Francesca Testi è insegnante di scuola superiore e tiene un blog dal titolo, non casuale, Scuola Liquida. Perchè liquida? Ce lo spiega lei stessa.
«Ho ideato il blog Scuola Liquida tre anni fa con l’obiettivo di raccontare la scuola italiana da dentro, la mia intenzione era di portare alla luce le sue contraddizioni interne che tanto somigliano a quelle di questa società – spiega Francesca – Volevo raccontare i suoi punti di forza, quelli che ancora la tengono in piedi nonostante gli attacchi dell’opinione pubblica e le pseudo riforme che ingabbiano il lavoro dei docenti. Per tutte queste ragioni l’ho definita liquida, perché ha bisogno di ritrovare una forma nuova, più contemporanea e che risponda alle necessità di apprendimento dei giovani di oggi. Il nome che ho dato al blog è stato fonte di contestazione fin dall’inizio, la più importante è stata: perché definisci la scuola statale liquida quando è al contrario rigida e immobile? Ed è proprio da qui che è partito il mio racconto. Questo è il mio sesto anno di insegnamento, dai miei esordi professionali ad oggi, ho insegnato in 11 scuole superiori diverse (dai professionali, ai tecnici, ai licei), 13 se contiamo quelle in cui sono entrata come commissario d’esame, non voglio fare il conto del numero di studenti e colleghi che ho conosciuto, ma posso dirvi che solo quest’anno conto 193 allievi (8 classi suddivise in due istituti) e due collegi docenti che superano i 150 insegnanti. Ho imparato a conoscere profondamente il territorio in cui vivo perché ho stretto relazioni sociali, conosciuto realtà a me spesso lontane per formazione ed esperienza e ho imparato una cosa essenziale: la scuola è ancora al centro di una Rete sociale importantissima nella costruzione di rapporti e identità. Nonostante la mancanza di finanziamenti, le riforme che non riformano, gli edifici inadeguati e l’ avvicendamento dei docenti, la scuola italiana ha ancora un valore formativo imprescindibile».
«Ci sono molte cose che cambierei della scuola italiana, lo confesso, ma ce ne sono altre che come insegnante posso praticare nonostante le circolari, i programmi, la burocrazia, le costrizioni».
«La prima che mi viene in mente- a dire il vero la mia preferita- è la libertà di insegnamento garantita dalla Carta Costituzionale: al di là dei programmi ministeriali e delle decisioni condivise con i colleghi, posso ancora decidere quanto, come, cosa studiare insieme alle mie classi. Se nei corridoi, nei pomeriggi dopo la scuola vengo come tutti assorbita dagli adempimenti burocratici crescenti, quando chiudo la porta delle mie aule per me esiste solo l’apprendimento e i miei studenti, che mi fanno arrabbiare, divertire, che devo rimproverare, spesso sono disordinati, o polemici, tuttavia mi sembra di poter rimettere nella giusta prospettiva l’insegnamento e il senso che dovrebbe avere. E io preferisco decisamente farlo con lentezza.
La seconda potenzialità della scuola è che per essere innovativa non ha bisogno di tecnologia ma di innovazione didattica, che per me, risiede nell’uso di metodologie di insegnamento attive. Questo perché, a mio avviso, gli allievi sono più coinvolti se il docente sviluppa un percorso di ricerca, se impara insieme a loro, e non impone la lezione dall’alto come fosse una dottrina di stato. È come dire che non abbiamo la verità ma la cerchiamo insieme a loro. Ciò implica un lavoro di preparazione preciso, nulla può essere lasciato al caso, occorre sapere dove si vuole arrivare, e segnare il passo rispetto ai tempi, ma anche concedere a ciascuno di crescere individualmente. Personalmente faccio spesso uso della lettura ad alta voce (fatta dai ragazzi), trovo che questo gesto, sia fondativo rispetto alla classe come comunità. Sia condivisione e costruzione del sapere. In questo modo i ragazzi possono riflettere e confrontarsi, con me e tra loro.
La terza potenzialità, quella essenziale, senza la quale non si può insegnare è la relazione: la relazione è centrale per il processo di apprendimento e per la valutazione. L’identità di una persona si costruisce nel rapporto con gli altri, specialmente durante l’adolescenza, quindi può accadere che gli studenti scambino la valutazione per un giudizio morale, per questo occorre costruire bene la relazione perché sia un percorso di crescita e non un tribunale. In uno degli articoli che ho scritto tempo fa spiegavo che se non li ascolti non ti ascoltano, le critiche che mi sono arrivate (potete leggerle voi stessi) sono molte e vertono soprattutto sull’impossibilità dello scambio a causa delle classi numerose o per la maleducazione dei ragazzi di oggi. È difficile, lo so. Impossibile? No. Sicuramente per insegnare occorre un amore incondizionato per il genere umano, per i giovani in particolare, e molto entusiasmo.
La quarta potenzialità della scuola italiana è insegnare uno spirito critico, che al giorno d’oggi, dovrebbe spingersi fino alla costruzione di un nuovo insegnamento, l’educazione ai media, non come apprendimento informatico ma piuttosto come formazione etica alla lettura dei media (nuovi e vecchi) per poter agire in modo efficace in questi. Diciamo che l’avvento del digitale ha segnato la nascita di una nuova epoca, una rivoluzione culturale che non possiamo trascurare, ha decretato la nascita di un nuovo rapporto con cose, persone, idee determinate da una nuova classificazione dei significati, per questo dovremmo cominciare a parlare di Umanesimo Digitale».
@TestiFra
Wauuuuuuuu! Questo sì che è avere le idee chiare e la stoffa da insegnante!!! BRAVAAAAA!
Mi trovo d’accordo con ognuna delle potenzialità esposte , forse mettendo al primissimo posto, quasi a prescindere, la voglia/piacere di “COLTIVARE DELLE RELAZIONI”, dove la parola coltivare va proprio intesa nel suo significato più originario: prendersi cura, seguire nella crescita, proteggere, rinforzare, e tanto altro. Un abbraccio