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I ragazzi: «Vera scuola, vero futuro»

Pubblicato il 16 ottobre 2017 0

Dopo avere riempito le piazze nei giorni scorsi, il 16 ottobre la Rete studenti medi ha inaugurato una mostra che racconta la storia del movimento.

Il 13 ottobre erano in piazza in migliaia per chiedere un’alternanza scuola-lavoro veramente formativa, investimenti strutturali nell’edilizia scolastica e un sistema di trasporto pubblico efficiente a misura di studente. Il 16 ottobre hanno inaugurato a Roma la prima tappa del Museo Itinerante del Movimento Studentesco, “IN MOVIMENTO”, «un’occasione di riflessione critica degli studenti sulla relazione tra partecipazione, cittadinanza attiva e cambiamento – spiegano dalla Rete – Ripercorrendo la storia dei principali movimenti studenteschi e giovanili dal 1960 a oggi, sarà possibile approfondire gli avvenimenti storici dell’Italia contemporanea in percorsi didattici, prima e dopo la visita del Museo».

Intanto è vivissima la eco della protesta dei giorni scorsi:  «Grande è il nostro dissenso verso modelli di alternanza scuola lavoro sbagliati e pericolosi e verso un sistema di pubblica istruzione che non garantisce la qualità e la gratuità dei percorsi educativi» hanno detto i ragazzi. «La mobilitazione non si deve fermare. E ora tornati nelle scuole costruiamo il cambiamento».

Giammarco Manfreda, Coordinatore Nazionale della Rete degli Studenti Medi, ha dichiarato: «Dopo il corteo che a Roma ha visto la partecipazione di più di 3000 studenti, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha accettato di accogliere una nostra delegazione per discutere delle rivendicazioni che in tutta Italia stavamo portando nelle piazze. I casi in cui l’alternanza scuola lavoro non viene concepita come quello che in realtà dovrebbe essere, strumento di didattica alternativa, ma viene scambiata come strumento per ottenere mano d’opera gratuita sono sempre di più e si contrappongono ai percorsi positivi che esistono ma che fanno fatica ad emergere. Le condizioni delle nostre strutture scolastiche sono pessime, siamo costretti a passare 5 o 6 ore delle nostre giornate in scuole che non possiedono i certificati di agibilità e che non sono dotate dei parametri igienico-sanitari necessari, a volte siamo costretti a studiare nei garage. Grave è anche la situazione rispetto a un sistema di Diritto allo Studio che non è assicurato, le nostre famiglie sono costrette a spendere tra i 1000 e i 1500 euro annui per permetterci di studiare, per pagare trasporti inefficienti e libri di testa dai prezzi esorbitanti».

«Non succedeva da tempo che gli studenti venissero accolti al Ministero dopo le manifestazioni ma non possiamo dirci soddisfatti – spiega Manfreda – le risposte sono ancora deboli da parte delle istituzioni che adducono la responsabilità alla mancanza di fondi. Non possiamo però aspettare ancora per avere a disposizione una vera Carta dei Diritti delle studentesse e degli studenti in Alternanza, non possiamo aspettare di vedere il nostro diritto di studiare in luoghi sicuri e soprattutto di farlo gratuitamente riconosciuto. Torneremo nelle scuole, nelle piazze per costruire giorno dopo giorno una scuola diversa e un paese diverso più e equo».

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