Tutta un'altra SCUOLA
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Tutta un’altra scuola: come, perché e per chi

Pubblicato il 18 dicembre 2015 0

Riportiamo l’analisi di Daniela Belletti e Mimmo Perrotta sull’esperienza di “Tutta un’altra scuola” 2015 (uscito sulla rivista “Gli asini”) con le nostre riflessioni.

Dalla rivista “Gli asini”

«”Quello delle “scuole alternative” è ormai un movimento sociale, di cui fanno parte moltissimi genitori e insegnanti e di cui è necessario e importante capire di più e meglio caratteristiche, aspirazioni, potenzialità, ma anche ambiguità, contraddizioni, difficoltà.
Un interessante momento di osservazione di questo movimento è stata l’iniziativa Tutta un’altra scuola. La festa della scuola che cambia, tenutasi il 13 settembre scorso nella Villa del Mulinaccio a Vaiano, poco lontano da Prato. Organizzatore principale di Tutta un’altra scuola è la rivista e casa editrice AAM Terra Nuova, che nei mesi scorsi ha promosso un censimento della “Scuola che cambia”, ovvero delle “esperienze educative e scolastiche che in Italia mettono il bambino al centro” (pubbliche e private), con una lunga lista di scuole pubblicata sul numero di settembre della rivista. Tutta un’altra scuola non si è esaurita nell’iniziativa del 13 settembre; gli organizzatori promettono altri incontri. Nel frattempo, si può vedere il sito web tuttaunaltrascuola.it, nel quale, tra l’altro, si possono scaricare gli Atti del convegno di Vaiano.
Obiettivo di Tutta un’altra scuola è rendere visibili e far dialogare “le esperienze alternative di educazione per bambini e ragazzi […] certamente molto differenziate tra loro ma in generale accomunate da una preoccupazione comune: quella di fornire a bambini e ragazzi, a bambine e ragazze, risposte a quello che essi sono più autenticamente, ai loro interessi, alla loro natura, alle loro potenzialità” (dall’intervento di Paolo Mottana, p. 8 degli “Atti”).
Lo diciamo subito: anche noi ci sentiamo per molti versi parte di questo movimento. Per tre anni e mezzo ci siamo impegnati, con altre famiglie, nell’auto-organizzazione di esperienze educative e scolastiche per le nostre bimbe. Un’esperienza che è, forse temporaneamente, finita e che per molti versi tuttora rimpiangiamo. Ma che ci ha reso da un lato più consapevoli rispetto a quello che “manca” nella scuola statale (che oggi frequentano le nostre bimbe) e dall’altro lato attenti alle tante difficoltà e contraddizioni delle scuole “alternative”.
Per questo siamo andati a Vaiano con curiosità e interesse. Il programma della giornata era ricco e noi ci siamo divisi in due. Daniela (che è anche insegnante di scuola primaria) ha seguito il convegno. Tra i relatori, dopo un’introduzione di Mottana (docente di filosofia dell’educazione all’Università di Milano Bicocca), “rappresentanti” delle scuole Senza Zaino (la sperimentazione forse più interessante attualmente in atto nella scuola statale), Steineriane, Montessori, Pestalozzi, dell’homeschooling, delle scuole parentali, dell’educazione libertaria, dell’“educazione esperienziale”, dell’“Alice Project” (abbiamo notato l’assenza della Rete per l’educazione libertaria, nella quale si riconoscono alcune tra le esperienze più interessanti di questo movimento).
Mimmo e le bimbe sono stati tutto il giorno fuori a giocare e a “fare esperienze”, perché la Villa del Mulinaccio era animata dai banchetti e dai laboratori di molte delle realtà rappresentate nel convegno: una stanza con i materiali montessoriani; un gazebo con un laboratorio di lana cardata per creare bruchi e farfalle steineriani (i preferiti delle nostre bimbe!); uno spettacolo teatrale curato dalla scuola steineriana di Prato; un bosco secolare allestito con giochi di legno per esperienze con i cinque sensi; una sala con i video del sito “educareallaliberta.org”, ecc..
Tornando a casa, abbiamo fatto tre considerazioni principali.
La prima è che tantissime persone hanno partecipato all’iniziativa. La sala del convegno era strapiena. Secondo Terra Nuova, i partecipanti sono stati almeno mille. Un grande successo. Ci è sembrato che le provenienze fossero non solo Firenze e la Toscana, ma anche Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia. Si trattava soprattutto di famiglie con bimbi in età pre-scolare (il momento in cui ci si inizia a interrogare sulla scuola). Frequentemente, come abbiamo fatto noi, la mamma era a seguire il convegno, il papà fuori con i bimbi. Origine sociale: classe media, ovviamente, ma con tutta la sua varietà, dal giovane precario al professionista. Capitale economico molto variabile, capitale culturale mediamente alto. Inoltre, soprattutto al convegno, c’erano non poche insegnanti di scuola statale.
Quindi: tantissime persone – mediamente colte, residenti nel Centro-Nord, soprattutto le donne e meno i papà – sono preoccupate di iscrivere i propri figli in una scuola statale percepita come sempre meno di qualità e affidabile, sono attente al benessere dei propri figli e sono alla ricerca – o almeno curiose – di esperienze alternative di scuola. Un movimento che va da Bologna a Roma, dalle città lombarde alla provincia veneta.
La seconda considerazione riguarda il convegno. Se l’obiettivo dell’iniziativa di Vaiano era creare una rete tra le esperienze di scuola alternativa, pubbliche e private, non ci è parso che questo obiettivo sia stato raggiunto, almeno per ora. Gli interventi, per la maggior parte, consistevano in descrizioni del metodo utilizzato da ciascuna esperienza. Pochi si sono posti esplicitamente il problema di come fare rete, di come allargare queste esperienze, di come entrare nella scuola statale. Tra loro, Sabino Pavone, presidente e docente della scuola Waldorf di Conegliano Veneto che, con molto carisma e con una visione ampia, ha cercato di far passare l’idea che è necessario mobilitarsi affinché queste metodologie “diverse” diventino patrimonio di una scuola pubblica (il che è paradossale, se pensiamo che le scuole steineriane sono spesso considerate tra le più chiuse, “esoteriche” ed elitarie tra le scuole alternative). In maniera simile, Andrea Sola, che parlava di educazione libertaria, ha detto che “è necessario che tutti i soggetti portatori di questa consapevolezza dei diritti dell’infanzia comincino a riconoscersi vicendevolmente e inizino ad agire in sintonia, ponendosi degli obiettivi comuni”.
Per il resto, le illustrazioni delle differenze tra le varie scuole hanno dato la sensazione di una specie di fiera con lo scopo di convincere il pubblico ad acquistare questo o quel metodo, piuttosto che di un incontro per discutere come mettere assieme le forze per cambiare la scuola pubblica.
La terza considerazione viene dal contesto di Tutta un’altra scuola. Il convegno e i laboratori erano ospitati in un’iniziativa più ampia, denominata “Armonia nella natura”, che vedeva nel programma anche una serie di proposte quali “Taji quan – qui gong”; laboratorio di euritmia; vari incontri di yoga; “Ottieni la vita che vorresti”; pilates; proposte sull’alimentazione, sulla permacultura, sul lavoro sostenibile, sul consumo consapevole; massaggi olistici, massaggi shiatsu, massaggi ayurvedici; massaggi thai stretching; esame iridologico; riflessologia plantare olistica; access consciousness; fiori di Bach; laboratorio di naturopatia; cosmesi naturale; antica scrittura cinese; tè e tisane nel bosco secolare; mercato di prodotti biologici e tipici. Insomma, una fiera della ricerca del benessere, della natura, dell’autenticità. Questa collocazione è molto significativa. Si è parlato di scuole altre non in un’iniziativa politica o in una festa di movimento, di partito, di sindacato, di centro sociale.
Questo ci ha portato a riflettere su quanta enfasi questo movimento ponga sulla dimensione collettiva e quanto invece si tratti di preoccupazioni soltanto individuali. Tutte le persone che abbiamo incrociato – ceto medio, alto capitale culturale – sono giustamente preoccupate per il benessere dei propri bambini, ma ci pare che (almeno per ora) questa preoccupazione (voglio che mio figlio stia bene a scuola) non si traduca quasi mai in domanda politica, in azione collettiva. Come mostrano anche le relazioni al convegno, peraltro.
Questi genitori sono spesso preoccupati anche per il proprio benessere: comprano alimenti biologici (non a caso tra gli sponsor di Tutta un’altra scuola c’erano NaturaSì, Cuore bio negozi biologici, Ecor), fanno yoga, si curano con medicine omeopatiche, optano per il parto in casa, si fanno fare i massaggi. È un movimento sociale che ha numerosi punti di contatto con quelli del consumo critico, delle medicine alternative, dello scetticismo verso i vaccini, dell’abitare solidale.
Il punto è che tutto questo riguarda soprattutto scelte individuali e raramente percorsi collettivi. Per cercare il mio benessere e la mia armonia con la natura, mangio biologico (ma non mi curo del fatto che vivo in una città che supera parecchio i livelli consentiti di inquinamento), faccio yoga (ma poi passo ore in macchina e sul lavoro sono sfruttato), iscrivo mio figlio alla steineriana, ma poi non faccio nulla se il mio quartiere non è a misura di bambino se lavoro dieci ore al giorno lo vanno a prendere i nonni non lo vedo mai. E questo anche per un grosso (e giustificato) scetticismo verso la politica e i politici (quanto è distante il pur difficile dialogo tra la Rete nazionale delle scuole libere alternative tedesche e i rappresentanti del Linke Partei, pubblicato su “Gli Asini”, n. 10/2012!).
Probabilmente, pochissimi tra i genitori che erano a Vaiano il 13 settembre hanno abbastanza denaro per pagare 400 e passa euro al mese per iscrivere i propri figli a una scuola montessoriana o steineriana, oppure hanno abbastanza tempo (e voglia) per fare homeschooling o una scuola parentale, oppure hanno abbastanza fortuna per trovare vicino casa un’alternativa di qualsiasi tipo alla scuola statale. La maggior parte dei loro figli frequenterà la scuola statale, mentre i genitori continueranno, preoccupati, a sognare l’alternativa. Raramente si metteranno a ragionare con gli altri genitori e con gli insegnanti su cosa fare per migliorare la scuola che frequentano i loro figli. E questo forse anche perché discutere con gli altri genitori e con gli insegnanti è più difficile e complicato che fare yoga, prenotare una visita dalla pediatra antroposofa o i massaggi dal fisioterapista indiano. Scusateci la facile ironia. Noi siamo per molti aspetti dentro questa descrizione (siamo pure abbonati a Terra Nuova).
Siamo un po’ più ottimisti sugli insegnanti: come hanno mostrato molti interventi nel dibattito, quelli che c’erano al convegno di Vaiano erano attenti e desiderosi di riportare nelle proprie classi di scuola pubblica gli aspetti più utili delle pedagogie alternative di cui si è discusso.
Ci tocca infine rilevare come una questione sia stata del tutto assente dal dibattito di Vaiano: quella delle disuguaglianze sociali, della lotta a queste disuguaglianze e dell’idea di una scuola pubblica come luogo nel quale tutti i bambini hanno uguali opportunità di accesso all’educazione. Eppure, molte delle metodologie e delle pedagogie di cui si è parlato sono nate proprio nel corso di esperienze educative con (e con l’obiettivo di fare scuola a) i figli dei poveri, degli operai, dei contadini, degli oppressi. Questi genitori, attenti al benessere dei propri figli, appaiono poco preoccupati dell’educazione di tutti i bambini, compresi quelli i cui genitori si curano poco dello stato della scuola. Ma sono proprio questi i bambini che si trovano più in difficoltà nella scuola statale; i figli di chi c’era a Vaiano, invece, hanno per lo più genitori attenti e con una certa cultura, capaci di sostenerli nel loro percorso scolastico.
Due giorni dopo l’incontro di Vaiano, la nostra figlia maggiore ha iniziato la prima elementare nella scuola statale del piccolo comune di montagna in cui abitiamo. Noi eravamo piuttosto in ansia. Al primo incontro con i genitori, la dirigente scolastica della scuola, che è una scuola Senza Zaino, ha dichiarato di essere orgogliosa che “queste metodologie montessoriane entrino nella scuola pubblica”. Non è la fine di tutti i problemi, ma ci ha fatto sentire un po’ più fortunati.
Non vogliamo esprimere un giudizio negativo su Tutta un’altra scuola. Anzi, si tratta di un’iniziativa importante. Tuttavia, nello spirito degli Asini, vorremmo invitare a non separare, nei prossimi incontri, l’interesse pedagogico e l’attenzione alla dimensione collettiva e politica.

Questo intervento uscirà sul n.30 de “Gli asini”.»

La riflessione del coordinatore del gruppo promotore di Tutta un’altra scuola, Claudia Benatti.

«Abbiamo letto con grande interesse l’articolo da voi pubblicato e cogliamo l’occasione per farvi i complimenti per l’analisi, che ha toccato alcuni punti essenziali sui quali abbiamo molto riflettuto anche noi. Partiamo dalla scelta del luogo. E’ stata frutto di una ricerca di coerenza che si sposasse con la mancanza sostanziale di grosse disponibilità economiche e di un gruppo già solido e strutturato alle spalle. Abbiamo accolto con grande gioia la disponibilità mostrataci dal Comune di Vaiano che ci ha a suo tempo proposto di inserirci nella manifestazione “Armonia della natura” e ci ha messo a disposizione gratuitamente l’intera area e la struttura. L’amministrazione e alcuni consiglieri sono molto sensibili ai temi della scuola e la relazione è nata da un comune sentire che si è tradotto in una disponibilità pratica che è venuta incontro alle nostre esigenze. Poche e meritate parole sul gruppo di lavoro, di cui Terra Nuova mantiene un coordinamento attraverso la mia presenza ma che lavora in completa autonomia. E’ un gruppo nato a settembre 2014 sulla base di conoscenze ed affinità che ha accettato una sfida cercando di modellare il percorso di giorno in giorno. Tanta buona volontà, persone fantastiche, ma anche un affiatamento non sempre facile, sensibilità anche molto differenti da far coesistere e nessuna struttura o gerarchia alle spalle cui appoggiarsi (nel positivo e nel negativo). A guidarci è stato molto l’entusiasmo e il fatto che ciascuno di noi crede in ciò che fa e l’ha voluto condividere, poi poco a poco abbiamo tentato di costruire una proposta che fosse, almeno in prima battuta: conosciamoci e conosciateci! Ci ha sorpreso il risultato di presenze, ci ha fatto piacere ma ci ha anche caricato di una grande responsabilità. Non so se saremo all’altezza delle aspettative, ma di sicuro ci sentiamo parte di una corrente che sta diventando sempre più forte. Nella seconda edizione del settembre 2016 proveremo a colmare alcuni dei vuoti e a superare alcuni dei limiti che si sono evidenziati a settembre 2015. Chissà se ce la faremo. Di sicuro sarà comunque un’esperienza di crescita per tutti, questa è anche la nostra auto-educazione. Intanto vorremmo che continuassero a parlarsi le realtà che si sono conosciute a Vaiano e che si stanno conoscendo attraverso il sito web e il gruppo Facebook. Forse non sarà possibile fare molto di più, ma perchè non fare almeno questo? Per quanto mi riguarda, penso che la dimensione collettiva non sia un concetto astratto ma l’unione delle individualità; ho sempre fatto fatica a contenere il pensiero di una comunità o di un movimento collettivo che non sia fatto della unione dei tanti singoli che nella comunità “semplicemente” moltiplicano le loro forze anzichè sommarle solo aritmeticamente. Per pensare ad un “bene comune”, dunque, penso occorra passare per una consapevolezza che non può non essere anche individuale. Penso che questo connubio ci possa portare a comprendere cosa significano le parole “meno scuola, più educazione”.

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