Alla scuola media di Mosso si esce dall’aula e si va al supermercato per imparare a fare la spesa consapevole.
Giuseppe Paschetto è un insegnante come ce ne sono pochi. Da tempo sta portando avanti nella scuola dove insegna, a Mosso in provincia di Biella, un modo di “fare educazione” che si fonda sull’esperienza, sulla vita vissuta, sul percepire, leggere e sentire il mondo che ci sta intorno. E ha deciso di uscire dall’aula e andare al supermercato per condividere con i ragazzi un modo di fare la spesa che sia consapevole. 
«Non esistono la scuola e la vita come due enti separati ma normalmente la scuola dovrebbe essere anche scuola di vita e la vita d’altra parte fa scuola per sua definizione – spiega Giuseppe Paschetto – Dato che della vita fa parte anche il fare la spesa con i nostri alunni ci siamo trasferiti a fare scuola in un po’ di negozi della zona. Obiettivo: imparare a fare la spesa in modo consapevole. Il che significa applicare a questo fondamentale atto quotidiano competenze matematiche, conoscenza delle etichette, comprensione delle dinamiche che sono alla base della produzione e della vendita degli alimenti. Perché di alimenti si è trattato: una lista di 10 prodotti da acquistare, riso e pasta, zucchero e latte, uova e biscotti, zucchine e salsa di pomodoro, limoni e uva. Allenati alla pratica del cooperative learning, per i nostri alunni di IIB è stato abbastanza agevole dividersi in 3 gruppi e assegnare all’interno di ogni gruppo dei ruoli, il cassiere, il portatore di carrello, il controllore dei tempi, ecc. e poi sguinzagliarsi all’interno di un primo supermercato con un obiettivo diverso per ogni gruppo: una spesa economica (quindi con attenzione esclusiva al portafoglio), una eco-sostenibile (attenta agli imballaggi, alla provenienza, alle modalità di produzione) e una salutare (con attenzione rivolta al bio, alla assenza di additivi, ecc.). ma si trattava anche di provare diverse tipologie di negozi e quindi si è fatta la spesa anche in un discount, in un negozio bio e in uno equo-solidale.
Prossimamente si sperimenteranno anche il mercato e il negozio del paese.
Seconda tappa: suddivisione a scuola dei prodotti tra gli alunni, ognuno dei quali aveva contribuito con 5 euro alla spesa. Ognuno ha scelto i prodotti che si voleva portare a casa e si è già trattato di far matematica con le operazioni relative ai resti da dare.
Terza tappa: una elaborazione matematica un po’ più approfondita con foglio di calcolo per valutare i costi per quantità prestabilite e quindi poter operare confronti tra i vari negozi.
Quarta tappa: la valutazione della eco-sostenibilità dei prodotti attribuendo punteggi agli imballaggi, alla provenienza, alla componente sociale (l’equo solidale, le coltivazioni in territori confiscati alle mafie, ecc.) in modo da elaborare un vero metodo a punti per valutare la sostenibilità ambientale e sociale di un prodotto.
Quinta tappa: la componente nutrizionale e quindi desumere le percentuali di proteine, lipidi e carboidrati di ogni prodotto e le relative calorie e poi rapportarle alla alimentazione di una famiglia di 4 persone completa di colazione, pranzo, merenda e cena da confezionare con fantasia…solo con i 10 prodotti acquistati.
Da questo progetto che spazia dalla matematica alle scienze, dall’informatica alla storia e alla geografia sociale dei cibi nascono spontanee una quantità di domande a cui gli studenti si trovano a dover dare risposte con approfondimenti ed elaborazioni varie. Ad esempio: perché due prodotti identici hanno prezzi diversi in negozi differenti? Come fa un discount a tenere prezzi così bassi? Cos’è il commercio equo e solidale? Perché i prodotti a km zero hanno minor impatto ambientale? Quali sono gli imballaggi migliori? A cosa mi servono le proporzioni e i rapporti quando si fa la spesa? Perché fare la spesa nel negozio di paese? Come leggere le etichette? Perché il biologico costa di più? Perché spesso i prodotti hanno un prezzo che “finisce per 9”? Ecc. ecc.
Certo si poteva fare la stessa cosa più velocemente senza uscire da scuola e fornendo già tabelle con prezzi e quantità. Ma non sarebbe stata la stessa cosa! Sarebbe mancato quel coinvolgimento emotivo legato all’andare nel negozio, a toccare con mano i prodotti, quell’elemento di realtà che fa scattare la molla della curiosità e quindi dell’apprendimento».