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Outdoor Education a Formello

Pubblicato il 26 febbraio 2019 0

A Formello, alle porte di Roma, c’è la scuola bioetica Tribù del sole; ve ne avevamo già parlato, ma ora si punta anche all’outdoor education.

Si tratta di  una comunità educante variegata, basata su un approccio pedagogico sperimentale che ha come modello le scuole del Nord Europa e che è all’insegna dell’Experiential Learning, all’interno della quale dialogano l’educazione esperienziale, il metodo Montessori, la pedagogia steineriana e l’Outdoor Education. “La cosa che rende prezioso il tutto – spiega Giada Prata, fondatrice della Scuola BioEtica – sono gli speciali talenti che ogni educatore della Tribù possiede e che danno un valore aggiunto alla proposta educativa. Non semplici insegnanti, ma anche educatori ambientali, musicisti, artisti, artigiani, (nel nostro organico abbiamo anche un insegnate madre lingua inglese, una psicologa con la quale lavoriamo sull’intelligenza emotiva e una bravissima cuoca). Giornalmente cooperiamo  attraverso un dialogo costante che arricchisce tutti e, con una ricerca sul campo continua e costante, ci interroghiamo per rispondere al meglio ai bisogni dei bambini e del loro futuro”.

E’ proprio Giada Prata a spiegare la realtà educativa e il loro progetto di Outdoor Education Wild e City.

Come è nato il progetto Outdoor?

“E’ arrivato a un certo punto del nostro cammino! La nostra realtà già si caratterizzava per il fatto che i nostri bambini trascorrevano ogni giorno del tempo all’aria aperta, nel nostro bel giardino… ad arrampicarsi sugli alberi, a fare l’orto, a interagire con gli animali, ad ascoltare storie seduti intono al fuoco… ma a un certo punto abbiamo sentito che mancava ancora qualcosa. Abbiamo così deciso di dare inizio a delle vere proprie spedizioni d’avventura nel Bosco e in Città con cadenza settimanale. Non semplici gite ma vere e proprie immersioni nella Realtà, all’insegna dell’apprendimento esperienziale. E non potevamo fare scelta migliore! Siamo tutti più felici… i bambini che vivono esperienze uniche, noi accompagnatori che le viviamo al loro fianco e le famiglie che le rivivono nei racconti dei loro figli. Abbiamo la fortuna di trovarci in un posto meraviglioso immerso nel Parco di Veio: ettari ed ettari di una macchia fitta di boschi, fiumi e aree archeologiche e bellissimi borghi… tutto questo lambisce la nostra Tribú come in un abbraccio. Ed ecco che il Bosco e la Città sono diventati per noi un normale contesto d’apprendimento. Abbiamo iniziato a guardarli con uno sguardo nuovo e poi nulla è stato più lo stesso. Ci siamo resi conto che fuori dalla zona di confort gli apprendimenti sembrano risuonare nei bambini ancor di più”.

Wild e City… Natura e Città, parliamo dell’ambiente naturale…

“Il Bosco rappresenta per noi un luogo di riconnessione, di immersione sensoriale, di bellezza, di ascolto, qualcosa che ci fa davvero sentire parte di un tutto. E’ un posto che a livello educativo offre una vastissima gamma di possibilità: vedere i bambini nella libera interazione con il bosco è di per sé  qualcosa di magico ma è altrettanto bello vederli impegnati nel bosco in attività più strutturate, come le osservazioni, l’uso di strumenti da lavoro, la costruzione di un rifugio, le raccolte di materiali, le attività gioco di orienteering, o la semplice organizzazione di uno spazio comune. Il contesto naturale offre anche un’incredibile varietà di materiali da usare…dalla sabbia del fiume al fango argilloso con cui fare sculture, dalle foglie autunnali ai legnetti con i quali ogni volta i bimbi inventano e costruiscono cose ingegnose. Il bosco offre una stimolazione sensoriale incredibile e una possibilità di movimento totale; ci permette di vivere i cambiamenti delle stagioni in modo profondo nel suo divenire continuo fatto di mille diversi colori, odori e sensazioni. Uno stesso ambiente che muta e che offre in ogni stagione opportunità diverse. Il bosco, inoltre, educa in modo naturale a superare i propri limiti ma allo stesso tempo crea nei bambini un grande senso di prudenza e responsabilità, potenzia il senso del gruppo e della cooperazione e ogni volta ci delizia con la meraviglia del non programmato aiutandoli a misurarsi con la vita stando a contatto con la vita pulsante della natura”.

E l’ambiente urbano?

“Le uscite in città ci hanno fatto comprendere quanto anch’essa rappresenti una preziosa risorsa educativa: i negozi, la biblioteca, il centro storico, le piazze, il mercato, il bar, offrono davvero tante possibilità, sta a noi accompagnatori il compito cogliere e censire le tante opportunità che il mondo offre, lasciandoci guidare dai bambini per comprendere meglio quali siano quelle che possano rappresentare un espediente d’apprendimento. Sta agli accompagnatori anche comprendere quali siano quelle da viversi con il gruppo di bambini con spontaneità e quali invece poter utilizzare per proporre attività più strutturate. L’incontro con l’altro rappresenta senz’altro nelle uscite in città una grande risorsa: il passante, le persone anziane sedute sulle panchine, gli artigiani, i negozianti…  diventano di volta in volta i nostri maestri. Abbiamo notato che gli adulti hanno una naturale propensione a voler insegnare qualcosa ai bambini, in modo spontaneo e sembrano trarne anche un incredibile beneficio loro stessi… il mondo ci è parso incredibilmente più gentile da quando andiamo in giro con i bambini».

Al di là delle sfida educativa, cosa rappresenta per voi l’Outdoor Education?

“Outdoor Education non è solo didattica ma diviene anche valorizzazione del territorio attraverso pratiche di custodia e di promozione culturale. Noi, ad esempio, ci prendiamo cura del bosco che ci ospita portando spesso a casa sacchi pieni di rifiuti che incontriamo lungo il nostro cammino, una pratica spontanea quella di raccogliere i rifiuti che da un gioco è diventata una nostra abitudine, una buona pratica che ci fa tanto sentire custodi del pezzo di mondo che abbiamo sotto i piedi. E poi abbiamo visitato con i bambini diversi punti di interesse culturale come palazzi storici, torri, i borghi, il Santuario della Madonna del Sorbo immerso nel bosco e, pezzetto per pezzetto, stiamo percorrendo un bel tratto di via Francigena. Crediamo, infatti, che un territorio venga valorizzato anche abitandolo con più consapevolezza. Una mamma all’uscita mi raccontò che dopo la nostra uscita Outdoor City si è ritrovata nel week and a pranzo fuori in un ristorante e il suo bambino ha voluto fare da guida; ha portato l’intera famiglia a fare un gita culturale dove con lui eravamo stati, posto che, la famiglia, pur abitando da tanti anni sul territorio non aveva mai visitato. I bambini scoprono in ogni uscita tanta Bellezza e la Bellezza fa questo effetto… quando qualcuno la scopre non può che farsene a sua volta testimone».

Il vostro lavoro non si esaurisce nelle uscite…

“Esatto! Ci siamo talmente appassionati a tutto questo che come team siamo impegnati in un lavoro di ricerca che, ad ogni rientro, ci fa confrontare, scrivere resoconti, schede di valutazione di competenze in entrata e in uscita, censimento delle attività svolte e gli obiettivi che tali attività ci hanno fatto raggiungere e in che misura. Vediamo infatti cambiare incredibilmente i bambini ad ogni uscita. Il nostro è un grande lavoro che ci permette di monitorare e studiare in modo più approfondito tutta la bellezza che viviamo nelle uscite con i bambini, nella speranza che un giorno tutto questo, possa essere introdotto nelle proposte scolastiche e sia dunque possibile per tutti i bambini e ragazzi. Siamo convinti, infatti, che condurre i bambini nei diversi “ambienti” con degli accompagnatori e in modo consono all’età di riferimento sia un buon modo per far sì che imparino a leggere un ambiente e adottino il codice comportamentale più adeguato allo stesso. I bambini in questo modo hanno inoltre la possibilità di sperimentarsi, mettere in gioco risorse e acquisirne delle altre in un contesto non conosciuto. Vediamo anche sotto i nostri occhi del ruolo centrale dell’esperienza che, intrisa di tutto il trasporto emotivo, rappresenta a ogni uscita una occasione d’apprendimento preziosissima. Il lavoro outdoor, inoltre, non è mai fine a se stesso: fa parte di un percorso che è stato introdotto a scuola e su cui poi si fa sopra un lavoro di rilettura indoor attraverso diversi linguaggi. Certo, lasciamo anche spazio ovviamente ai fuori pista (che ci piacciono tanto!) e che spesso abbiamo la sensazione ci conducano esattamente nel posto giusto come quando a causa di un imprevisto abbiamo incontrato una volpe. Per garantire la sicurezza di ogni uscita e l’armonia della stessa c’è un lavoro da fare di preparazione da fare indoor a cui noi teniamo molto basato sull’empatia, sulla comunicazione, sull’ascolto e sulla relazione tra accompagnatori e bambini”.

C’è qualcosa che vi ha colpito particolarmente durante le vostre uscite?

“Bhé… la summa di tutti i sorrisi, di tutta la gentilezza, di tutta l’apertura e la disponibilità che incontriamo ogni volta che mettiamo piede “fuori” è che, se è vero che i bambini hanno bisogno di andare nel mondo, ci siamo resi conto che è soprattutto il mondo ad avere bisogno di loro”.

Per contatti QUI la pagina Facebook

di Isabella Wilczewski

 

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