Per Matteo, 7 anni e mezzo, alla mattina non c’è l’obbligo del grembiule e una campanella che suona.La madre, Marta, ha scelto l’homeschooling.
La sua istruzione è affidata alla famiglia che scelto per lui l’educazione parentale. La sua aula è il mondo intero, i suoi insegnati sono i suoi genitori ma anche tutti coloro che hanno qualcosa da insegnare, e il materiale didattico arriva dal web, dalle biblioteche, dagli oggetti del quotidiano e dalla natura stessa. L’homeschooling, infatti, non si limita a essere una pratica educativa, è prima di tutto uno stile di vita perché i genitori non delegano l’istruzione dei propri figli a terzi ma ne sono partecipi in prima persona senza limiti di tempo.
A spiegare in cosa consiste homeschooling, ovvero l’educazione in famiglia, e a raccontare la sua esperienza è Marta Bacco, mamma di Matteo.
Perché hai deciso di praticare l’educazione famiglia?
La scelta dell’educazione parentale è stata semplicemente la naturale continuazione di quanto avevamo iniziato fin dalla nascita di nostro figlio che non ha mai frequentato le scuole. Al momento dell’iscrizione alla prima elementare non conoscevo ancora l’homeschooling. Sono venuta a conoscenza di questa possibilità solo qualche mese prima dell’inizio della scuola e io e mio marito, in accordo con Matteo, abbiamo deciso subito di ritirare l’iscrizione e continuare ad educarlo in modo libero, dando spazio ai suoi interessi. Quest’anno Matteo avrebbe dovuto frequentare la seconda elementare.
Come si svolge un’ideale “giornata” tipo?
Non abbiamo giornate tipo perché ogni giorno è diversissimo dall’altro. La mattina di solito restiamo a letto finché ne abbiamo voglia. Spesso passiamo anche un’ora o più a chiacchierare sotto le coperte. Dopo colazione, nel periodo più freddo, ne approfittiamo per uscire di casa, visto che nel pomeriggio arriva presto il buio. Preferiamo decisamente la natura alla vita di città, per cui i nostri luoghi preferiti sono i campi vicino a casa, i colli o il mare. Ogni tanto però amiamo approfondire la storia delle vie del centro, per cui da quest’anno, abbiamo deciso di visitare piazze e monumenti padovani, informandoci poi a casa – se non è possibile in loco – sui principali eventi del passato e del presente accaduti sui luoghi appena frequentati. Altre volte, invece, ci dedichiamo ai disegni, all’equitazione, alla cucina, ai lavori creativi, alla corrispondenza scritta a mano con un’amichetta o ad alcune ricerche usando internet e i libri che prendiamo in prestito dalla biblioteca. Capita spesso, anche, che ci rilassiamo giocando per tutto il giorno. Tutte le nostre attività didattiche sono dettate dall’allegria e dal gioco. L’obiettivo è imparare divertendoci ed appassionandoci. Il pomeriggio, invece, è destinato alla lettura, da soli o insieme, alle attività sportive e agli amici.
Noi parliamo di educazione all’interno delle mura domestiche, anche se di mura ne vediamo ben poche: la nostra classe è il mondo, la natura. Le nostre attività, infatti, sono varie. La prima in assoluto è la scoperta e l’osservazione della natura. E’ facile, per esempio, parlare della fotosintesi clorofilliana mentre si ammira la vastità di piante che ci circondano. Una cosa che ultimamente riscuote molto successo a casa nostra è la creazione di lapbook. Si tratta di una sorta di libro autoprodotto su un cartoncino, che approfondisce un argomento specifico. La caratteristica principale del lapbook sono le varie finestrelle di diverse forme, colori e dimensioni che si aprono e rivelano notizie fondamentali sull’argomento trattato. Trovo che questo sia uno strumento didattico veramente coinvolgente. Per la matematica abbiamo inventato dei giochi sotto forma di “partite”. Mio marito disegna su un foglio un percorso “a ostacoli” durante il quale bisogna risolvere dei calcoli per poi raggiungere la fine e calcolare il totale. Matteo va matto per questi giochi e trova la matematica un esercizio attraente. La pittura, il disegno e le attività creative sono del tutto libere, così come la musica, per il momento. Per l’italiano scegliamo dei libri che piacciono a Matteo, al momento stiamo leggendo un romanzo per i più piccoli ambientato nella nostra città. La parte scritta viene svolta sotto forma di diario personale o letterine ad un’amichetta. Non abbiamo mai avuto bisogno di insegnare a nostro figlio l’alfabeto in quanto l’ha imparato nel corso degli anni autonomamente, giocando con i cubi di legno che hanno le lettere incise. Ogni tanto scriveva la propria firma sui bigliettini augurali, successivamente si era dilettato a inviare lettere al nonno tramite e-mail. All’inizio le frasi – i cosiddetti “pensierini” che fanno scrivere alle elementari- erano veramente concise ma un po’ alla volta sono diventate delle lettere a regola d’arte. L’ho sempre corretto poco, è bastato dargli poche regole grammaticali affinché scrivesse delle frasi pressoché perfette. L’apprendimento della scrittura in corsivo era stata una sua richiesta, per imitare me nella calligrafia veloce. Per l’inglese ci avvaliamo di DVD per bambini e ci alleniamo con frasi inerenti la quotidianità durante il corso della giornata. Spesso parliamo in inglese la mattina, appena svegliati, quando viene nel mio letto a chiacchierare prima di alzarci. Per la parte scritta, al momento utilizziamo il computer, in quanto Matteo non ama scrivere sui fogli in lingua straniera. I documentari che troviamo su YouTube sono una fonte preziosa di ricerca, scoperta e momenti di relax. Ci siamo appassionati in particolare alla formazione della Terra fino ai giorni nostri.
Organizzate gite ed escursioni?
Recentemente abbiamo formato un gruppo di famiglie della provincia di Padova che hanno deciso di occuparsi personalmente dell’educazione dei propri figli, con lo scopo di ritrovarci periodicamente ed organizzare gite ed escursioni. Abbiamo iniziato lo scorso maggio con un pic-nic sui Colli Euganei con escursione lungo il percorso dei castagni secolari del Monte Venda. Successivamente abbiamo fatto l’esperienza della didattica nel bosco, con esplorazione guidata che impegnasse i cinque sensi. Abbiamo ammirato le magnificenze di Villa Pisani, lungo la riviera del Brenta e ora stiamo programmando tanti altri eventi, tra cui la visita del museo dedicato a Leonardo da Vinci a Milano e quello di Ötzi a Bolzano.
Avete deciso di fare la festa del Non rientro. Perché e com’è stata organizzata?
La festa di non rientro a scuola è per gli homeschoolers un modo alternativo per dare il benvenuto al nuovo anno di studi. I bambini giocano spensierati mentre i genitori ne approfittano per condividere le proprie esperienze e per organizzare nuove attività di gruppo. L’idea era nata da due famiglie. Abbiamo scelto un tema per l’evento: le energie rinnovabili e, con l’aiuto di una guida che ci ha messo a disposizione il parco che ci ospitava, abbiamo organizzato dei laboratori ludico-didattici. L’evento è stato pubblicizzato su facebook e sul network dedicato alle famiglie homeschoolers (www.educazioneparentale.org). Hanno partecipato svariate famiglie del Veneto e alcune provenienti da Pordenone, che hanno trascorso una giornata davvero indimenticabile.
Possono fare homeschooling anche i genitori che lavorano?
Conosco personalmente nuclei famigliari di homeschoolers in cui entrambi i genitori lavorano, molti dei quali sono insegnanti di scuola. E’ necessario che i genitori impiegati fuori casa abbiano orari flessibili, turni o part-time. Non è detto però che chi lavora a tempo pieno non possa educare a casa i propri figli. In questo caso però la famiglia dovrebbe avvalersi di un insegnante che stia con il bambino durante l’orario di lavoro dei genitori. Ognuno si gestisce come preferisce c’è chi segue il programma ministeriale, chi se ne crea uno proprio e chi lascia che siano i bambini a indirizzare l’apprendimento in base ai propri interessi. Non esistono obblighi di esami a fine anno, a meno che non si intenda far rientrare l’alunno nel circuito scolastico.
Come vive tuo figlio la scelta di fare homeschooling?
Mio figlio è felicissimo di questa scelta. Per lui è un percorso naturale, in quanto non ha mai frequentato le scuole. Gli amici però gli raccontano come si svolgono le giornate negli edifici scolastici e spesso discute con i coetanei su quanto sia fortunato a poter apprendere ciò che più gli interessa senza giudizi, voti e paragoni. Tra gli amici non c’è chi lo ritiene diverso per la scelta che abbiamo fatto, piuttosto sono tutti incuriositi dal nostro stile di vita e lo propongono a loro volta in famiglia. Mio marito ed io siamo certissimi di continuare lungo questa strada perché notiamo la spensieratezza e la felicità di nostro figlio, che cresce senza costrizioni. Fare homeschooling è un’esperienza unica anche per i genitori. Nel corso di questi anni abbiamo imparato talmente tante cose che non avremmo nemmeno immaginato se non avessimo intrapreso questa strada.
di Isabella Wilczewski
