Condividiamo con la comunità di “Tutta un’altra scuola” questa bellissima lettera di Maria Galati, insegnante di scuola pubblica.
«Ho 50 anni e insegno dal 1992. Sono un’insegnante di scuola primaria statale. Sono un’insegnante di scuola primaria statale….in crisi. Nel corso della mia vita professionale mi è capitato di avere diverse esperienze, lavorando in una grande città come Roma prima e, in seguito, quando mi sono trasferita nella provincia italiana. Nel mio cuore e davanti ai miei occhi son passati diversi volti di bambini con le loro molteplici storie, tutte diverse, fragili e forti allo stesso tempo. Perchè è nella natura di un bambino che convergono queste due straordinarie caratteristiche: la fragilità e l’essere forti! Noi adulti non siamo più disponibili a mostrare la prima, ovvero la fragilità. Viviamo in un mondo che ci vuole duri e infallibili e spesso dimentichiamo a quale stanchezza e frustrazione ci porta la corsa affannosa per nascondere le nostre paure, le nostre incertezze e i nostri fallimenti.
Durante la premiazione ad un concorso scolastico, percependo negli sguardi dei presenti tanta voglia e gioia di partecipare, è scattata in me la molla che mi ha spinto ad “uscire un pò fuori dai binari”: quante cose si potrebbero fare per far sentire meglio i bambini a scuola! E tutti i bambini, nessuno escluso! E quanto si potrebbe, o meglio, dovrebbe fare per riappropriarci delle nostre sensazioni primarie e riascoltarci nelle nostre emozioni! Così, chiacchierando con una dolcissima mamma di un mio alunno e scoprendo di avere tante idee in comune, giorno dopo giorno siamo state colte da un impeto indescrivibile, entusiasmante, incontenibile e che si è tramutato dapprima nel coinvolgimento di una terza mamma dall’energia inesauribile, e subito dopo in notti insonni, scambi di messaggi su chat, corse a raccogliere oggetti e materiali vari, ore e ore trascorse nell’installazione delle diverse parti che componevano il percorso, che è stato il risultato finale di tante idee messe insieme da tre persone.
Nel giro di un mese, l’ala non utilizzata della nostra scuola è stata trasformata in un laboratorio sensoriale con percorsi da fare bendati e a piedi scalzi, per “sentirne” le varie superfici, con ostacoli da superare e ragnatele di nastro da oltrepassare. E ancora materiali da toccare, infilando le mani nelle fessure poste su delle scatole o oggetti appesi alle pareti e da sfiorare, per capirne l’essenza e la natura, tutto in un’aula buia, dove, durante l’attività, improvvisamente si incrociava una luna piena semplicemente guardando dal buco ricavato in una enorme scatola! E poi odori e spezie da riconoscere, oggetti e strumenti musicali da costruire con materiali di riciclo e di seguito sentirne i diversi suoni e timbri. O caleidoscopi da puntare verso la finestra per ammirarne le meravigliosissime pluridimensioni colorate ed argentee! E anche dipingere su cartelloni bianchi ma con un uso inconsueto del pennello, tenendolo in bocca o tra le dita dei piedi! Il percorso, almeno per i più piccoli, terminava con un bagno immaginario tra bastoncini di mais colorato, palloncini e tulle variopinti sistemati in una piscina di plastica che poteva contenere anche 5 o 6 bambini.
Ad ascoltare le entusiaste espressioni dei bambini credo che l’esperienza sia rimasta loro nel cuore. Ho sentito dalle loro testimonianze che alcuni hanno provato paura a fare il tragitto bendati e questo si poteva percepire dalla stretta presa delle loro mani nelle nostre, quando noi adulti li aiutavamo a camminare; altri bambini hanno dichiarato la loro voglia ad affidarsi all’altro per farsi guidare o la gioia di muoversi al buio e considerare il tatto come unico modo per conoscere e orientarsi.
Questo laboratorio è stato svolto nell’ultima settimana di scuola, quando oramai tutti gli studenti erano davvero stanchi del lavoro fatto in un intero anno scolastico.
L’ostacolo più grande non è stato lavorare con i bambini, ma organizzare i gruppi e gli interventi in base alle esigenze degli altri insegnanti per i quali, seppur collaborando, l’esperienza è stata sicuramente singolare ed insolita. Molte insegnanti erano straordinariamente sorprese dall’enfasi e dallo slancio con i quali i ragazzi rientravano in classe dopo l’esperienza. Ma quanto di più utile c’è, nelle nostre scuole e nelle nostre aule, del fare esperienza col proprio corpo, con i propri sensi, per conoscersi meglio ed affrontare le situazioni che ci si presentano, anche quelle inaspettate o persino quelle estreme? Cosa può esserci di più utile dello scoprire le proprie abilità che inevitabilmente riemergono tutte le volte che c’è da affrontare una situazione nuova ed imprevista? E affrontarla poi direttamente e non attraverso lo schermo di un videogioco!
Per me, per Veronica e per Camilla è stata un’esperienza bellissima! Noi speriamo vivamente che questo possa essere un laboratorio permanente nella nostra scuola e che si possa ripetere anche in altre realtà scolastiche italiane».