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Rovigo: mamme per una scuola nuova

Pubblicato il 21 gennaio 2016 0

Irene Circus e Chiara Sartori hanno una idea in testa: mettere in piedi un scuola in provincia di Rovigo per dare una risposta educativa a misura di bambino.

«La nostra storia parte da momenti differenti e sfocia nelle stesse necessità. Io e Chiara abbiamo in comune l’urgenza di avere una nuova scuola dove viviamo, una scuola di quelle che alcuni chiamano “alternative”, ma che, in realtà, sono basate sulle più naturali e fisiologiche esigenze dei bambini» spiega Irene. «Solo che sono pressoché sconosciute. Se ne sta parlando da qualche anno, ma la resistenza al cambiamento, anche se migliorativo, è molto forte, perché ciò che è sconosciuto tende ad intimorire e bloccare».

«Siamo due mamme, con impegni familiari e lavorativi. Abbiamo fondato un’associazione, Bia, con l’intento di creare una rete tra le donne-mamme e donne-non-mamme con un sentire consapevolmente rivolto alla tutela dell’essere e del pianeta in cui viviamo, finalizzata anche alla fondazione di una scuola. La scuola di oggi è diversa dalla nostra e parliamo della generazione che oggi ha 35/40 anni, tra gli ultimi ad aver goduto della figura di maestra-chioccia. Adesso non è così. Adesso i bambini alle elementari vanno spesso come quando ci si reca svogliatamente al lavoro, con la mancanza di passione e la stanchezza mentale di chi è costretto a fare una cosa che non si ha assolutamente voglia di fare. Senza bisogno di estremizzare, vediamo e viviamo che la scuola è sempre più un contenitore di insegnanti sotto pressione e bambini che rincorrono nozioni, le sorpassano e non le metabolizzano. A cosa serve una scuola così? Una scuola che non ti permette di sviluppare le potenzialità e i talenti particolari di ognuno, che non ha tempo per ascoltare gli alunni, che continua a misurare a suon di voti le abilità dei bambini e a far di tutto per omologarli fra di loro? Il nostro sogno e l’unica vera rivoluzione assolutamente pacifica, a nostro parere, è quella educativa. Quell’educazione che si ferma a guardare l’individuo e che non lo tratta come un vaso da riempire, bensì una pianta da far germogliare e sviluppare in tutta la sua unicità. Abbiamo visitato alcune realtà scolastiche alternative, private e semiprivate, e abbiamo avuto la conferma che un altro modo di educare non solo è possibile, ma esiste molto vicino a noi. Tra tutte, quelle che più si avvicinano al nostro modello di scuola ideale nel seguire le tappe dei bambini, sono le scuole libertarie, basate sull’educazione incidentale, nella quale non esistono barriere all’apprendimento e in cui qualsiasi cosa diventa un’occasione per rispondere alla curiosità e trasmettere conoscenza. Nella quale i bambini sono davvero i protagonisti della loro scuola e si autoregolano quotidianamente e nei momenti assembleari, sapendo comportarsi naturalmente in modo etico. Giulio Spiazzi, fondatore della scuola libertaria Kether e promotore della rete delle Scuole Libertarie Nazionali, oltre ad essere una persona squisita come poche, è anche un tramite tra noi e la realtà scolastica in cui vive e trasmette conoscenza ogni giorno. Durante un incontro avvenuto a Rovigo lo scorso giugno, Giulio ha spiegato dettagliatamente come funziona la filosofia libertaria nel concreto, spiegandone i principi. Non è possibile rendere l’idea della sua testimonianza, ma i partecipanti, provenienti anche da province vicine, ne erano rapiti, incuriositi ed entusiasti. Ripeteremo l’incontro a breve, tra qualche mese, ma invitiamo sin d’ora tutti i genitori con bimbi in età scolare, prescolare e piccolissimi a partecipare, seguendo la pagina di Bia. Se non per curiosità, fatelo per i vostri figli e provate a valutare quale sia il modello a loro più vicino oggigiorno. Se fosse possibile cambiare la scuola tradizionale dal di dentro, renderla più a misura di bambino, saremmo le prime. Ma si tratta di un enorme meccanismo che cambierà in futuro, forse solo dopo aver raggiunto l’apice del suo declino. E non possiamo aspettare. Non solo per i nostri di figli (qualcuna di noi li ha già alle medie), ma per i figli di tutti. L’unico neo è la retta. Per alcuni non accessibile. La vera rivoluzione silenziosa e pacifica sarebbe coronata da un costo mensile alla portata di tutti. Ma queste scuole, per il momento, sono a pagamento: si autosostengono e si avvalgono dell’aiuto professionale, manuale, creativo e materiale dei genitori. Quindi, più si è e più la retta è bassa. Se molti genitori si aggregassero tra di loro e con noi, e questo è il nostro intento, si potrebbe ridurre l’importo e dare ai nostri figli una scuola degna della loro fantasia, creatività, potenzialità. Il mondo, così, pian piano cambierebbe davvero».

QUI per contattare l’associazione Bia

QUI la pagina Facebook

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