungo tempo, è  un materiale che stimola i bambini in maniera straordinaria: viene accolta e utilizzata sempre con grande entusiasmo e produce subito risultati che sono estremamente importanti. La crescita della propria autostima e il progressivo sviluppo della autonomia nel padroneggiare il materiale. Soprattutto nei più piccoli, fino agli 8/9 anni, gli appuntamenti per questa attività vengono attesi sempre con grande voglia di partecipare. Con i più grandi si scoprono casi di vere e proprie vocazioni all’espressività artistica che purtroppo i contesti educativi in cui sono inseriti non riescono a valorizzare e incoraggiare, questo è davvero un grande peccato, si dissipano intelligenze! E’ per ora per noi ancora impossibile trovare le strade per inserirci nel tempo scuola del mattino; stiamo ancora operando all’interno delle attività di doposcuola pomeridiano dove c’è più spazio per le attività extracurricolari. Stiamo purtroppo constatando che la burocrazie e le clientele qui a Napoli sono ancora più pesanti che nelle scuole del nord. Per quanto riguarda la sostenibilità dei progetti, la principale difficoltà che stiamo riscontrando riguarda la possibilità di dare continuità all’impegno degli operatori che sinora hanno prestato la loro opera in modo gratuito e quindi con grandi difficoltà a proseguire l’impegno con continuità. Per questo il progetto Napoli Cresce vuole provare a far fronte a questo aspetto cercando di reperire risorse economiche che permettano di garantire continuità alle esperienze in atto. Le attività che vogliamo promuovere proprio perché è sulla qualità dell’intervento che hanno la loro ragion d’essere, prevedono come elemento fondamentale la formazione degli operatori: impegnarsi nell’ambito educativo non può più essere considerato un lavoro come un altro e nemmeno una attività basata solo sulla buona volontà dei singoli; deve iniziare ad essere concepita come un impegno consapevole e strutturato in una prospettiva di lungo periodo con garanzie di stabilità ed autonomia anche economica. La volontarietà della scelta rimane necessariamente la premessa di un impegno di questo tipo, ma bisogna assolutamente che si superi la dimensione dell’impegno gratuito, altrimenti si rischia di rimanere confinati nell’ambito della precarietà e della approssimazione. E’ per rispondere a queste due esigenze di preparazione e stabilità che il progetto NapoliCresce vuole cercare di contribuire ad introdurre l’elemento della autonomia formativa e propositiva attraverso la sostenibilità economica dell’azione educativa. Le risorse finanziarie che riuscirà ad acquisire saranno impiegate per consentire autonomia e continuità alle attività.

Un modello che andrebbe “esportato” anche in altre città?

Sì certo, infatti stiamo pensando di proporlo anche per le attività del Centro Pandora di Mestre.  Abbiamo in programma in particolare di provare ad organizzare  per l’estate un soggiorno per un gruppo di bambini napoletani presso il laboratorio e le strutture di Forte Marghera, un parco pubblico di  proprietà del Comune di Venezia dove abbiamo sede. Li vorremmo far incontrare e convivere con un gruppo analogo di bambini di Venezia.

Per informazioni e contatti ci si può rivolgere al Centro Pandora: tel 3381376675, www.corsipandora.com – email: info@educareallaliberta.org –  facebook: educazionelibertaria

QUI per acquistare gli oggetti e approfondire il progetto Napoli Cresce

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