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A Torino la “scuola possibile”

Pubblicato il 11 gennaio 2017 0

A settembre 2017 aprirà a Torino all’interno del Basic Village “La scuola possibile” una scuola primaria parentale.

L’obiettivo de “La scuola possibile” è sostituire zaini, voti e compiti con tante esperienze. Tra i partner ci sono grandi marchi come IAAD, Lavazza, BasicNet, Fondazione Pistoletto e Aurora. La scuola, fortemente voluta da Laura Milani già direttore e Ceo di IAAD – Istituto d’Arte Applicata e Design, e futuro presidente dell’elementare di Via Foggia, nasce da una ricerca sui bambini e il rapporto fra creatività e il talento.

Laura Milani, come ha preso forma questo progetto de “La scuola possibile”?

“Questa scuola nasce dall’esperienza di IAAD – Istituto d’Arte Applicata e Design e da un progetto di ricerca messo in campo negli ultimi due anni. Annualmente come università focalizziamo l’attenzione su macro temi di interesse contemporaneo, in questo caso siamo partiti interrogandoci sui bambini e sul rapporto fra creatività e talento. Ciò che verifichiamo costantemente con i neo studenti di IAAD che frequentano i nostri corsi di laurea è che pagano lo scotto di aver sempre dovuto comprimere e ingessare le loro attitudini in percorsi didattici rigidi e preconfezionati. Ogni volta dobbiamo ricominciare daccapo per fare emergere i loro talenti, soprattutto in ambito artistico e creativo. E’ nata così l’esigenza di studiare prima e strutturare poi un percorso per i più piccoli iniziando ad analizzare una serie di progetti educativi fuori dall’ordinario esistenti in ambito internazionale. Siamo partiti dallo studio di 100 casi poi siamo scesi a 50 fino ad arrivare a concentrarci su 20 scoprendo che solo in 1 o 2 casi si trattava di progetti di matrice italiana. Da qui la scelta di entrare in un processo alternativo capace di rispecchiare la contemporaneità e i suoi bisogni.

Quali sono le caratteristiche principali e le novità di questo approccio pedagogico e in che cosa si contraddistingue da un percorso scolastico tradizionale?

Intanto per cominciare a scuola si entra dalle 8 alle 9 e si esce dalle 16’30 alle 17. Un orario flessibile, un ingresso e un’uscita lente che permettono di conciliare sia i ritmi del bambino sia quelli delle famiglie. Gioco e apprendimento si alternano in modo frequente così come le pause. Lo svago e lo studio si intercalano ritmicamente. Questa alternanza è fondamentale anche perché dopo un’ora e mezza i bambini perdono l’attenzione. Inoltre è importante che i bimbi scoprano e vedano ciò che sta loro attorno e non stiano seduti in un ambiente chiuso e statico tutto il giorno. I bambini saranno al massimo 18 per classe. L’insegnamento non ha la suddivisione classica in materie, ma in aree linguistiche, questa è la nostra scelta. A fianco dell’educazione linguistica hanno pari spazio l’educazione artistica, quella scientifica, l’educazione musicale e quella sportiva. La struttura della didattica, suddivisa in cinque aree di linguaggio, rispecchia idealmente e concretamente la molteplice ricchezza delle intelligenze umane. Nello sviluppo parallelo e in armonia di questi percorsi, il bambino scopre un vasto vocabolario comunicativo ed espressivo costruendo man mano una personale coscienza di sé, degli altri e del mondo che lo circonda. Inoltre, l’integrazione dell’insegnamento della lingua inglese nelle attività didattiche segue gli stessi principi, con la volontà di fornire ai bambini un ulteriore stimolo alla crescita tramite lo studio di una lingua diversa da quella madre che li prepari anche a navigare liberamente in un mondo in cui l’inglese è ormai una lingua parlata ovunque.

Al posto dei comuni insegnamenti e delle classiche materie, si preferiscono le esperienze, che cosa s’intende?

I moduli sono tutti principalmente esperenziali, prevedono quindi un’apertura costante verso l’esterno. “La scuola possibile” è una scuola urbana che fa del rapporto con la città uno dei suoi punti fondanti. Il dialogo con i laboratori dei poli museali, ma anche i partner che credono nel progetto come IAAD, BasicNet, Lavazza, Fondazione Pistoletto, Aurora e tanti altri sono parte viva del progetto, così come il rimanere costantemente disponibili a contaminazioni di varia natura.

La presenza di queste grandi firme come partner del progetto, non rischia di influenzare il processo pedagogico secondo logiche aziendaliste?

Assolutamente no. Le aziende hanno manifestato vivo interesse al nostro progetto e in particolare metteranno a disposizione contributi economici per finanziare le borse di studio che serviranno a dare la possibilità di partecipare a questa scuola anche a chi non ha la disponibilità economica per farlo. Le aziende sono inoltre nostri partner storici e soggetti con i quali, grazie all’esperienza maturata in IAAD, ci confrontiamo abitualmente in un lavoro di costante scambio culturale. Nella quotidianità, IAAD collabora con oltre 200 aziende. Il sostegno di questi marchi al nostro approccio si traduce anche nei finanziamenti per condurre nuovi progetti di studio e di ricerca, perché non abbiamo intenzione di fermarci qui, anzi, continueremo a studiare e ad approfondire. Il monitoraggio costante dell’attività finalizzato al miglioramento è parte integrante della nostra mission. Nel percorso scolastico i bambini avranno anche la possibilità di visitare le aziende e vedere tanti mestieri dal vivo.

Perchè proprio i mestieri che si svolgono nelle aziende piuttosto che nelle botteghe artigiane o lasciare addirittura liberi i bambini di immaginarsi il lavoro del futuro?

Una cosa non esclude l’altra. Visiteremo botteghe e aziende e conosceremo tante persone diverse con storie e pensieri differenti. La varietà delle esperienze che i bambini avranno la possibilità di vivere in prima persona sono una ricchezza rara.

“La scuola possibile” sarà una scuola privata. Non si rischia, così, di renderla d’elite e selezionare gli iscritti sulla base di chi può permettersela economicamente?

“Abbiamo optato per una scuola privata perché per fare innovazione bisogna uscire dal sistema e dagli schemi, solo a quel punto è possibile distinguersi e seguire una strada nuova. L’obiettivo è di iniziare oggi con una scuola elementare per poi realizzare anche una scuola media libera da costrizioni di ogni natura e livello dove le intelligenze e i saperi convergano nella creazione di un ambiente di eccellenza educativa. La retta sarà all’incirca sui 7mila-8mila euro. Non è poco, certo, ma in questa scuola c’è tutto: abbiamo una mensa scolastica interna biologica con una cuoca a nostra disposizione, non ci sono classi ma open space dove i bambini potranno svolgere attività sia di gruppo che individuali. Ci sono ambienti idonei per le attività sportive e musicali. Insomma, è una scuola contemporanea, completa e molto varia.

Il “mondo dei grandi” spesso giudica e valuta: perché avete scelto in questa scuola di non dare voti?

Non troviamo utile etichettare. La nostra metodologia educativa prevede la ricerca, la progettazione e il racconto strutturati. Sarà compito degli educatori, ben preparati, confrontarsi con il bambino su un determinato progetto e sulla sua esecuzione. L’obiettivo è che il bambino sviluppi un forte senso critico e impari, attraverso il racconto a spiegare quello di cui si è occupato. La rigidità e la schematizzazione educativa vanno contro l’intelligenza. Servono menti aperte, libere e in grado di scegliere in autonomia secondo il proprio pensiero e secondo i propri canali comunicativi. Crediamo che attraverso un approccio che lascia spazio e stimola i bambini, la loro creatività e il loro senso critico si possa finalmente contrastare l’omologazione

I genitori che ruolo giocano in questo progetto?

Un ruolo importantissimo, fondamentale. Le famiglie saranno chiamate spesso a vedere e verificare cose fanno i loro bimbi a scuola. E saranno soprattutto i bimbi a raccontare. Spesso i genitori vivono il tempo a scuola dei figli solo indirettamente e magari attraverso i compiti che i bambini devono fare a casa. Noi pensiamo che questo modello didattico non abbia bisogno di compiti a casa perchè il tempo degli affetti, del privato è anch’esso un’esperienza di vita da vivere pienamente senza interferenze e sovrastrutture.

C’è un metodo pedagogico a cui vi siete ispirati per mettere a punto la vostra scuola?

Naturalmente sì, ma non vogliamo etichette. Nella fase di studio e progettazione, abbiamo ovviamente attinto a diversi pedagogisti importanti ma il nostro metodo è la somma di più pensieri. Non vogliamo ricondurre strettamente al passato, vogliamo invece andare verso il futuro, guardare avanti e continuare a imparare e vivere pienamente.

Che obiettivo perseguite con questo tipo di scuola, quale esperienza vi augurate che traggano i vostri alunni?

“La scuola possibile” offre ai bambini strumenti contemporanei di comprensione e di relazione con un mondo aperto a cambiamenti e trasformazioni. I bambini sviluppano le capacità di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili a ogni opportunità e, senza alienare la propria identità, di dare nuovo slancio alla propria esistenza anche muovendosi verso mete ambiziose. Una resilienza adeguata è il risultato dell’integrazione degli elementi istintivi, affettivi, emotivi e cognitivi. La scuola possibile vuole formare persone resilienti tramite uno sviluppo psicoaffettivo e psicocognitivo integrati, sostenuti dall’esperienza e dalla capacità di valutare il rapporto con gli altri non solo in termini di benefici, ma anche secondo le dinamiche emotivo-affettive che si realizzano. La contemporaneità sta nell’abilità di guardare al futuro senza ansie o paure, ma con volontà costruttiva e positiva. La nostra scuola è un’officina creativa, un luogo desiderato di scoperta in cui ogni punto d’arrivo prende valore e si trasforma come premessa di un salto verso la conoscenza futura”.

di Marta Valota

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